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Mons. McCarrick rompe el silencio y se defiende a si mismo.

McCarrick rompe il silenzio: “Non sono così cattivo come mi dipingono”

La scrittrice statunitense Ruth Graham ha incontrato l’ex cardinale di Washington, spretato dal Papa per abusi, nel convento in Victoria dove risiede. Nega le molestie in confessionale: «Sono stato sacerdote per 60 anni, e non avrei mai fatto niente del genere». Sull’ex nunzio Viganò: «Parla come un rappresentante dell’estrema destra, non è un bugiardo ma non dice tutta la verità»

CITTÀ DEL VATICANO. «Non sono così cattivo come mi dipingono». E l’ex nunzio Viganò è «un rappresentante dell’estrema destra» che non è certo un «bugiardo» ma non dice tutta la verità. Alla fine ha rotto il silenzio Thedore McCarrick, l’ex cardinale arcivescovo di Washington spretato da Papa Francesco, che già gli aveva revocato la porpora, per una cattiva condotta sessuale a danno di giovani e minori.

Recluso da settembre nelle quattro mura del convento di St. Fidelis Friary a Victoria, in Kansas, conosciuta anche come la «Cattedrale della Pianura», meta di circa 16mila turisti all’anno, l’89enne McCarrick partecipa alla vita quotidiana del convento: pasti, messe, preghiere serali e confessione settimanale, lunghe soste in cappella o in biblioteca. Conduce insomma la vita di un monaco questo ex porporato, grande viaggiatore, in passato considerato tra i prelati più influenti di tutto il nord America, che godeva di simpatie tanto nella Casa Bianca quanto nelle alte sfere della Curia romana sotto gli ultimi tre pontificati.

In quello che per lui è stato l’annus horribilis, il 2018, con le accuse pubbliche di abusi su minori e giovani seminaristi, che hanno portato prima la sospensione da ogni ruolo pubblico, poi alla revoca della porpora conferitagli da Giovanni Paolo II e infine, nel febbraio 2019, alla dimissione dallo stato clericale senza possibilità di ricorso, Theodore McCarrick non aveva mai proferito parola. Mai una replica, una intervista, una lettera di scuse o in difesa di se stesso. Solo il silenzio in questo edificio distante mille miglia dai luoghi in cui sarebbero avvenuti i suoi crimini.

Lo scorso 14 agosto ha deciso invece di parlare – seppur per pochi istanti – con la nota scrittrice cristiana statunitense, collaboratrice della rivista online “Slate”, Ruth Graham, che lo ha incontrato nel convento di San Fedele. Lì la donna ha trascorso qualche giorno dialogando anche con altri soggetti come i cittadini del posto e i frati che vivono nel complesso, tra cui il parroco della basilica e l’ex provinciale dei cappuccini. L’articolo è stato pubblicato il 3 settembre e ha presto ottenuto ampia eco nei media statunitensi dove la vicenda McCarrick è tutt’altro che conclusa.La giornalista riporta della atmosfera pesante intorno alla presenza dell’allora pastore di Washington nel Victoria: «Una piccola città di devoti credenti che ospita un simbolo internazionale di mostruosità istituzionale e individuale», scrive. «Molti dei suoi abitanti, a quanto pare, non ne sono contenti». I cappuccini, ai quali è affidata la gestione della basilica, l’hanno invece accolto prendendola come una missione: da seguaci di san Francesco, noto per abbracciare anche i lebbrosi o i reietti, la loro priorità è «aiutare le persone a modificare la loro vita, a cambiare vita, a pentirsi. I cristiani, anche quando è difficile, sono chiamati a mostrare misericordia», spiega l’ex provinciale padre Christopher Popravak. Inoltre, per McCarrick «è diventato impossibile trasferirsi perché nessuno lo vorrà».

Troppo grande lo scandalo intorno all’ex arcivescovo che resterà quindi a San Fedele, dove ha come condizione quella di non lasciare il convento nemmeno per entrare nell’adiacente basilica. Eppure lui stesso, parlando rapidamente della sua vicenda con la Graham prima di un pranzo, sembra quasi dichiararsi innocente. «Non sono così cattivo come mi dipingono. Non credo di aver fatto le cose di cui mi hanno accusato», afferma.

In particolare McCarrick commenta le accuse di James Grein, un uomo della Virginia che sostiene di essere stato molestato in confessionale dall’ex cardinale. In agosto Grein ha fatto causa all’arcidiocesi di New York sulla base di una nuova legge che estende i termini temporali in base ai quali i minori vittime di molestie sessuali possono ricorrere alla magistratura. «La storia della confessione, è una cosa orribile. Sono stato sacerdote per 60 anni, e non avrei mai fatto niente del genere… Era orribile, prendere il Santo Sacramento e farne una cosa peccaminosa», dice McCarrick.

E sottolinea anche che tutti quei seminaristi che raccontano di essere stati abusati nei weekend nella famigerata casa al mare in New Jersey in realtà «sono stati incoraggiati» a sviluppare queste storie e condirle di dettagli. Incoraggiati da chi? Dai «nemici», risponde McCarrick senza identificare meglio i soggetti, che hanno avviato una vera e propria «campagna» contro di lui. «Erano molti a trovarsi in quella situazione e non hanno mai avuto problemi di questo tipo», afferma.

Durante questa sorta di intervista l’ex cardinale fa cenno infine alle dichiarazioni dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò, nunzio apostolico emerito negli Stati Uniti, contenuti nel suo memoriale diffuso la scorsa estate. Nel documento il prelato affermava che la cattiva condotta sessuale dell’allora cardinale della capitale federale Usa era nota da tempo tra le mura vaticane e che fossero presenti interi dossier a riguardo, tanto da obbligare Benedetto XVI a imporgli delle sanzioni. McCarrick liquida le dichiarazioni di Viganò in poche parole: Viganò «parlava come rappresentante dell’estrema destra», dice, «non voglio dire che è un bugiardo, ma credo che alcuni vescovi abbiano detto che non stesse dicendo la verità».


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Australia: el Tribunal Supremo rechaza la apelación del Card. Pell

cardinale Pell GeorgeCardenal Pell George 

El Tribunal australiano rechaza la apelación del Cardenal Pell

La Corte Suprema de Victoria, en Australia, ha confirmado la condena emitida en febrero en el juicio en primera instancia por abusos sexuales contra menores. Los abogados del Purpurado disponen de 28 días para presentar la última apelación posible. La Oficina de Prensa del Vaticano señala, en un comunicado, que la Santa Sede confirma su cercanía a las víctimas de abusos sexuales y su compromiso de perseguir a los miembros del clero que son responsables de ello.

Poco después de las 9.30 a.m. en Melbourne, a la 1.30 a.m. de Italia, de este miércoles 21 de agosto, se anunció la decisión de los jueces después de la audiencia de apelación celebrada a principios de junio. La decisión llega después de que un primer juicio por “delitos históricos” de abuso sexual finalizara sin veredicto, lo que dio lugar a un nuevo juicio en el que el jurado aprobó por unanimidad un veredicto de culpabilidad. En cambio un segundo cargo fue rechazado por el tribunal por falta de pruebas admisibles.

El comunicado de la Oficina de Prensa de la Santa Sede

Reafirmando su respeto por las autoridades judiciales australianas, como se declaró el 26 de febrero con ocasión de la sentencia en primera instancia, la Santa Sede – informa el Director de la Oficina de Prensa del Vaticano, Matteo Bruni – toma nota de la decisión de rechazar la apelación del Cardenal George Pell. A la espera de conocer la evolución del proceso judicial, recuerda que el Cardenal siempre ha confirmado su inocencia. Y que tiene derecho a apelar ante el Tribunal Supremo. En esta ocasión, junto con la Iglesia de Australia, la Santa Sede confirma su cercanía a las víctimas de abusos sexuales y su compromiso, a través de las autoridades eclesiásticas competentes, de perseguir a los miembros del clero responsables de los mismos.

Los hechos durante el juicio

Pell había sido nombrado Obispo auxiliar en la Arquidiócesis de Melbourne en 1987, convirtiéndose en Arzobispo Metropolitano de la ciudad en 1996. En abril de 2013, el Papa Francisco lo había nombrado miembro del Consejo de Cardenales y, en febrero de 2014, Prefecto de la recién creada Secretaría para la Economía.

A finales de junio de 2017, después de dos años de investigaciones en Australia, había sido acusado formalmente de varios cargos por “crímenes históricos de violencia sexual” en dos casos separados.

En una declaración hecha entonces, el Cardenal Pell se había declarado “inocente de estas acusaciones”, calificándolas de “falsas” y añadiendo que “la idea de abusos sexuales es aberrante para mí”. Y había anunciado que regresaría a Australia para “limpiar su nombre”. El mismo día, la Santa Sede había emitido una declaración mediante la que anunciaba que el Papa Francisco había concedido al Purpurado un período de permiso para permitirle “defenderse” en Australia.

Según otra declaración emitida el 26 de febrero de 2019 por la Oficina de Prensa de la Santa Sede, el Papa Francisco ha confirmado las medidas cautelares ya adoptadas contra el Cardenal Pell por el Ordinario local a su regreso a Australia, que le prohíben “el ejercicio público de su ministerio” y “el contacto de cualquier manera y en cualquier forma con menores de edad”.

Las pruebas en su contra

El 1° de mayo de 2018, el Cardenal Pell presentó una solicitud de “no culpabilidad” ante la Corte de Magistrados de Melbourne, que le ordenó comparecer para el juicio. Los cargos dieron lugar a dos procedimientos llamados “Juicio de la catedral” y “Juicio de los nadadores”. En el primer caso, el Cardenal Pell fue acusado de actos obscenos y de agresión sexual contra dos chicos del coro en la sacristía de la catedral de Melbourne después de la Misa del mediodía, a finales de 1996 y de nuevo a principios de 1997. En el segundo caso, los cargos fueron de agresión sexual a dos chicos que lo habían acusado de haberlos palpado mientras estaban en la piscina a finales de los setenta.

Las deliberaciones del jurado sobre el “Juicio de la catedral”, que comenzó en agosto de 2018, no tuvieron éxito porque los jurados no lograron llegar a un veredicto unánime o mayoritario. Un nuevo juicio comenzó en noviembre con un nuevo jurado que en diciembre llegó a la conclusión de que, sobre la base de las pruebas presentadas en el tribunal, Pell es culpable.

Debido a una “Suppression order” (una orden que, según la ley australiana, impide a los medios de comunicación divulgar los hechos de un juicio en curso) para proteger el derecho del Purpurado en un juicio ecuánime en relación con el “Juicio de los nadadores” que aún no se había celebrado, el veredicto de condena sólo se anunció el 26 de febrero de 2019. Al mismo tiempo, se hizo de dominio público que el segundo juicio, previsto para abril, no se celebraría por falta de pruebas admisibles.

Los hechos después del juicio

En un Briefing del 12 de diciembre de 2018, el entonces Director de la Oficina de Prensa de la Santa Sede, Greg Burke, explicó que a finales de octubre el Papa Francisco había despedido al Cardenal Pell del Consejo de Cardenales debido a su “avanzada edad”.

Posteriormente, a finales de febrero, el Director “ad interim” de la Oficina de Prensa, Alessandro Gisotti, confirmó que el mandato de cinco años del Cardenal Pell como Prefecto de la Secretaría para la Economía, comenzado en febrero de 2014, había concluido y que, por tanto, su servicio en el Vaticano había terminado.

La audiencia para establecer la sentencia se celebró el 13 de marzo de 2019. Pell fue condenado a seis años de prisión, de los cuales debe cumplir al menos tres años y ocho meses. Inmediatamente después de la condena, el Purpurado apeló. Luego lo llevaron a la cárcel, donde comenzó a cumplir su condena. La audiencia de apelación se celebró los días 5 y 6 de junio.

El miércoles, el mundo sabrá si la Corte Suprema de Victoria confirmará o revocará el veredicto. El resultado es incierto. Dependiendo de los argumentos de la defensa y de la acusación que tengan en cuenta los jueces, existen tres posibilidades diferentes. La Corte puede anular completamente el veredicto del jurado, porque no está respaldado por las pruebas presentadas; puede declarar el juicio nulo y ordenar uno nuevo; o puede confirmar el veredicto del jurado. En cualquier caso, la decisión podría no ser la última, ya que tanto Pell como la fiscalía pueden apelar ante la Alta Corte australiana.


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Una extraña crítica del Card. Pell desde la carcel donde se encuentra en Australia.

Il cardinale Pell scrive dal carcere in Australia: “Preoccupato dai preparativi del Sinodo sull’Amazzonia”

Diffuso sui social network uno scritto dell’1 agosto dell’ex prefetto vaticano dell’Economia, incarcerato per abusi su minori. La polizia australiana indaga per verificare se la pubblicazione abbia violato le regole della detenzione

CITTÀ DEL VATICANO. Dietro le sbarre in isolamento, con un’accusa pendente di abusi su minori, il cardinale George Pell è tuttavia preoccupato da ben altro e cioè del futuro della Chiesa minacciata, a suo dire, dal prossimo Sinodo di ottobre sull’Amazzonia che potrebbe generare «confusione». Riflessioni che il porporato australiano, ex prefetto della Segreteria per l’Economia, in isolamento dal marzo scorso nella Melbourne Assessment Prison, ha messo nero su bianco in una lettera di due pagine scritta di suo pugno.

Datata 1 agosto, la missiva è stata pubblicata venerdì in tarda notte sulla pagina Twitter “Cardinal George Pell Supporters”, un profilo aperto nel periodo dell’incarcerazione del cardinale dai suoi sostenitori che conta attualmente circa 1700 follower. La foto dei due fogli – la cui autenticità è stata confermata da fonti vicine a Pell – ha iniziato subito a circolare su siti di stampo tradizionalista attirando l’attenzione del Dipartimento di Giustizia e Sicurezza Comunitaria che già il giorno successivo, tramite un portavoce, ha fatto sapere di voler avviare una indagine interna dal momento che ai prigionieri è negato qualsiasi accesso a Internet e pertanto si tratta di «reato carcerario commissionare ad altri individui di pubblicare qualcosa sui social media per conto di un prigioniero».

Per ora non si conoscono le modalità con cui sia stato trasmesso lo scritto dell’ex “ranger” della Curia nel quale, oltre a rivelare il suo sentirsi «disturbato» dai preparativi del Sinodo, parla delle sofferenze della detenzione ed esprime gratitudine a coloro che in questo tempo gli hanno inviato lettere di incoraggiamento e di «consolazione, umana e spirituale». Circa 1500 e 2000 i messaggi ricevuti, dice il cardinale, aggiungendo di voler rispondere a tutti.

«La consapevolezza che la mia piccola sofferenza può essere usata per buoni scopi attraverso l’unione alla sofferenza di Gesù mi dà uno scopo e una direzione», scrive Pell.Poi arriva al nocciolo della questione: «Abbiamo motivo di essere disturbati dall’Instrumentum Laboris del Sinodo amazzonico», afferma. Pubblicato a giugno il documento aveva suscitato polemiche per aver introdotto la discussione sull’ordinazione dei cosiddetti “viri probati”, per rispondere ad una carenza di sacerdoti e vocazioni, e sul ruolo delle donne nella Chiesa. Due punti fondamentali che sembrano già aver incastrato in griglie precostituite le riflessioni dei Padri ad ottobre, dopo l’allarme lanciato dalle correnti ecclesiali più conservatrici che parlano di preludio all’abolizione del celibato e all’introduzione del ministero femminile.

Dello stesso pensiero anche Pell che torna a rivestire il ruolo di custode dell’ortodossia già ricoperto durante il doppio Sinodo sulla famiglia che ha fortemente criticato in pubblico per le sue “aperture”. «Questo non è il primo documento di bassa qualità prodotto dalla segreteria sinodale», scrive il porporato a chiare lettere nella missiva in questione. E rimanda pure alla «eccellente critica» a riguardo stilata dal cardinale Gherard Müller, ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Pur ammettendo di non essere «un esperto della regione» amazzonica, visitata solo in occasione di alcuni viaggi, Pell avverte che «come in Amazzonia, molta acqua deve ancora correre prima del Sinodo». «Un punto è fondamentale, la Tradizione Apostolica, l’insegnamento di Gesù e degli Apostoli, tratto dal Nuovo Testamento e insegnato da Papi e Concili, dal Magistero, è l’unico criterio dottrinalmente per tutti gli insegnamenti sulla dottrina e sulla pratica», afferma ancora. «Amazzonia o non Amazzonia, in ogni terra, la Chiesa non può permettere che nessuna confusione, e tanto meno alcun insegnamento contrario, danneggi la Tradizione Apostolica».

Moniti che l’ex prefetto dell’Economia della Santa Sede – prestigioso incarico da cui il Papa lo ha destituito l’8 marzoscorso – avrebbe sicuramente far voluto risuonare con la sua voce baritonale in Aula nuova del Sinodo durante i lavori dell’assise. Sarà impedito a farlo dalla condanna della County Court di Victoria del dicembre 2018 che lo accusa di abusi sessuali su minori e gli ha imposto sei anni di carcere, dei quali dovrà scontarne almeno tre e otto mesi.

Un verdetto che è stato criticato da diverse parti perché basato esclusivamente sulla testimonianza di una delle due vittime (l’altro è morto anni fa per overdose) che parlano di violenze sessuali subite dal cardinale tra il 1995 e il ’96 nella sagrestia della cattedrale di St. Patrick a Melbourne subito dopo una messa domenicale, in un momento di grande via vai di fedeli.

I legali del cardinale sono infatti ricorsi immediatamente in appello: il processo si è svolto il 5-6 giugno 2019 e la stampa australiana ha riportato di ampie discussioni in aula con un’accusa vacillante e i giudici che hanno definito «altamente improbabili» i presunti crimini di Pell. I “supporters” – appunto – hanno sperato in un giudizio favorevole sul porporato. Da due mesi a questa parte, tuttavia, non è giunto alcun responso. Sembra che arrivi tra qualche settimana.


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Francia. Condenado el sacerdote Preynat por abusos de menores. El caso Barbarin

abusos menores sacerdote Preynat condenaEl sacerdote francés Bernard Preynat fue declarado culpable de abuso sexual de menores  

Bernard Preynat condenado por abuso sexual de menores

El sacerdote Bernard Preynat fue declarado culpable de abuso sexual de menores y destituído del estado clerical. A la espera de un juicio civil, cuya fecha aún no se ha fijado, un tribunal eclesiástico se ha reunido hoy para pronunciar su veredicto sobre este caso, que ha tenido un gran impacto en la diócesis de Lyon y en toda la Iglesia de Francia

Ciudad del Vaticano

El P. Bernard Preynat “ha sido declarado culpable de haber cometido actos delictivos de carácter sexual contra menores de 16 años”, tal es la redacción precisa utilizada por el tribunal eclesiástico colegiado encargado de su proceso penal, en una declaración emitida este jueves por la Conferencia Episcopal francesa. En las décadas de 1970 y 1980, este sacerdote estaba a cargo de una tropa de exploradores en Sainte-Foy-lès-Lyon, que no estaba afiliada a los principales movimientos de exploradores y, por lo tanto, no estaba sujeta a inspecciones. Varias décadas más tarde, la asociación “La Parole libérée” reveló el alcance de los abusos, en los que estaban implicados varias decenas de adolescentes de la época.

Destitución del estado clerical

El levantamiento de la prescripción por parte de la Congregación para la Doctrina de la Fe, realizado por solicitud del Cardenal Barbarin, ha permitido abrir un proceso judicial el 6 de agosto de 2018, a fin de incorporar las demandas de indemnización de las partes en el proceso.

“Teniendo en cuenta los hechos y su repetición, el gran número de víctimas, el hecho de que el P. Bernard Preynat abusó de la autoridad que le confería su cargo en el grupo scout que había fundado y que había dirigido desde su creación, asumiendo la doble responsabilidad de líder y capellán, el tribunal decidió aplicarle la pena máxima prevista por el derecho eclesiástico en tal caso, a saber, la destitución del estado clerical”. Todavía puede apelar al Tribunal de la Congregación para la Doctrina de la Fe en el plazo de un mes. Transcurrido este plazo, la sentencia será ejecutiva. El tribunal eclesiástico considerará ahora el estudio de los reclamos de indemnización económica de las víctimas.

La retirada del Cardenal Barbarin

Y es por haber mantenido al P. Preynat en la parroquia, a pesar de varios informes, que el arzobispo de Lyon, el cardenal Philippe Barbarin, fue condenado en primera instancia a seis meses de prisión con pena suspendida el pasado mes de marzo. A la espera de su juicio de apelación, que comenzará el 28 de noviembre, el gobierno de la diócesis ha sido confiado al obispo Michel Dubost como administrador apostólico. El cardenal Barbarin sigue siendo, sin embargo, arzobispo de Lyon.


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Asistencia ONU a las víctimas de abuso sexual.

Reparar injusticias: la ONU ayuda a miles de víctimas de abuso sexual a reconstruir sus vidas

MONUSCO/Michael Ali
El Fondo Fiduciario de Apoyo a las Víctimas de Explotación y Abusos Sexuales proporciona formación a las mujeres de la República Democrática del Congo para que puedan ganarse la vida.

21 Junio 2019

Cerca de 3340 mujeres, niños y hombres han recibido apoyo para restaurar sus vidas después sufrir explotación o abuso sexual por parte del personal de las Naciones Unidas gracias a un fondo fiduciario establecido en 2016. Este viernes se celebró en la sede de la ONU en Nueva York una reunión para informar sobre el avance e impacto logrados en estos dos años y para solicitar a los Estados miembros nuevas aportaciones.

“En los viajes a lo largo de los años, he tenido muchos encuentros con mujeres y niñas, hombres y niños asustados por la violencia sexual y por la consecuente estigmatización en sus comunidades”, dijo la jefa de administración de la ONU, Jan Beagle, en su discurso de inauguración del evento. “También me ha inspirado la valentía y resiliencia que tienen los afectados para reconstruir sus vidas”, añadió.

“Las Naciones Unidas tienen la responsabilidad de fijar un estándar global para impedir, responder y erradicar este lastre, y para lidiar con el impacto que genera”, subrayó.

Según los datos más recientes, divulgados el 30 de mayo pasado, en el primer trimestre de 2019 la ONU registró un total de 37 acusaciones de explotación y abuso sexual contra personal de la ONU civil y uniformado de las operaciones de paz, las agencias, los fondos y los programas del sistema. Las imputaciones se están investigando.

Las Naciones Unidas tienen la responsabilidad de fijar un estándar global para impedir, responder y erradicar este lastre.

La ONU define el abuso sexual como “la intrusión física de naturaleza sexual o su amenaza ya sea por la fuerza o por condiciones de inequidad o coercitiva”. La explotación sexual es “cualquier abuso o amenaza de una posición de vulnerabilidad, de poder, o de confianza con fines sexuales para obtener beneficios monetarios, sociales o políticos de la explotación sexual de otra persona”.

Un fondo para reconstruir la dignidad

El Fondo Fiduciario de Apoyo a las Víctimas de Explotación y Abusos Sexuales es una de las muchas iniciativas que la Organización ha adoptado en los últimos años para afrontar dentro del sistema de la ONU esos atropellos contra las personas vulnerables. El propósito del Fondo es financiar la asistencia a las víctimas y a los niños nacidos de la explotación y el abuso sexuales por parte del personal de las Naciones Unidas.

Los 52 millones de dólares reunidos por el Fondo a partir de 2016 han permitido la implementación de varios proyectos de empoderamiento y generación de ingresos.

Hasta ahora, la mayor parte de los recursos proceden de las contribuciones de 19 Estados miembros, pero no sólo de ellos: unos 400.000 dólares se obtuvieron de la retención del pago de los empleados acusados.

Actualmente hay seis proyectos activos:

  • Dos en la República Democrática del Congo que apoyan los medios de vida y ayudan a fortalecer las redes de las comunidades donde se generaron las quejas
  • Dos en la República Centroafricana darán a las víctimas apoyo legal y asistencia durante los próximos dos años
  • Uno en Liberia

“Se han sometido más propuestas que se están evaluando y se están desarrollando otras para brindar asistencia y apoyo adicional en la República Democrática del Congo, Haití, Sudán del Sur y la República Centroafricana”, explicó la secretaria general adjunta Beagle.

Los proyectos implementados han beneficiado hasta ahora a unas 3340 personas.

Beagle mencionó tres lecciones clave aprendidas en los primeros dos años de operación del Fondo:

  • la importancia de un enfoque centrado en las víctimas
  • la importancia de las contribuciones financieras flexibles, desinteresadas y sin límite de tiempo por parte de los Estados miembros
  • la importancia de integrar proyectos a los programas existentes en lugar de iniciativas aisladas.

Abordar las brechas

MONUSCO
La Misión de la ONU en la República Democrática del Congo ayuda a las víctimas de la explotación sexual en los conflictos armados.

“La explotación y los abusos sexuales por parte del personal de las Naciones Unidas son un problema en todo el sistema”, explicó Jane Connors, Defensora de los Derechos de las Víctimas. “Hasta la fecha, el Fondo ha apoyado proyectos en contextos de mantenimiento de la paz o de misiones, pero es un recurso al que todo el sistema debería tener acceso en el futuro, y que también habría de beneficiar a las víctimas en contextos no relacionados con las misiones”, subrayó.

Su Oficina está llevando a cabo actualmente un estudio piloto de los servicios para las víctimas que incluye apoyo jurídico, médico, de seguridad, de vivienda y de medios de subsistencia en ocho países, aunque este trabajo está en fase de ampliación para abarcar a otros países.

“Estamos identificando las carencias, duplicidades, lecciones aprendidas y mejores prácticas con el objetivo de disponer de una información base que nos permita dirigir los recursos para mejorar estos servicios“, dijo Connors, quien llamó a los Estados miembros a “fomentar y hacer crecer” el Fondo.

Combatir la explotación y el abuso desde todos los ángulos

La estrategia lanzada en 2017 por el Secretario General se centra en primera instancia en abordar esta cuestión dentro del sistema de las Naciones Unidas, incluido el personal de mantenimiento de la paz, así como los responsables las poner en práctica programas de Naciones Unidas (organizaciones encargadas de la ejecución y no militares autorizadas por el Consejo de Seguridad).

Esta cobertura abarca a más de 90.000 personas en más de 30 entidades, así como a más de 100.000 personas uniformadas.

El subdirector de Asuntos Políticos de la ONU, Miroslav Jenča, quien también asistió a la reunión, explicó que Naciones Unidas combate este flagelo desde tres ángulos:

  • la prevención, por ejemplo, con cursos obligatorios de formación previa al despliegue de todo el personal uniformado
  • el cumplimiento de la ley, a través de mecanismos de denuncia, investigaciones y medidas disciplinarias que sirvan para garantizar la plena rendición de cuentas
  • las medidas de reparación, incluido el apoyo a las víctimas

En relación con este último apartado, el Fondo Fiduciario representa una “pieza clave para liderar ese esfuerzo y permanecer al lado de las víctimas y los niños nacidos como resultado de estos abusos”, subrayó Jenča, al agradecer a todos los Estados miembros su apoyo al Fondo dotándole de voz y empoderando a las víctimas y sus comunidades.

Los representantes de una docena de países reiteraron su apoyo al mecanismo de movilización de recursos y a los proyectos que ha hecho posibles. Varios de ellos se comprometieron a añadir financiación complementaria en el futuro.

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Abusos de menores e iglesias evangélicas

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HURST, Texas — Christi Bragg escuchó sin poderlo creer. Un domingo de febrero, Matt Chandler, el conocido pastor evangélico de su iglesia, predicaba sobre la maldad de los líderes que abusaban sexualmente de aquellos a los que se suponía que debían proteger. Sin embargo, Chandler le aseguró a los feligreses de The Village Church que las víctimas de ataques sexuales serían escuchadas y sanarían: “Nosotros sí las vemos”.

Bragg casi vomitó. Se levantó y salió del recinto.

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Exactamente un año antes, el 17 de febrero de 2018, Bragg y su esposo, Matt, denunciaron a The Village Church porque su hija, que en ese entonces tenía 11 años, había sido abusada sexualmente en el campamento de verano de la iglesia.

Desde entonces, Matthew Tonne, quien era el ministro asociado para la infancia de la iglesia, fue investigado por la policía, acusado formalmente y arrestado por el abuso sexual de la hija de Bragg.

Bragg esperaba que los líderes religiosos explicaran lo ocurrido e informaran a otras familias de la congregación. Esperaba que la iglesia asumiera su responsabilidad y se disculpara. Esperaba poder hablar, aunque fuera una vez con Chandler, un líder al que admiraba desde hace mucho tiempo.

Nada de eso sucedió.

“Ni siquiera puede cuidar de la familia que conoce”, pensó mientras salía del enorme auditorio. “No les diga a más víctimas que acudan a usted, porque lo único que causará es más sufrimiento”.

Desde hace mucho tiempo, las iglesias evangélicas se han distanciado de la crisis de abuso sexual que ha consumido a la iglesia católica. Muchos bautistas del sur han desestimado el abuso sexual por ser un problema ocasionado por el “Hollywood corrupto” o “la teología liberal”. Sin embargo, llegó la hora de la verdad.

Alrededor de cuatrocientos líderes bautistas del sur, desde pastores juveniles hasta altos ministros, se han declarado culpables o han sido sentenciados por delitos sexuales contra más de setecientas víctimas desde 1998, según una investigación reciente de The Houston Chronicle y The San Antonio Express-News. Pastores superestrellas como Bill Hybels y Andy Savage han sido obligados a renunciar por acusaciones de conductas inapropiadas.

Tras años de resistirse a la reforma, la Convención Bautista del Sur, la denominación protestante más grande de Estados Unidos, prometió que atendería el problema esta semana en su reunión anual de miles de pastores. El nuevo presidente de la organización, J. D. Greear, ha hecho un llamado para hacer un acto de contrición por “una cultura que ha hecho del abuso, el encubrimiento y la evasión de la responsabilidad algo demasiado sencillo”.

En The Village, una de las iglesias bautistas más destacadas del sur del país y un pilar de la cultura evangélica de Texas, Bragg mencionó que los líderes le ofrecieron sus oraciones. En ocasiones se sintió agradecida y trató de respetar sus decisiones.

No obstante, a medida que transcurrieron los meses, se dio cuenta de que el instinto de los líderes de proteger a la institución pesaba más que la preocupación por su hija o su interés en investigar la verdad.

Durante años, confió en que los principales líderes de su iglesia actuaban pensando en lo que era mejor para la congregación y que, si ella no estaba de acuerdo, era su problema. Tenía un motivo espiritual: dudar de ellos era dudar de Dios.

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The Village Church en Flower Mound, Texas, es una de las cinco sedes de la iglesia en el área de Dallas. La familia Bragg perteneció a The Village Church durante casi once años. CreditAnnie Flanagan para The New York Times

No obstante, el calvario de su hija le mostró el otro lado de su iglesia. The Village, como muchas otras iglesias evangélicas, usa un acuerdo de membresía por escrito que contiene cláusulas jurídicas que protegen a la institución. El acuerdo de The Village evita que sus miembros demanden a la iglesia y, en vez de ello, piden mediación y luego arbitraje vinculante, procesos jurídicos que suelen darse en secreto.

The Village también recurre a una firma de prevención del abuso llamada MinistrySafe, que muchas iglesias evangélicas citan como una salvaguarda de responsabilidad. Bragg dio por hecho que MinistrySafe defendería a su hija, pero luego descubrió que los líderes del grupo eran los asesores jurídicos de la iglesia.

The Village retiró a Tonne de su personal, semanas después de que la familia Bragg mencionó su nombre. A la fecha, la iglesia niega que haya sido despedido por la acusación de abuso sexual.

El abogado de Tonne afirmó que fue acusado falsamente.

The Village se negó a contestar una lista de preguntas detalladas sobre este tema, y Chandler rechazó varias solicitudes para entrevistarlo.

“Desde nuestros inicios ha sido una de nuestras prioridades no solo procurar el cuidado espiritual de nuestros miembros e invitados, sino además la seguridad de aquellos que asisten a nuestros servicios, campamentos, eventos comunitarios y otras actividades”, mencionó The Village en una declaración. “Empleamos una serie de mejores prácticas desarrolladas como resultado de nuestro trabajo con expertos externos, que incluyen la verificación de antecedentes, capacitaciones de seguridad y varios protocolos de seguridad para hacer todo lo posible con el fin de garantizar el cuidado y la protección de todos los participantes”.

The Village afirmó que la iglesia se reunió “a la brevedad” con los Bragg, les ofreció asesoría profesional externa y que todas sus comunicaciones públicas contaron con la aprobación de ellos “en un esfuerzo para ejercer la honestidad, la transparencia y para evitar que alguien se sintiera avergonzado o preocupado”.

La iglesia también dijo que había presentado una denuncia ante la policía y que sigue apoyando el trabajo de las autoridades civiles asignadas al caso.

No obstante, los Bragg, junto con varios de sus amigos, no comparten esa opinión. Ya no forman parte de The Village, puesto que creen que criar a sus hijos en un entorno en el que la familia no recibe apoyo es, en palabras de Christi Bragg, “un abuso espiritual”.

“Nadie veló por lo que era mejor para nuestra hija”, dijo hablando de manera pública por primera vez. “Ella importa. Jesús dice que importa. Nosotros decimos que ella importa”, agregó.

Y continuó: “Ahora vemos su postura muy claramente. La iglesia no está haciendo esto bien, y no solo en mi caso”.

‘Tu mundo entero se viene abajo’

Desde que se unieron a la iglesia hace casi once años, The Village fue un hogar para la familia Bragg. El lugar estaba tan abarrotado, que les tomó dos domingos para que toda la familia —Christi Bragg, su esposo y sus hijos— pudiera entrar. La comunidad que encontraron fue magnética.

En una ocasión, cuando su podadora se descompuso, amigos de su grupo de estudio de la Biblia les compraron una nueva. Los líderes pagaron los análisis médicos de Bragg cuando sintió un dolor en el cuello y subsidiaron el pago a los campamentos de la iglesia para que sus hijos asistieran.

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Matt Chandler, el pastor principal en The Village Church, tiene seguidores en todo Estados Unidos. Se presentó durante una conferencia en Irvine, California, en 2013. CreditRyan Longnecker

Era el tipo de comunidad que Bragg, quien no fue criada con apego a la iglesia, quería para sus hijos. Firmaron el acuerdo de membresía de la iglesia, un contrato que declaraba que se someterían a la Biblia y a la autoridad y disciplina espiritual de los líderes. Los miembros prometen “practicar la castidad absoluta” salvo que se encuentren en un matrimonio heterosexual, “abstenerse del consumo de drogas ilegales, de embriagarse, de diseminar rumores” y “luchar de manera diligente por la unidad y la paz dentro de la iglesia”. Los líderes prometen “ejercer amorosamente la disciplina cuando sea necesario”.

Bragg podía sentir que su fe crecía. Aceptó los principios evangélicos, como confiar en Dios, no en los sentimientos personales. Aprendió la importancia de ser lenta para enojarse y rápida para perdonar.

Admiraba a Chandler, un guapo pastor que era una estrella en ascenso de 1,95 metros de estatura, cuyos sermones siempre hacían reír a la gente.

Chandler se ha convertido en un nombre reconocido del evangelismo estadounidense con una infinidad de seguidores en todo el país. Muchos jóvenes consideran que su fe es auténtica, incluso atractiva.

Con más de diez mil asistentes semanales, The Village ahora tiene cinco iglesias en la región de Dallas. Chandler está recaudando dinero para construir una nueva sede que probablemente cueste más de 70 millones de dólares. Hace poco declaró que The Village ha “entrado en una especie de era dorada”.

Esta comunidad, dijo Bragg, fue “nuestra vida entera”.

Pero en un día frío de febrero del año pasado, Christi Bragg estaba empacando la camioneta para que la familia pasara un fin de semana en un lago con amigos. Su hija le preguntó si podía hablar con ella en el porche trasero, a solas.

En el campamento de verano para niños al que había ido unos seis años antes, relató su hija, estaba durmiendo en el dormitorio de las niñas cuando se despertó al sentir que alguien le había bajado la ropa interior. Un hombre, a quien no mencionó, estaba sentado en la cama, tocándola. Se encendió una luz en el baño y el hombre se fue.

“Tu mundo entero se viene abajo”, recordó Bragg.

Sin respuestas claras

Bragg, quien también fue víctima de abuso sexual, se dio cuenta de que su peor pesadilla se había vuelto realidad. De repente, todos los problemas en la vida de su hija cobraron sentido. Las pesadillas recurrentes. La noche que decidió no suicidarse para que sus hermanas no la encontraran muerta. Las horas de terapia y tratamientos médicos.

Cuando la familia llegó al lago, Bragg presentó una denuncia policial. También alertó a la iglesia. No sabía cómo era el proceso de denuncia, así que una amiga la puso en contacto con uno de los pastores de alto nivel.

Tuvo noticias de inmediato. El pastor, Josh Patterson, dijo que la iglesia también presentaría una denuncia ante la policía y que oraría por su familia. El pastor le dio el nombre de alguien que se pondría en contacto con ella.

Cuando la policía comenzó a investigar, Bragg buscó información.

Llamó a la mujer que había estado a cargo del campamento de The Village para tratar de confirmar qué líderes habían asistido ese año. Trató de conseguir que el centro de retiro bautista donde se realizó el campamento le diera una fotografía, una lista de las asignaciones de las cabañas, cualquier cosa. Incluso comenzó a llamar a otras iglesias que también habían realizado campamentos en ese centro. No obtuvo respuesta a ninguna de las llamadas que hizo.

Pasaron semanas, y su hija, por primera vez, comenzó a mencionar el nombre de un hombre que había frecuentado su cabaña: el ministro asociado para la infancia en la iglesia, Tonne.

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“Nadie velaba por los intereses de nuestra hija”, dijo Bragg. CreditAnnie Flanagan para The New York Times

Incapaz de esperar más para recibir noticias de los líderes de la iglesia, Bragg solicitó reunirse con ellos. La iglesia respondió que podrían reunirse dentro de algunas semanas, tres meses después de que la familia denunció el incidente.

En la reunión, ninguno de los tres principales pastores de la iglesia estuvo presente. Bragg y su esposo llevaron una lista de quince preguntas sobre las políticas de la iglesia y el campamento. No recibieron respuestas claras.

Bragg mencionó la posibilidad de que el abusador pudiera ser alguien de The Village. Eso era imposible, recordó que le dijo Doug Stanley, un director de alto nivel, porque los líderes seguían el código moral de la iglesia que estaba consagrado en el acuerdo de membresía.

Ella volteó a mirar a su esposo cuando salieron. “Gracias a Dios” por el detective de policía asignado al caso, dijo. “Si dependiéramos de nuestra iglesia para que nos diera información, nos estaríamos yendo con las manos vacías”.

‘Conflicto de intereses’

Los líderes de The Village le aseguraron a Bragg que se estaban asesorando con expertos sobre su caso, incluida Kimberlee Norris, fundadora de MinistrySafe, una empresa cuyos servicios son populares entre las iglesias evangélicas.

La firma, que anuncia que su visión “se centra en las víctimas”, ofrece capacitación sobre seguridad infantil y prevención del abuso sexual a las iglesias deseosas de demostrar que están al día sobre cómo proteger a sus congregaciones. Muchos miembros de la iglesia confían en que, si su congregación trabaja con MinistrySafe, debe ser en beneficio de las víctimas.

En su sitio web, The Village cita actualmente su trabajo con MinistrySafe como prueba de que es “un lugar seguro para los niños y las víctimas”.

Bragg pensó que MinistrySafe defendería a su familia. “Dicen que protegen a los niños de los depredadores. Nuestra hija ha sido víctima de un depredador”, afirmó.

No obstante, cuando Bragg preguntó a The Village si podía hablar con un representante de MinistrySafe, la iglesia dijo que no. Uno de los pastores de alto nivel, Brian Miller, dijo que, dado que la iglesia era clienta de Norris, habría un “conflicto de intereses” si ella hablaba con la empresa, relató Bragg.

Lo que Bragg no sabía era que Norris y su esposo son abogados y socios en un bufete jurídico dedicado a gestionar crisis y minimizar riesgos para sus clientes. El sitio web de MinistrySafe ofrece asesoría jurídica y esos servicios se proporcionan a través del despacho de abogados de Norris, Love & Norris.

En una entrevista, Norris se negó a comentar sobre cuestiones específicas de su trabajo con The Village y mencionó que desconocía que la familia Bragg quería ponerse en contacto con MinistrySafe. Comentó que, en general, aconseja a las iglesias retirar a cualquier miembro del personal acusado para que no tenga acceso a los niños durante el tiempo en el que se realiza la investigación penal y emprender pesquisas para ver si otros menores también fueron afectados. Norris explicó que su trabajo consistía en trabajar con la iglesia, no con víctimas particulares, pero que no representaría a un acusado en un caso de abuso sexual infantil. “Mi trabajo es preparar ministerios”, dijo. “Soy abogada, pero no los represento”.

Algunos defensores de sobrevivientes han manifestado su preocupación por la manera en la que las iglesias usan los servicios de MinistrySafe después de que se ha denunciado un abuso.

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Bragg cree que los líderes religiosos se preocupaban más por proteger a la iglesia, que por el bienestar de su hija. CreditAnnie Flanagan para The New York Times

MinistrySafe puede encargarse de los riesgos jurídicos para las iglesias, pero no ayuda a promover una mayor transparencia como parte de su respuesta al abuso, dijo David Pittman, un sobreviviente.

“Los cristianos quieren creer que todo lo que la iglesia hace por ellos es por su seguridad y salvación”, afirmó. “Sencillamente, eso no es cierto, no ahora”.

Noticias sorprendentes

A comienzos de junio, los Bragg le habían informado a The Village que el nombre del hombre que creían que había tocado a su hija era Tonne, pero miles de miembros de la iglesia seguían sin saber que se había denunciado un abuso.

Bragg supo que Tonne acababa de ausentarse debido a un permiso por motivos “personales” que no se dieron a conocer. The Village había enviado correos electrónicos a las familias y les había pedido que le enviaran cartas de aliento.

Ella preguntó a los líderes de la iglesia si su ausencia se relacionaba con su familia. Uno de los pastores de mayor rango le contestó que no.

Luego, de manera repentina, Tonne fue retirado de manera permanente del personal. “Esta decisión es resultado de un problema de consumo de alcohol y es triste para todos nosotros”, dijo Chandler en un correo electrónico que envió a los miembros de la congregación el 15 de junio. “Matt quiso que ustedes supieran la razón específica de su destitución en vez de recibir un noticia vaga y general”.

Bragg no entendía nada: ni el motivo que se dio ni por qué se tomaban en cuenta las preferencias de Tonne, pero no las suyas, ni por qué a él le enviaron cartas, pero no a su familia. Sus amigos se preocuparon más.

“Las cosas siempre me parecieron un tanto extrañas”, dijo una amiga de los Bragg, Ericka Eskam, quien asiste a otra iglesia. “¿Y si no era la única? ¿Por qué no quisieron averiguar de inmediato si no había más niños afectados?”.

La iglesia le pagó a Bragg para que asistiera a ocho sesiones de terapia y le entregó 1000 dólares a su familia en Navidad, no para la atención de su hija, sino para bendecirlos, dijo Bragg.

Tabatha Pino, quien educa a sus hijos en casa junto con Bragg, dejó The Village a principios de este año en parte debido a la falta de respuesta de los pastores. Las nuevas madres tienen más atención que los Bragg, dijo.

“Uno pensaría que estarían con la víctima”, dijo. “Eso lo dice todo”.

Cuando terminó el verano, Bragg recibió noticias alentadoras. El detective de policía había llevado el caso ante la fiscalía de distrito del condado de Dallas, y The Village por fin estaba dispuesta a emitir una declaración pública. Aliviada, preparó una declaración de la familia para acompañar el anuncio de la iglesia, que se publicó en línea.

Entonces, un domingo de septiembre, Chandler dijo a la congregación que había surgido una acusación de abuso sexual. No mencionó al sospechoso. “Es una muestra de la valentía del menor y la fortaleza de la familia el haber compartido esto, y queremos apoyarlos de todas las maneras en las que sea posible”, declaró.

Lo que dijo a continuación, enfureció a Bragg. “Queremos anunciar con toda claridad que no hay personas de interés en esta investigación que tengan acceso a los menores de The Village Church”, dijo. “No dejaríamos que alguien que esté siendo investigado por un delito semejante esté cerca de ninguno de los niños de The Village Church”.

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Matthew Tonne, que era el ministro asociado para los niños de la iglesia, fue arrestado por cargos de conducta sexual inapropiada con la hija de Bragg.CreditCárcel del condado de Dallas

Se trataba de un tecnicismo. Tonne ya había sido destituido.

The Village dijo en la declaración que el detective policial había pedido a la iglesia “no mencionar el nombre del acusado a sus miembros en aquel momento”.

“Cumplimos su petición”, afirmaba la organización en la declaración. “Posteriormente, comunicamos el nombre del acusado cuando fue parte de los archivos públicos porque los cargos ya se habían presentado y estuvimos en condiciones de hacerlo”.

Para la mayoría de las personas que estaban en la iglesia, la noticia fue una sorpresa. Lancine Aday, de 41 años, dijo que Chandler parecía realmente afectado, pero se sintió un poco intranquila. Su hijo había asistido al campamento en 2012, y tenía dudas.

No obstante, esperaba que la iglesia le estuviera dando a la víctima “todo lo que quiere y necesita”.

“Conociendo a Matt y sabiendo el gran corazón que tiene, me imagino que hizo todo lo posible por hacer por la víctima todo lo que pensó que era correcto”, dijo Aday, en referencia a Chandler.

‘No tenemos ni idea de qué hacer ahora’

En noviembre, el caso se hizo público después de que un gran jurado sentenció a Tonne y los cargos en su contra se publicaron en el sitio web del tribunal del condado de Dallas. Fue arrestado a principios de enero y puesto en libertad tras pagar una fianza de 25.000 dólares.

En vista de que la iglesia seguía sin nombrar a Tonne ante la congregación, Bragg dijo que se sentía tan desesperada que quería pararse frente a todos con un letrero un domingo, con el nombre de Tonne y su número de caso, F1800705, que había memorizado.

Pero el 20 de enero, estuvo presente cuando Chandler se levantó para dirigirse a la congregación. Ella había tenido muy pocas noticias suyas; él le había enviado a su familia una tarjeta breve escrita a mano en julio, disculpándose por no haberse puesto en contacto con ellos. Cuando Bragg le preguntó si aceptaría tomarse un café con ellos, la asistente de Chandler le ofreció una fecha para la que faltaban meses.

Esa mañana de enero, Chandler dio una actualización vaga sobre “el incidente del campamento infantil de 2012”.

Refirió a los miembros de la congregación a una declaración en el sitio web de la iglesia, agregando que no quería entrar en detalles. “Todo aquello” lo hacía sentirse “débil, cansado, fatigado y dolido”.

Chandler agradeció a Dios por la “evidencia de gracia” en la familia de la víctima. “Todavía están aquí”, oró desde el escenario. “Todavía estamos caminando con ellos. El Señor se mueve con ellos”.

La declaración decía que Tonne había sido acusado formalmente, pero no mencionaba los cargos; decía que había sido retirado del personal “por otras razones”.

La abogada defensora de Tonne, Sheridan Lewis, dijo recientemente que le preocupaba cómo la iglesia había manejado el caso y que estaba analizando la que pareció ser una “decisión calculada” de los líderes de la iglesia de retirar a su representado después de “una investigación evidentemente superficial”.

Durante meses, familiares de los Bragg los habían presionado para que contrataran a un abogado pero la familia estaba nerviosa. Sus amistades de la iglesia decían que contratar a un abogado no sería bíblico, citando las Escrituras y el acuerdo de membresía.

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Bragg con su hija en casa. La familia ya no asiste a The Village Church. CreditAnnie Flanagan para The New York Times

Bragg recordó un episodio que presenció en The Village unos años antes, cuando una mujer anuló su matrimonio tras descubrir que su marido veía pornografía infantil. Los líderes de la iglesia la sancionaron por no seguir los protocolos para el matrimonio establecidos en el acuerdo. Al final, los líderes se disculparon, pero Bragg temió un castigo similar por parte de la iglesia.

Sin embargo, cuando los Bragg se reunieron con representantes de The Village para una mediación jurídica a mediados de mayo, la pareja acudió con sus abogados. Ningún pastor estuvo presente ni se llegó a una resolución. Al día siguiente, Christi Bragg y su marido cancelaron su membresía de The Village.

“Lo que encontramos el miércoles fue una iglesia que tomó la decisión consciente de protegerse en lugar de reflejar al Jesús que dice seguir”, escribió al pastor de su iglesia en Southlake.

“Es una broma tremendamente triste”, continuó. “Nosotros seguimos las reglas. Seguimos los estatutos. No tenemos ni idea de qué hacer ahora”.

Los pastores no han pedido a los Bragg que regresen, según la familia.

En una declaración, The Village afirmó: “Continuamos rezando para que se sepa la verdad, para que se haga justicia y por la sanación de todos los involucrados”.

Boz Tchividjian y Mitch Little, los abogados que representan a la hija de la familia Bragg, quien ahora es mayor de edad, dijeron que su clienta planeaba seguir adelante con el litigio formal a fin de hacer a The Village “responsable por el trauma sexual infligido a su persona, cuando era una niña, por parte de un empleado adulto”.

Una iglesia que fuera su casa

La Convención Bautista del Sur no tiene ningún procedimiento ni mecanismo de seguridad para responder a una acusación de abuso cuando surge en alguna de las iglesias de la denominación, las cuales son autónomas. La convención se ha resistido a peticiones de reforma desde hace años, pero atender la cuestión del abuso sexual será una parte importante de su convención anual de esta semana en Birmingham, Alabama.

Se espera que los representantes voten para determinar si se creará un nuevo comité que evalúe las acusaciones contra las iglesias por manejar mal los casos de abuso, y respecto a una modificación constitucional propuesta que permitiría expulsar a dichas iglesias de la convención si las acusaciones se comprueban. Hace poco, los líderes también dieron a conocer un nuevo programa para atender a los sobrevivientes.

Analizar cómo se protegen jurídicamente las iglesias en los casos de abuso no forma parte de la agenda. Algunos de los altos funcionarios a los que se les ha dado responsabilidad para atender este problema también han buscado asociarse con MinistrySafe.

Un pequeño grupo de defensores ha planeado realizar una protesta durante la conferencia, siguiendo el ejemplo de la reina Ester, una mujer que según la Biblia fue escogida para enfrentarse a los líderes “en momentos como estos”.

Al presidente de la denominación, Greear, le preocupa cada vez más que las familias puedan ver hipocresía y se vayan.

“Dios entregó su vida para proteger a los vulnerables”, señaló Greear. “¿Qué mayor mentira podríamos haber dicho sobre el Evangelio si hacemos de la vista gorda cuando la gente recurre a nosotros en busca de ayuda?”.

Christi Bragg dijo que todo lo que había querido era una iglesia que fuera su casa y se preocupara por su familia. Los evangélicos de Dallas están encantados con The Village, con Chandler y con todo lo que la iglesia representa, dijo ella recientemente. Luego comenzó a llorar.

“Es nuestra palabra contra la de esta gente”, afirmó. “¿Dónde podremos ir y decir: ‘Esto es lo que nos ha pasado’, y que realmente nos respeten?”.


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Taizé: cinco casos de abusos de menores en el pasado reconocidos ahora por el Superior.

El Hermano Alois denuncia cinco casos de abuso a menores

“Vergüenza y profunda tristeza.” El prior de la comunidad de Taizé ha informado a la justicia de cinco casos de agresiones sexuales cometidos hace más de treinta años.

Massimiliano Menichetti – Ciudad del Vaticano

Proteger, escuchar, no esconder. Sobre estos tres puntos se basa la carta escrita del Hermano Alois, prior de la comunidad de Taizé que ha denunciado ayer a las autoridades competentes cinco casos de agresiones de caracter sexual, perpetradas a menores que tuvieron lugar entre los años 50 y 80 por parte de tres hermanos diferentes, dos de los cuales murieron hace más de quince años.

Vergüenza y profunda tristeza

En poco más de una página, el Hermano Alois habla de “vergüenza y profundo dolor” al escuchar “lo que las víctimas han experimentado y sufrido”. Las denuncias se escucharon inmediatamente “con absoluto respeto”, para acompañar lo mejor posible a quienes han padecido ese dramático sufrimiento. Asimismo, el prior destaca que la legislación francesa “exige la notificación de todos los casos, independientemente del momento en que se hayan cometido los hechos”.

En este momento en el que la sociedad y la Iglesia intentan arrojar luz sobre el abuso y las agresiones sexuales, especialmente contra los niños y las personas vulnerables,  Alois explica que “este informe forma parte de una labor de verdad ya iniciada por la escucha de las víctimas”, a las que sigue dirigiéndose con su pensamiento y su cercanía.

Otras posibles víctimas

“Es posible que nuestro hablar -añade- lleve a otras posibles víctimas a dar a conocer sus casos: las escucharemos y las acompañaremos en los pasos que quieran dar”. Asimismo, el Hermano Alois subraya la responsabilidad y el compromiso de la comunidad para con la seguridad y la integridad de todos, destacando la disposición a denunciar cualquier “violación de la integridad” tanto “a las autoridades judiciales competentes” como “eclesiásticas”. Otras medidas ya adoptadas al respecto son el sitio web dedicado a la protección de las personas y una dirección de correo electrónico (protection@taize.fr) para facilitar la presentación de informes.

Confianza, seguridad y verdad

“Si hablo hoy -concluye- es porque se lo debemos a las víctimas, a sus seres queridos y a quienes buscan en Taizé un espacio de confianza, seguridad y verdad”.