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Violencia en Iraq

Las protestas continuarán en Iraq mientras se ignoren las demandas de la gente

UNAMI/Sarmad al-Safy
La representante especial de la ONU para Iraq, Jeanine Hennis-Plasschert, visita a los heridos en las protestas ingresados en el hospital al-Kindi, en Bagdad.

3 Diciembre 2019

La situación no puede resolverse con medidas coercitivas, eso sólo alimentará el enojo y la desconfianza de la gente, advierte la enviada especial de la ONU a Iraq. La gran mayoría de los manifestantes son personas pacíficas que buscan una vida mejor y es responsabilidad del Estado protegerlas, señala.

Los cientos de miles de iraquíes que salen a las calles a protestar, encabezados por los jóvenes, expresan su frustración ante la pobreza de las perspectivas económicas, sociales y políticas, y demandan un futuro sin corrupción, intereses partisanos e interferencia extranjera, afirmó este martes la enviada especial de la ONU para Iraq.

En un informe al Consejo de Seguridad, Jeanine Hennis-Plasschaert señaló que pese a buscar un país más próspero que beneficie a todos, los manifestantes están pagando un precio muy alto por hacer oír sus voces.

Más de 400 personas han sido asesinadas y al menos 19.000 han sufrido heridas de inicios de octubre a la fecha”, indicó.

Hennis-Plasschaert dijo que desde la primera noche de protestas, los acontecimientos salieron de control y las autoridades recurrieron de inmediato al uso excesivo de la fuerza.

Crisis de confianza

“La gran pérdida de vidas, los numerosos heridos y la violencia, combinados con un largo periodo de promesas incumplidas, han dado como resultado una crisis de confianza”, aseguró.

La enviada citó además el cierre de medios de comunicación, el secuestro de activistas y la presencia de enmascarados, francotiradores y actores armados no identificados en el contexto de las manifestaciones, subrayando que los responsables de cualquier atropello deben ser procesados según la ley.

Agregó que aunque el Gobierno ha anunciado paquetes de reformas para abordar cuestiones como la vivienda, el desempleo, la educación y los apoyos financieros, éstos son considerados insuficientes y tardíos.

La diplomática informó que a pesar de las terribles consecuencias, las fuerzas públicas no han dejado de usar las armas de fuego con municiones reales ni el gas lacrimógeno, y que continúan los arrestos y detenciones arbitrarias, las amenazas y la intimidación.

Respetar los derechos básicos

En este sentido, recalcó la importancia de que se garanticen los derechos fundamentales de asamblea pacífica y la libertad de expresión.

Asimismo, afirmó que el combate al discurso de odio no significa censurar o cerrar los medios de comunicación, el internet o las redes sociales, ni cuartar la libertad de discurso.

“La vasta mayoría de los manifestantes son personas pacíficas que buscan una vida mejor. Y, debo enfatizar que es responsabilidad del Estado protegerlas”, apuntó Hennis-Plasschaert.

Entre las peticiones de los iraquíes, mencionó la celebración de elecciones libres, justas y creíbles; el combate a la corrupción y la creación de empleos dignos que permitan el desarrollo de los seres humanos.

La enviada se refirió a las consultas que el Gobierno ha celebrado con distintos actores sociales para iniciar un diálogo y advirtió que éste sólo será exitoso si se detienen la represión, los secuestros y los arrestos ilegales.

Con respecto a la renuncia del primer ministro, aceptada el domingo pasado por el Parlamento, consideró que el presidente debe designar un sustituto sin dilación para que éste, a su vez, forme un nuevo Gobierno.

“Los líderes políticos no se pueden dar el lujo de perder el tiempo, tienen que estar a la altura de la situación”, puntualizó.

Visión a largo plazo

Para concluir, Hennis-Plasschaert subrayó la necesidad de una visión a largo plazo y aseguró que las protestas no terminarán mientras se ignoren las demandas de los manifestantes.

“La situación no se puede resolver dándole largas, poniendo parches ni imponiendo medidas coercitivas: este enfoque sólo alimentará el enojo y la desconfianza”, alertó.

Aseveró que Iraq no es una causa perdida y que esta crisis debe dar paso a grandes oportunidades que permitan al país alcanzar su potencial.

“El reto es aprovechar la oportunidad y construir un Iraq soberano, estable, inclusivo y próspero. Éste es el momento de actuar. Las grandes esperanzas de muchos iraquíes piden una visión de futuro”, terminó la enviada especial.

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El llamamiento del Papa por la paz en Iraq

Il Papa lancia un appello per l’Iraq: ascoltare il grido della popolazione

Nell’udienza generale Francesco benedice la statua della Madonna di Lujan che era andata perduta nel corso della guerra tra argentini e inglesi nelle isole Malvinas/Falkland

CITTA’ DEL VATICANO. Appello del Papa per l’Iraq: «Il mio pensiero va all’amato Iraq», ha detto a conclusione dell’udienza generale in piazza San Pietro, «dove le manifestazioni di protesta avvenute durante questo mese hanno causato numerosi morti e feriti. Mentre esprimo cordoglio per le vittime e vicinanza alle loro famiglie e ai feriti, invito le Autorità ad ascoltare il grido della popolazione che chiede una vita degna e tranquilla. Esorto tutti gli iracheni, con il sostegno della comunità internazionale – ha detto il Pontefice argentino – a percorrere la via del dialogo e della riconciliazione e a cercare le giuste soluzioni alle sfide e ai problemi del Paese. Prego affinché quel popolo martoriato possa trovare pace e stabilità dopo tanti anni di guerra e di violenza, dove ha sofferto tanto».

Il Papa, che sta dedicando le catechesi di questo periodo agli Atti degli Apostoli, ha parlato oggi del soggiorno di san Paolo in Macedonia, dove l’apostolo delle genti viene prima accolto da una commerciante di porpora, Lidia, e poi arrestato. «Lidia – ha ricordato – accoglie Cristo ricevendo il Battesimo insieme alla sua famiglia e accoglie quelli che sono di Cristo, ospitando Paolo e Sila nella sua casa: abbiamo qui la testimonianza dell’approdo del cristianesimo in Europa: l’inizio di un processo di inculturazione che dura ancora oggi», ma «dopo il calore sperimentato a casa di Lidia, Paolo e Sila si trovano poi a fare i conti con la durezza del carcere, dalla consolazione alla desolazione del carcere, dove vengono gettati per aver liberato nel nome di Gesù “una schiava che aveva uno spirito di divinazione” e “procurava molto guadagno ai suoi padroni” con il mestiere di indovina».

La donna, ha peraltro detto Francesco, «leggeva le mani, come dice la canzone, “prendi questa mano, zingara”, e la gente pagava: anche oggi cari fratelli e sorelle c’è gente che paga, io ricordo nella mia diocesi (Buenos Aires, ndr) in un parco molto grande c’erano più di 60 indovini, ai tavolini, e la gente credeva e pagava… I suoi padroni, per ritorsione denunciano Paolo – ha proseguito il Papa tornando agli Atti degli Apostoli – e lo conducono davanti ai magistrati con l’accusa di disordine pubblico. Ma cosa succede? Invece di lamentarsi, Paolo e Sila intonano una lode a Dio e questa lode sprigiona una potenza che li libera: durante la preghiera un terremoto scuote le fondamenta della prigione, si aprono le porte e cadono le catene di tutti. Il carceriere, credendo che i prigionieri siano fuggiti, stava per suicidarsi, perché i carcerieri pagavano con la propria vita se fuggiva un prigioniero, ma Paolo gli grida: “Siamo tutti qui!”. Quello allora domanda: “Che cosa devo fare per essere salvato?”. La risposta è: “Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia”. A questo punto accade il cambiamento: nel cuore della notte, il carceriere ascolta la parola del Signore insieme alla sua famiglia, accoglie gli apostoli, ne lava le piaghe, perché erano stati bastonati, e insieme ai suoi riceve il Battesimo; poi, “pieno di gioia insieme a tutti i suoi per avere creduto in Dio”, imbandisce la mensa e invita Paolo e Sila a restare con loro. È il momento della consolazione».

Papa Francesco ha sottolineato che «da Pentecoste in poi» è lo Spirito santo «il protagonista della missione»: «Chiediamo anche noi oggi allo Spirito Santo un cuore aperto, sensibile a Dio e ospitale verso i fratelli, come quello di Lidia, e una fede audace, come quella di Paolo e di Sila, capace di spezzare le catene, nostre e di chi ci sta accanto, e anche una apertura di cuore come quella del carceriere, che si lascia toccare dallo Spirito santo».

A conclusione dell’udienza, Papa Bergoglio ha benedetto in piazza San Pietro una statua della Madonna di Lujan di cui si erano perse le tracce nel corso della guerra tra Argentina e Inghilterra. La vicenda inizia a inizio aprile del 1982, quando i soldati argentini, rivendicandone la sovranità, sbarcarono nelle isole nell’Atlantico del sud che l’Inghilterra chiama Falkland e l’Argentina Malvinas. L’allora cappellano dell’aeronautica militare portò una copia della statua di Lujan, oggetto di diffusa devozione tra i cattolici argentini. Alla fine gli argentini, che pensavano in una conquista lampo, si ritirarono, e della Vergine di Lujan, inizialmente disposta nella base aerea militare, poi trasportata nella parrocchia di Saint Mary, a Port Stanley, persero le tracce. Molti anni dopo, a metà del 2018, un argentino che si occupa di ritiri spirituali per veterani di guerra ha letto il resoconto di un medico inglese che sosteneva che nella cattedrale militare britannica c`era una statua della Vergine di Lujan. L’informazione è giunta all’ordinario militare argentino, mons. Santiago Olivera, che ha poi accertato che si trattava proprio della statua persa 1982. Il vescovo Olivera ha chiamato il suo omologo inglese, appena nominato, chiedendogli se fosse possibile avere indietro la statua, e questi ha accettato.

«Ho realizzato immediatamente che era una buona opportunità non solo per restituire la statua ma anche per dimostrare una fede che accomuna due paesi che hanno sperimentato la divisione politica», ha commentato monsignor Paul Mason. Da qui la decisione: la Vergine di Lujan tornerà in Argentina, ma la Chiesa argentina, per non lasciare gli inglesi a mani vuote, donerà alla cattedrale militare di Aldershot una copia della statua. Mancava la data e il luogo della cerimonia. E a maggio scorso, quando i vescovi argentini si sono recati a Roma per la visita ad limina apostolorum, l’ordinario castrense ha informato il Papa, che ha accettato di benedire personalmente l’evento. Prima data utile nel calendario, oggi, 30 ottobre, quando gli ordinari militari di tutto il mondo si incontreranno a Roma per un convegno. «Sono sicuro», ha avuto a commentare al quotidiano argentino La Nacion il capo del protocollo della Segreteria di Stato vaticana, monsignor Joseph Murphy, «che sarà un’occasione commovente, nonché un importante segno di riconciliazione nel contesto dell’incontro dei vescovi militari di tutto il mondo».


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Ante los disturbios en Iraq, advertencia de la ONU al gobierno

El Gobierno iraquí debe escuchar a los jóvenes y respetar su derecho a protestar

Misión de Asistencia de las Naciones Unidas para el Iraq
Una vista de la ciudad de Bagdad

4 Octubre 2019

Hasta 30 personas podrían haber muerto en Bagdad en el contexto de protestas generalizadas por el desempleo y la falta de servicios básicos. La ONU ha pedido a Iraq controlar el uso de la fuerza y respetar los derechos de libertad de expresión y reunión pacífica de sus ciudadanos.

La Oficina de la Alta Comisionada de la ONU para los Derechos Humanos expresó preocupación por las denuncias de que las fuerzas de seguridad iraquíes han usado munición real y balas de goma, así como gases lacrimógenos directamente contra manifestantes que han participado en una serie de protestas en  todo el país por la escasez de empleo y la provisión desigual de servicios básicos.

La mayoría de los que han salido a las calles son jóvenes y desempleados, que exigen que se respeten sus derechos económicos y sociales.

“Recordamos a las autoridades iraquíes que esas son demandas legítimas y que deben escucharse las quejas de las personas. Las autoridades tienen la obligación de hacer todo lo posible para ayudar a sus ciudadanos a llegar a fin de mes, incluso abordando su derecho al empleo. Las autoridades estatales también deben permitir que las personas expresen sus quejas de manera pacífica”, expresó al portavoz de la Oficina de Bachelet, Martha Hurtado.

Las autoridades tienen la obligación de hacer todo lo posible para ayudar a sus ciudadanos a llegar a fin de mes.

Hurtado confirmó que, hasta el momento, la ONU ha confirmado la muerte de 12 personas en Bagdad en el contexto de las protestas, sin embargo, se han recibido informes que aún no se han verificado, de un total de  30 personas asesinadas hasta el momento.

“Según los informes, cientos de otras personas han resultado heridas, incluidos miembros de las fuerzas de seguridad. Decenas de manifestantes han sido detenidos, aunque la mayoría fueron liberados posteriormente”, agregó la portavoz.

La Oficina hizo un llamado al Gobierno iraquí para que permita a las personas ejercer libremente sus derechos a la libertad de expresión y reunión pacífica, y recordó que el uso de la fuerza debe ser excepcional.

“Cualquier uso de la fuerza debe cumplir con las normas y estándares internacionales de derechos humanos, incluidos los principios de necesidad y proporcionalidad. En cualquier caso, el uso de armas de fuego está prohibido, excepto como último recurso para protegerse contra una amenaza inminente de muerte o lesiones graves. Todos los incidentes en los que las acciones de las fuerzas de seguridad hayan provocado la muerte o lesiones deben investigarse de manera inmediata, independiente y transparente”, afirmó Hurtado.

Agregó que a Michelle Bachelet también le preocupan las informaciones sobre la detención que al menos tres periodistas que cubren las protestas,  dos de los cuales  fueron liberados posteriormente. “Estas detenciones corren el riesgo de disuadir a otros periodistas de informar sobre la situación”, dijo.

A la Oficina, también le preocupan los recortes en el servicio de internet en la mayoría de las provincias del país lo que contraviene la libertad de expresión, restringiendo indebidamente el derecho a recibir e impartir información y pueden exacerbar las tensiones.

Protestas en todo el mundo

Por su parte el portavoz del Secretario General de la ONU emitió un comunicado este viernes asegurando que António Guterres sigue de cerca las recientes oleadas de manifestaciones que han tenido lugar en varios países del mundo.

“Está profundamente preocupado porque algunas de estas protestas han provocado violencia y, lamentablemente, en algunos casos han resultado en la pérdida de vidas y lesiones graves”, aseguró Stepháne Dujarric.

Guterres reiteró que la libertad de expresión y de reunión pacífica son derechos fundamentales que deben respetarse. “La defensa de estos derechos es una de las bases de nuestra sociedad y es crucial para el avance de la democracia, el desarrollo y la paz”, dijo.

El Secretario General hizo un llamado a las fuerzas de seguridad para que actúen en todo momento con la máxima moderación y respondan a cualquier acto de violencia de conformidad con las normas internacionales de derechos humanos pertinentes sobre el uso de la fuerza por parte de los funcionarios encargados de hacer cumplir la ley. También llama a los manifestantes a protestar pacíficamente y a abstenerse de la violencia.

Tal y como declaró en su discurso ante la Asamblea General de las Naciones Unidas la semana pasada, Guterres instó a todos los Estados a salvaguardar el espacio cívico y defender los derechos humanos para ayudar a lograr el desarrollo sostenible y la paz.


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Probable visita del Papa a Iraq el 2020

Papa Francisco Presidente Iraq Salih visitaEl Papa Francisco y el Presidente de Iraq Salih el 24 noviembre de 2018  (ANSA)

Iraq, Presidente Salih: visita del Papa es acontecimiento histórico

Barham Salih recibió al Patriarca Sako para empezar a hablar de la posible visita del Papa quien, hablando a la Rocao, expresó su deseo de ir a Iraq el próximo año. Entre los cristianos de la llanura de Nínive, que aún hoy viven una situación difícil, hay expectativa e inquietud

Ayer, el Presidente iraquí Barham Salih recibió al Patriarca Caldeo el cardenal Louis Raphael Sako en su oficina de Bagdad, en el contexto de una visita de tonos cálidos y cordiales. Al comentar la intención del Papa de visitar el país en 2020, el jefe de Estado iraquí habló de un “acontecimiento histórico”. También recordó las numerosas intervenciones pasadas del Papa en favor de “la paz y la estabilidad” en el país y de “la seguridad para todos los ciudadanos”. Salih subrayó el valor de los cristianos y su papel “en la construcción” de Iraq; ellos son un componente “original” del país y han “contribuido a su desarrollo y civilización”. En respuesta, el Card. Sako expresó su “aprecio” por las palabras del Presidente y subrayó su papel fundamental como garante de la “unidad nacional”. El cardenal y el jefe de Estado – informa la Agencia AsiaNews – discutieron a continuación los pasos a seguir en previsión de la posible visita del Papa.

Expectativa entre los cristianos de Nínive por la visita del Papa

Una visita del Papa Francisco a Iraq sería “importante” para los cristianos, especialmente para la comunidad de Mosul y la llanura de Nínive, que “vive todavía hoy una situación difícil” en una “tierra quemada que necesita ser reconstruida”. Lo relata a AsiaNews el Padre Paolo Thabit Mekko, sacerdote caldeo a cargo de la comunidad de Karamles, en el norte, comentando las palabras del Papa expresando su deseo de viajar a Iraq en 2020. “En cuanto se difundió la noticia – subraya Don Paolo – entre los cristianos de Nínive se difundió un sentimiento de expectación y de inquietud. Esperan que la fecha sea oficializada y que sea lo más cercana posible”. La presencia del Pontífice, añade el sacerdote caldeo, sería “un impulso esencial para los que todavía hoy viven una situación difícil”, como la de las comunidades de Mosul y de la llanura de Nínive. “Estamos viviendo un momento crítico -continúa- porque necesitamos reconstruir entre tantos desafíos y tantas incertidumbres; nuestro futuro sigue siendo oscuro, aunque haya un deseo de empezar de nuevo”.

Visita papal signo de gran atención por los cristianos iraquíes olvidados

Ante las dificultades y las incertidumbres, afirma Don Paolo, esta visita representaría “un signo de gran atención para la comunidad cristiana iraquí, que corre el riesgo de ser olvidada tanto en su propio país como por la comunidad internacional. Necesitamos ayuda, colaboración para afrontar y superar los numerosos retos: protección de la identidad, emigración, preservación de un patrimonio antiguo y arraigo a esta tierra”.


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Paz para los cristianos de Medio Oriente en Iraq y Siria.

Medio Oriente; el Papa: prosigue el “Vía Crucis” de los cristianos; pedimos paz en Siria e Irak

Francisco recibió en audiencia en el Vaticano al patriarca de la Iglesia Asiria Mar Georgius III, y firmaron una declaración conjunta

El Papa Francisco con el patriarca de la Iglesia Asiria Mar Georgius III

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Pubblicato il 09/11/2018
Ultima modifica il 09/11/2018 alle ore 17:20
PAOLO PETRINI
CIUDAD DEL VATICANO

 

Una vez más, el Papa Francisco ha vuelto a expresar su profunda tristeza por «el gran sufrimiento que deriva de la trágica situación que viven tantos de nuestros hermanos y hermanas en el Medio Oriente, víctimas de la violencia y, a menudo, obligados a dejar las tierras en las que viven desde siempre». Francisco se reunió por segunda vez con Mar Georgius III, “catholicos” y patriarca de la Iglesia Asiria del Oriente, y evocó el “Vía Crucis” que muchos hermanos y hermanas recorren «siguiendo las huellas de Cristo», los cuales, a pesar de pertenecer a «diferentes comunidades, instauran entre sí relaciones fraternales, convirtiéndose para nosotros en testimonios de unidad».

 

Francisco explicó que todos los presentes habrían rezado juntos más tarde «por el fin de tanto dolor», «invocando del Señor el don de la paz para el Medio Oriente, sobre todo para Irak y Siria». Después de los discursos el Papa y el patriarca se recogieron en oración en la capilla “Redemptoris Mater” y firmaron también una Declaración conjunta sobre el tema de la persecución de los cristianos en el mundo.

 

Durante la audiencia, después de un breve coloquio privado de doce minutos, el Pontífice se refirió al camino ecuménico que se ha realizado gracias a la Comisión para el diálogo teológico entre la Iglesia católica y la Iglesia Asiria de Oriente, cuyos miembros participaron en una audiencia hace un año, cuando se firmó la Declaración común sobre la “vida sacramental”. «Tal Comisión, fruto del diálogo, demuestra que las diversidades prácticas y disciplinarias no siempre obstaculizan la unidad, y que algunas diferencias en las expresiones teológicas pueden ser consideradas complementarias, en lugar de conflictivas», precisó.

 

El Papa espera que los trabajos «que ella desempeña, y que en estos días entran en una tercera fase de estudio sobre la eclesiología, nos ayuden a recorrer otro trecho de camino hacia la meta tan esperada en la que podremos celebrar el Sacrificio del Señor en el mismo altar».

 

Este es un camino que «nos impulsa siempre hacia adelante, pero que exige mantener siempre viva la memoria, para dejarnos inspirar por los testimonios del pasado», dijo Francisco aludiendo al congreso internacional que organizó el Pontificio Instituto Oriental, en el que participa el “catholicos”. «Que pueda el estudio de este gran teólogo ayudar a dar a conocer mejor las riquezas de la tradición siria y a acogerlas como un don para la Iglesia entera».

 

Al final de la audiencia, después de la presentación de las respectivas delegaciones, se pasó al intercambio de los regalos. Mar Georgius III entregó al Pontífice un candelabro de plata en forma de cruz; Bergoglio le regaló una escultura de bronce de un a rama de olivo, como símbolo de paz.


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Halladas más de 200 fosas comunes del ISIS en Iraq

Halladas más de 200 fosas comunes en zonas que controló el ISIS en Iraq

UNAMI/Celia Thompson
La representante especial adjunta de la ONU para Iraq, Alice Walpole (izquierda), visita las fosas comunes en la aldea de Kocho, al sur de Sinjar, el pasado 29 de octubre

6 Noviembre 2018

Los restos de miles de cuerpos han sido hallados en más de 200 fosas comunes descubiertas en áreas anteriormente controladas por el grupo ISIS en Iraq entre 2014 y 2017, según destaca un informe conjunto de la Misión de Asistencia de la ONU en ese país y la Oficina del Alto Comisionado para los Derechos Humanos publicado este martes.

Las 202 fosas comunes se encuentran repartidas entre las provincias de Ninewa, Kirkuk, Salah al-Din y Anbar, en el norte y el oeste del país, pero podría haber muchas más, destacó la portavoz de la Oficina del Alto Comisionado de las Naciones Unidas para los Derechos Humanos, Ravina Shamdasani.

“Pese a las dificultades que entraña especificar el número total de personas en estas tumbas, el sitio más pequeño, en el oeste de Mosul, contenía los restos de ocho cuerpos, mientras que el más grande se cree que es el sumidero de Jasfa al sur de Mosul, que puede albergar miles”, señaló.

El estudio destaca que los sitios podrían contener material forense que podría ayudar a identificar las víctimas y arrojar luz sobre el tamaño de los delitos cometidos.

“Las pruebas obtenidas en estos sitios serán fundamentales para garantizar investigaciones, enjuiciamientos y condenas creíbles de conformidad con las normas internacionales sobre garantías procesales”, dijo Shamdasani.

La vocera añadió que conseguir la verdad y justicia “requieren la adecuada preservación, excavación y exhumación de las fosas comunes y la identificación de los restos de las numerosas víctimas y su devolución a sus familias.”

El representante especial del Secretario General de las Naciones Unidas para Iraq, Ján Kubiš, incidió en este punto al señalar que las pesquisas también jugarán un papel importante “en el proceso de duelo para las familias”.

Justicia para las familias

Otro de los puntos que pide el informe al Gobierno iraquí es el establecimiento de un registro público centralizado de personas desaparecidas y una Oficina Federal que se ocupe de este proceso.

En la actualidad, las familias que quieren recuperar los restos de sus familiares desaparecidos han de informar por separado a cinco entidades estatales.

Shamdasani recordó, en nombre de la Alta Comisionada de la ONU para los Derechos Humanos, Michelle Bachelet, la traumática situación que sufren estas familias con miles de allegados todavía en paradero desconocido y resaltó su derecho a saber qué pasó con sus seres queridos.

“Estas tumbas contienen los restos de aquellos que fueron asesinados sin piedad por no cumplir con la retorcida ideología y gobierno del ISIS, entre ellos las minorías étnicas y religiosas. La verdad, la justicia y las reparaciones son fundamentales para asegurar que se tengan en cuenta las atrocidades cometidas” por este grupo, dijo.

Entre sus recomendaciones, el informe pide adoptar un enfoque multidisciplinar de las operaciones de recuperación con la participación de especialistas experimentados, como expertos en contaminación por armas y explosivos e investigadores en escenas de crimenes.

Entre junio de 2014 y diciembre de 2017, ISIL se apoderó de grandes áreas de Iraq y lideró, según el informe, “una campaña de violencia generalizada y violaciones sistemáticas de los derechos humanos y del derecho internacional humanitario, actos que pueden equivaler a crímenes de guerra, crímenes de lesa humanidad y posibles genocidios”.

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Los premios Nobel de la paz 2018 y Radio Vaticano.

Nadia Murad y Denis Mukwege, premios Nobel de la Paz 2018

El cirujano congoleño Denis Mukwege y la yazidí Nadia Murad, serán galardonados con el premio Nobel de la Paz por su labor crucial de lucha contra la violencia sexual como “arma de guerra”.

Ciudad del Vaticano

El comité Nobel noruego ha anunciado este viernes 5 de octubre, en Oslo que los elegidos para recibir el Nobel de la Paz este año son, la joven yazidí iraquí Nadia Murad, quien fue secuestrada y abusada por el grupo yihadista Estado Islámico; y el congoleño Denis Mukwege, un ginecólogo que cura a mujeres violadas en República Democrática del Congo.

Ambos serán galardonados por “sus esfuerzos para poner fin al uso de la violencia sexual como arma de guerra”. Tanto Murad como Mukwege habían ya recibido el premio Sajarov. La activista en el año 2016 y el ginecólogo en 2014.

Luchadores contra la violencia sexual

Por su parte, Mukwege, nacido en 1955; “ha dedicado su vida a defender a las víctimas de violencia sexual en tiempos de guerra” y Murad, “es la testigo que cuenta de los abusos perpetrados contra ella y contra otros”, argumenta el comité del popular premio a la Paz.

El médico y su equipo “han tratado a miles de pacientes que fueron víctimas de estos asaltos”. Asimismo, Mukwege ha condenado “la impunidad de las violaciones masivas y ha criticado al gobierno del Congo y de otros países por no hacer lo suficiente para parar la violencia sexual contra las mujeres como estrategia y arma de guerra”.

Coraje extraordinario para denunciar los abusos

En cuanto a Murad, nacida en 1995, la organización noruega recuerda que es “una de las aproximadamente 3.000 niñas y mujeres que han sufrido abusos sexuales como parte de la estrategia militar del Estado Islámico que usaban ese tipo de violencia como un arma contra los yazidíes y otras minorías religiosas”.

Además, el jurado destaca que tras tres meses de cautiverio logró escapar y empezó a denunciar los abusos que habían sufrido ella y otras mujeres: “tuvo el extraordinario coraje de contar su propio sufrimiento y de ayudar a otras víctimas”.

Encuentro del Papa con Nadia Murad

De esclava de milicianos del Isis a embajadora de las Naciones Unidas para la dignidad de los sobrevivientes a la trata de seres humanos: la dura vida de Nadia Murad, y su posterior conquista de la libertad, la condujeron a un esperado y emotivo encuentro con el Papa Francisco, durante una audiencia en la Plaza de San Pedro, el 5 de marzo de 2017.

La joven se ha convertido en una activista que viaja por el mundo, denunciando la barbarie de los extremistas islámicos y haciendo campaña para llamar la atención a la tragedia de los yazidíes.

Ha visitado Estados Unidos, Reino Unido, Europa y algunos países árabes, hablando frente a Naciones Unidas; reuniéndose con miembros de Parlamentos y líderes mundiales. Hoy su nombre resuena en todos los medios internacionales por su reconocimiento en la ardua lucha en favor de la Paz.