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Una extraña crítica del Card. Pell desde la carcel donde se encuentra en Australia.

Il cardinale Pell scrive dal carcere in Australia: “Preoccupato dai preparativi del Sinodo sull’Amazzonia”

Diffuso sui social network uno scritto dell’1 agosto dell’ex prefetto vaticano dell’Economia, incarcerato per abusi su minori. La polizia australiana indaga per verificare se la pubblicazione abbia violato le regole della detenzione

CITTÀ DEL VATICANO. Dietro le sbarre in isolamento, con un’accusa pendente di abusi su minori, il cardinale George Pell è tuttavia preoccupato da ben altro e cioè del futuro della Chiesa minacciata, a suo dire, dal prossimo Sinodo di ottobre sull’Amazzonia che potrebbe generare «confusione». Riflessioni che il porporato australiano, ex prefetto della Segreteria per l’Economia, in isolamento dal marzo scorso nella Melbourne Assessment Prison, ha messo nero su bianco in una lettera di due pagine scritta di suo pugno.

Datata 1 agosto, la missiva è stata pubblicata venerdì in tarda notte sulla pagina Twitter “Cardinal George Pell Supporters”, un profilo aperto nel periodo dell’incarcerazione del cardinale dai suoi sostenitori che conta attualmente circa 1700 follower. La foto dei due fogli – la cui autenticità è stata confermata da fonti vicine a Pell – ha iniziato subito a circolare su siti di stampo tradizionalista attirando l’attenzione del Dipartimento di Giustizia e Sicurezza Comunitaria che già il giorno successivo, tramite un portavoce, ha fatto sapere di voler avviare una indagine interna dal momento che ai prigionieri è negato qualsiasi accesso a Internet e pertanto si tratta di «reato carcerario commissionare ad altri individui di pubblicare qualcosa sui social media per conto di un prigioniero».

Per ora non si conoscono le modalità con cui sia stato trasmesso lo scritto dell’ex “ranger” della Curia nel quale, oltre a rivelare il suo sentirsi «disturbato» dai preparativi del Sinodo, parla delle sofferenze della detenzione ed esprime gratitudine a coloro che in questo tempo gli hanno inviato lettere di incoraggiamento e di «consolazione, umana e spirituale». Circa 1500 e 2000 i messaggi ricevuti, dice il cardinale, aggiungendo di voler rispondere a tutti.

«La consapevolezza che la mia piccola sofferenza può essere usata per buoni scopi attraverso l’unione alla sofferenza di Gesù mi dà uno scopo e una direzione», scrive Pell.Poi arriva al nocciolo della questione: «Abbiamo motivo di essere disturbati dall’Instrumentum Laboris del Sinodo amazzonico», afferma. Pubblicato a giugno il documento aveva suscitato polemiche per aver introdotto la discussione sull’ordinazione dei cosiddetti “viri probati”, per rispondere ad una carenza di sacerdoti e vocazioni, e sul ruolo delle donne nella Chiesa. Due punti fondamentali che sembrano già aver incastrato in griglie precostituite le riflessioni dei Padri ad ottobre, dopo l’allarme lanciato dalle correnti ecclesiali più conservatrici che parlano di preludio all’abolizione del celibato e all’introduzione del ministero femminile.

Dello stesso pensiero anche Pell che torna a rivestire il ruolo di custode dell’ortodossia già ricoperto durante il doppio Sinodo sulla famiglia che ha fortemente criticato in pubblico per le sue “aperture”. «Questo non è il primo documento di bassa qualità prodotto dalla segreteria sinodale», scrive il porporato a chiare lettere nella missiva in questione. E rimanda pure alla «eccellente critica» a riguardo stilata dal cardinale Gherard Müller, ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Pur ammettendo di non essere «un esperto della regione» amazzonica, visitata solo in occasione di alcuni viaggi, Pell avverte che «come in Amazzonia, molta acqua deve ancora correre prima del Sinodo». «Un punto è fondamentale, la Tradizione Apostolica, l’insegnamento di Gesù e degli Apostoli, tratto dal Nuovo Testamento e insegnato da Papi e Concili, dal Magistero, è l’unico criterio dottrinalmente per tutti gli insegnamenti sulla dottrina e sulla pratica», afferma ancora. «Amazzonia o non Amazzonia, in ogni terra, la Chiesa non può permettere che nessuna confusione, e tanto meno alcun insegnamento contrario, danneggi la Tradizione Apostolica».

Moniti che l’ex prefetto dell’Economia della Santa Sede – prestigioso incarico da cui il Papa lo ha destituito l’8 marzoscorso – avrebbe sicuramente far voluto risuonare con la sua voce baritonale in Aula nuova del Sinodo durante i lavori dell’assise. Sarà impedito a farlo dalla condanna della County Court di Victoria del dicembre 2018 che lo accusa di abusi sessuali su minori e gli ha imposto sei anni di carcere, dei quali dovrà scontarne almeno tre e otto mesi.

Un verdetto che è stato criticato da diverse parti perché basato esclusivamente sulla testimonianza di una delle due vittime (l’altro è morto anni fa per overdose) che parlano di violenze sessuali subite dal cardinale tra il 1995 e il ’96 nella sagrestia della cattedrale di St. Patrick a Melbourne subito dopo una messa domenicale, in un momento di grande via vai di fedeli.

I legali del cardinale sono infatti ricorsi immediatamente in appello: il processo si è svolto il 5-6 giugno 2019 e la stampa australiana ha riportato di ampie discussioni in aula con un’accusa vacillante e i giudici che hanno definito «altamente improbabili» i presunti crimini di Pell. I “supporters” – appunto – hanno sperato in un giudizio favorevole sul porporato. Da due mesi a questa parte, tuttavia, non è giunto alcun responso. Sembra che arrivi tra qualche settimana.


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Funeral por el Cardenal Sardi en el Vaticano.

Funeral Card. Sardi. Bertone: “maestro de la teología moral”

El Papa preside el rito fúnebre de la Última Commendatio y de la Valedictio. El Card. Bertone expresa en su homilía que la muerte tan repentina del Card. Paolo Sardi “se convierte en motivo de meditación y examen de conciencia sobre el sentido de la vida”.

Mireia Bonilla – Ciudad del Vaticano

Esta mañana se ha celebrado en el Altar de la Cátedra de la Basílica Vaticana la Misa de Exequias del difunto Cardenal Paolo Sardi, fallecido el pasado 13 de julio a los 84 años. “La muerte tan repentina del cardenal Paolo Sardi nos afecta íntima y profundamente y se convierte en motivo de meditación y examen de conciencia sobre el sentido de la vida, sobre la grandeza y la fragilidad de nuestra vida: la grandeza de la vocación de ministerio, del sacramento de la caridad de Cristo Pastor; fragilidad porque cuelga de un hilo de tiempo y un fragmento de materia que es nuestro maravilloso cuerpo” ha expresado durante su homilía el Cardenal Tarcisio Bertone, Secretario de Estado emérito, asegurando que “la muerte nos ofrece la oportunidad de conmemorar la vida”.  También ha afirmado que la muerte de un Obispo-Cardenal “nos coloca ante todo frente el misterio de la muerte que no mira a la cara a nadie, sea cual sea la edad de la vida y sea cual sea el cargo que ocupemos o la tarea que desempeñamos”.

Difundió la enseñanza moral de San Juan Pablo II

Conmemorado al difundo cardenal, el purpurado ha recordado que Paolo Sardi, maestro de la teología moral, contribuyó “a la formulación y difusión de la enseñanza moral del Papa San Juan Pablo II”. Entre los documentos de ese Pontificado, sobresale la encíclica “Veritatis esplendor” que el Cardenal Paolo – ha puntualizado Bertone – “ilustró y explicó en sus numerosas comunicaciones a los fieles, demostrando que los términos “Verdad”, “Libertad”, “Conciencia” y “Ley” se entienden completamente solo dentro del horizonte cristiano apropiado, es decir, cuando la Verdad se convierte en Rostro en Cristo, la Libertad es concebida como un don de Dios, la Conciencia se convierte en la del Hijo ante el Padre y la Ley es considerada expresión del nuevo mandamiento del amor”.

Celebró Misa todas las mañanas en la Basílica Vaticana hasta su ingreso en el hospital

El Cardenal Paolo Sardi, nacido en 1934 en la localidad italiana Ricaldone de la provincia de Alessandria, también destaca por su libro “Aborto ayer y hoy” (Paideia, 1975) que reconstruye la historia de la evolución del pensamiento católico sobre esta delicada cuestión, explica el Cardenal Tarcisio Bertone, a la vez que recuerda su servicio pastoral, en concreto la Misa – que todas la mañanas hasta que ingresó en el hospital – celebraba en la Basílica Vaticana, en el altar donde está sepultado Papa Juan XXIII.

Participó en el cónclave que eligió al Papa Francisco

Ente las palabras del Cardenal Tarcisio Bertone también se matiza cuando en 1996 Sardi fue nombrado arzobispo titular de Sutri, convirtiéndose Nuncio Apostólico con funciones especiales. O cuando en 1997 recibió, en la Basílica de San Pedro, la Ordenación Episcopal de Juan Pablo II. También ha recordado cuando el Cardenal Sardi participó en el cónclave de marzo de 2013 que eligió al Papa Francisco o cuando Benedicto XVI lo creó cardenal en el Consistorio del 20 de noviembre de 2010 de la Diaconía de Santa María Auxiliadora en la Vía Tuscolana.


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La personalidad de Danneels, gran cardenal que acaba de fallecer. Necrología de Vatican Insider

“Gracias, señor cardenal”

«En muchos países», decía hace ya 20 años Godfried Danneels, que falleció hace algunos días, «la Iglesia se vuelve minoritaria y pobre de personal, de medios financieros, de poder y de prestigio. Tal vez Dios nos conduce hacia una especie de nuevo “exilio babilonio” para enseñarnos a volvernos más humildes y a vivir de la doctrina de la omnipotencia de la gracia. No todo es negativo en la situación de los que “están sentados a las orillas de los ríos de Babilonia”»

El cardenal Godfried Danneels

Pubblicato il 18/03/2019
Ultima modifica il 18/03/2019 alle ore 17:33
GIANNI VALENTE
CIUDAD DEL VATICANO

«Mercì, monsieur le cardinal!». Gracias, señor cardenal. Estas palabras aparecieron en la portada de Pastoralia, la revista de la arquidiócesis de Malinas-Bruselas, cuando en 2010 el cardenal Godfried Danneels dejó la guía de la Sede primacial de la Iglesia de Bélgica, después de 30 años de servicio. En nuestros días han sido muchos, y seguirán siendo, los que le dan las gracias y rezan por él. Su funeral será el próximo viernes y su cuerpo será expuesto durante tres días en el palacio arzobispal de Mechelen, lugar en donde vivió y trabajó durante 30 años. El agradecimiento coral hacia Danneels podrá manifestarse con los tonos íntimos que él prefería. Esos mismos que sus detractores le reprochaban. Los tonos del siervo de Dios que no alza la voz por las calles. «Para gritar», decía aludiendo a su temperamento, «están los gritadores. Yo no soy uno de ellos».

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El flamenco Danneels, incluso de naturaleza, no se daba golpes de pecho ni se ponía a gritar por las calles. Pero nunca ocultó, canceló o suavizó la condición de la Iglesia y de la misma fe cristiana en el mundo, empezando por las zonas secularizadas del Occidente avanzado. La lucidez con la que registraba los procesos y los efectos de la «deforestación de la memoria cristiana» (expresión suya) que se llevó a cabo en pocas décadas por los países europeos de tradición evangelizadora hace grotesca la caricatura del “cardenal jefe de la corriente liberal” que quieren adjudicarle algunos incluso “post mortem”.

En la época en la que en la cúpula de la Iglesia se respiraba euforia por la caída del comunismo, Danneels fue uno de los primeros que reconoció las insidias de procesos que entonces muchos celebraban como una revancha de la religió (e incluso de la fe) sobre el ateísmo militante. Al comenzar la década de los años noventa, el hombre europeo le parecía caracterizado por «un nuevo interés religioso» que, a la larga, habría sido más devastador que el materialismo y el marxismo, porque habría producido «una erosión, dentro de la Iglesia, de lo específico cristiano», fomentando «la duda sobre la unicidad de Cristo, la separación de los valores morales de la persona de Cristo, el desclasamiento de la fe a teísmo».

Danneels no calló tampoco las distorsiones ni los llamados excesos de la reforma litúrgica post-conciliar. En un artículo publicado también en Pastoralia, en diciembre de 1995 (mucho antes de que se pusiera de moda el trabalenguas sobre la “reforma de la reforma”) describió alarmado la reducción de la liturgia a mero contenedor de preocupaciones pedagógicas y humanitarias, o a instrumento de auto-celebración comunitaria: «A la liturgia», escribió Danneels en ese artículo, «se entra dirigiéndose a Dios para acogerlo. No es el ámbito al que yo voy a desempeñar un papel. Es la casa en la que soy huésped. El actor no es el hombre, sino Jesucristo en persona». Y después: «Reducir la celebración litúrgica a enseñanza teológica, a una catequesis, a una protesta, a una campaña de concienciación o para reunir fondos quiere decir instrumentalizarla […] La liturgia no sirve para conmover mis sentimientos o para despertar mi inteligencia. Me permite un encuentro. Tanto más el sacerdote desaparecía tras los ritos hace tiempo, tanto más ahora se exige de él su calidad de animador nos satisfaga, que se aun actor en lugar de un servidor».

De tal mirada realista sobre la condición de la Iglesia en nuestra época Danneels nunca pidió seguir improbables estrategias de reconquista mediante algún “tónico muscular” del aparato eclesial. Durante años, el cardenal belga sugirió solamente que en las circunstancias en las que nos encontramos es más fácil reconocer que el cristianismo puede nacer y crecer solamente cuando sucede como acontecimiento de la gracia. Y solamente este hecho, que no está en nuestras manos, puede hacerlo avanzar. Reconociendo que la Iglesia, ahora como siempre, solo puede ser salvada y apoyada paso a paso por su Señor.

En octubre de 1999, durante el segundo Sínodo sobre Europa, en un clima eclesial en el que ya se había disipado la euforia por los hechos de 1989, Danneels tomó nota de que «en muchos países, la Iglesia se vuelve minoritaria, pobre de personal, de medios financieros, de poder y de prestigio». Pero añadió inmediatamente: «Tal vez Dios nos conduce hacia una especie de nuevo “exilio babilonio” para enseñarnos a ser más humildes y a vivir de la doctrina de la omnipotencia de la gracia. No todo es negativo en la situación de los que “están sentados a orillas del río de Babilonia”».

De esta mirada y de esta percepción sobre las cosas nacía en Danneels la intuición de que el camino principal para la misión de la Iglesia en los contextos descristianizados no podía ser el de acentuar sus rasgos de antagonismo frente a la realidad secular. Acaso cultivando el sueño de constituirse como “societas perfecta” en contra del mundo. «Tal vez alguno todavía no se ha dado cuenta», observó el primado belga en una entrevista con “30Giorni” de 2007, «pero los cristianos viven en el mundo “tamquam scintillae in arundineto”, como chispas desperdigadas en un campo. Vivimos en la diáspora. Pero la diáspora es la condición normal del cristianismo en el mundo. La excepción es la otra, la sociedad completamente descristianizada. La manera ordinaria de estar en el mundo de los cristianos es lo que se describe en la Carta a Diogneto, del segundo siglo. Los cristianos “no habitan ciudades propias, ni usan una jerga que se diferencia”. Viven “en su patria, pero como forasteros; participan en todo como ciudadanos y están lejos de todo como extranjeros. Cada tierra extranjera es su patria, y cada patria es extranjera”. Es así que somos ciudadanos de la nueva sociedad secularizada». Precisamente de esta mirada nació en Danneels la impresión de que también la misión y el anuncio de la promesa cristiana, en el mundo tal y como es, tenían alguna posibilidad de tocar y atraer los corazones de la humanidad en el hoy solamente si se encomendaba a la “omnipotencia” de la gracia y de su obrar gratuito. Para la Iglesia del tercer milenio, insistió, se necesitaría «un San Agustín moderno, con alguna corrección», porque fue el gran obispo de Hipona, en los primeros siglos cristianos, el que salvó «a la Iglesia de la gran tentación de negar prácticamente la afirmación de Jesús: “sin mí no pueden hacer nada”».

En el tiempo en el que hacían carrera los obispos con actitudes de “guerreros culturales” sobre temas éticos y morales, Danneels, siguiendo a su amada Santa Teresa de Lisieux, repetía que la misma coherencia moral «es un don de la gracia». Y que cuando se ofuscaba la conciencia compartida de las evidencias morales, no se salía de tal estado a golpe de batallas culturales. También todas sus intervenciones sobre la necesidad de reformar y aligerar las estructuras y los procedimientos eclesiales surgían de esta concepción: el criterio que había que seguir no era el de plasmar una organización burocrático-religiosa a la carta, al paso con el tiempo, sino simplemente no crear pesos u obstáculos inútiles a la vida de fe. «La salvación de las almas», dijo en una entrevista a finales de 2003, «es el criterio vinculante, normativo, que debería juzgar cualquier cambio incluso en la manera de ejercer la potestas en la Iglesia: favorecer la vida de fe y la salvación de todos los fieles, como indica el inicio de la Constitución conciliar Sacrosanctum Concilium».

Godfried Danneels amó a Pablo VI. Fue leal con Juan Pablo II, el Papa que lo creó cardenal. Para apreciar el alma de su relación con Benedicto XVI es coveniente leer la bellísima homilía que pronunció en la misa para celebrar el inicio del Pontificado del Papa Ratzinger: la homilía de un hombre libre, enamorado de la Iglesia, en un tiempo lleno de limpiabotas.

Danneels estaba visible y sinceramente contento con la elección del Papa Francisco. Precisamente por esto se mostraba ajeno a los cantos del neo-triunfalismo clerical de nuevo estampo que en los últimos años se han ocultado incluso bajo fórmulas e imágenes utilizadas por el actual Obispo de Roma. Lo que lo tuvieron alejado de cualquier registro triunfalista fueron los sufrimientos debido a los ataques, cada vez más feroces, de sus detractores. Incluidos los miserables que lo difamaron como si hubiera sido un “encubridor” de pederastas (los mismos que amplificaron los ataques del arzobispo Viganò contra el Papa Francisco en relación con el caso McCarrick y que, por el contrario, con declarado desprecio de la inteligencia ajena, afirman que son complots masónicos contra la Iglesia las acusaciones de avisos en contra de los cardenales que consideran “amigos”).

Por lo demás, el mismo Danneels reconoció más veces que en la pertenencia a la Iglesia y a su ministerio están presentes las tribulaciones apostólicas. Esas que San Pablo llamaba Tlipsis: «Hay, en el sufrimiento apostólico», explicó en una ocasión Danneels, «un misterio inexplicable de conformación a la pasión gratuita de Jesús. “Oderunt me gratis”, dice el salmo. Me han odiado sin motivo. No tenían razón, ninguna razón para odiar a Jesús. También en mi experiencia, como en la de tantos sacerdotes y obispos, ha sucedido algo parecido a lo que le sucedió a San Pablo. Al principio, ante algo que no funciona, se piensa: “Habría tenido que hacer esto de otra manera, me puse a trabajar sin la preparación suficiente”. Al final se ve que los propios límites y pecados, que también tienen su efecto, no son suficientes para explicar todo. Nada es mecánico, nada es por descontado. De la misma manera, creo que, aunque del Papa al último fiel, fuéramos santos, si nuestro testimonio fuera límpido y nuestra misión merecedora, no quiere decir que la gente querría acudir en multitudes a las puertas de nuestras iglesias para entrar. Tal vez nos odiarían más. Como lo han odiado a Él, sin motivo».


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El Caso McCarrick; análisis y datos históricos por Vatican Insider

Abusos: ex cardenal McCarrick fuera del sacerdocio, sentencia inapelable

Quien fuera el arzobispo más poderoso de Estados Unidos ahora es separado del sacerdocio tras un proceso canónico por delitos sexuales; una decisión del Papa a pocos días de iniciar la cumbre mundial con presidentes de conferencias episcopales sobre el tema de los abusos

Theodore Edgar McCarrick

Pubblicato il 16/02/2019
Ultima modifica il 16/02/2019 alle ore 14:05
ANDRÉS BELTRAMO ÁLVAREZ
CIUDAD DEL VATICANO

Dimisión del estado clerical. Sentencia inapelable. Por primera vez un ex cardenal es separado del sacerdocio por delitos sexuales. Se trata de Theodore Edgar McCarrick, quien llegó a ser uno de los clérigos más poderosos de los Estados Unidos durante su tiempo al frente de la Arquidiócesis de Washington. Tras un proceso canónico, fue hallado culpable de abusos contra menores por los tribunales vaticanos. La sanción, firmada por el Papa Francisco, resulta inapelable.

La noticia fue comunicada la mañana de este sábado 16 de febrero por la Sala de Prensa de la Santa Sede. Un comunicado, difundido en italiano e inglés, dio algunos detalles de esta historia. Precisó que el pasado 11 de enero, el pleno de la Congregación para la Doctrina de la Fe emanó un decreto contra McCarrick al final de un proceso administrativo-eclesiástico.

Se le comprobaron los delitos de “solicitación en confesión y violación del sexto mandamiento del decálogo con menores y adultos, con la agravante del abuso de poder, por tanto le ha sido impuesta la pena de dimisión del estado clerical”. Es decir que él indujo a sus víctimas a cumplir actos de materia sexual mientras las confesaba, una práctica extremadamente grave para el derecho canónico. Además de haber abusado de personas tanto menores como mayores de edad.

Por todos estos motivos, el caso fue turnado a la sesión ordinaria de la misma congregación vaticana. Esa reunión es conocida como “feria cuarta” y es donde, según el protocolo, los clérigos que no están de acuerdo con las sentencias en su contra pueden presentar recursos de revisión. En cierto sentido se trata de un segundo grado de juicio, el espacio indicado para apelar.

McCarrick presentó su apelación y ésta fue examinada el 13 de febrero. Pero, como aclaró el propio Vaticano en su comunicado de este sábado, tras considerar los “argumentos presentados en el recurso” del imputado, se decidió “confirmar el decreto del congreso”. Se mantuvo la sentencia de primer grado.

“Esta decisión ha sido notificada a Theodore McCarrick con fecha del 15 de febrero de 2019. El santo padre ha reconocido la naturaleza definitiva, como norma de ley, de esta decisión, la cual convierte al caso en res juzgada y, por lo tanto, no sujeta a ulteriores recursos”, añadió la comunicación de la Santa Sede.

Este último párrafo resulta por demás significativo, porque confirma que le fue cerrada la puerta para una nueva apelación. De hecho, el arzobispo podría haber acudido a un especial “colegio de revisión” que existe dentro de la propia Doctrina de la Fe y que es capitaneado por el clérigo maltés Charles Scicluna. Se trata de una tercera instancia, creada hace apenas unos años atrás por el propio Papa Francisco. Una medida que respondió a la queja de diversos clérigos sobre la supuesta anomalía representada por el hecho de que los casos y las apelaciones (recursos) se estudiasen dentro de la misma congregación, prácticamente por las mismas personas.

Pero este colegio sólo revisa vicios de procedimiento y no entra en el mérito de las sentencias. Un paso que, en este caso, ha decidido obviarse. Sobre todo porque se trata de un imputado tan notable que, para analizar las denuncias contra él, es previsible que se hayan tomado todos los recaudos necesarios. Sea como sea, es potestad directa del Papa avalar una sentencia como esta e imponer una pena definitiva, como es la dimisión del estado clerical.

Se trata de una determinación sin precedentes, que ya había sido anticipada por otra decisión extraordinaria. A finales de julio de 2018, la Santa Sede anunció que Jorge Mario Bergoglio había separado del cardenalato al propio McCarrick y lo había suspendido del ejercicio de todo ministerio público, además de obligarlo a permanecer en una residencia determinada, donde debía conducir una vida de oración y de penitencia. Esto mientras “se aclarasen” las denuncias contra él que habían llegado hasta el Vaticano pocas semanas antes. En ese momento se anunció la celebración de un “regular proceso canónico”, que llegó ahora a su conclusión con la sentencia condenatoria.

Todo explotó por un episodio de 45 años atrás, cuando el acusado era sacerdote en Nueva York, diócesis de la cual se convirtió en obispo auxiliar en 1977. Pese al tiempo de distancia, el testimonio fue juzgado como creíble. En apenas una semanas se sumaron otros relatos sobre el “tío Ted”, como se le llamaba, incluidas historias sobre viajes a una casa en la playa donde seminaristas eran obligados a compartir la cama con él. Nada de eso impidió su escalada eclesiástica, siendo nombrado arzobispo de Metuchen y de Newark hasta que, en el año 2000, Juan Pablo II lo designó pastor de Washington y, un año después, lo creó cardenal.

Desde hace días, en Roma era un secreto a voces que el purpurado iba a ser dimitido del estado clerical y que eso ocurriría antes de la cumbre sobre abusos con los presidentes de las conferencias episcopales del mundo, convocada por el Papa del 21 al 24 de febrero próximos en Roma. La velocidad en este caso es, sin duda, una señal pública clara.

No obstante, todos estos antecedentes exhiben un problema de fondo, que ahora debe afrontar Francisco: no solo los abusos, sobre todo el encubrimiento de estos incluso de parte de la jerarquía en la Santa Sede, donde existían desde hace años noticias sobre el comportamiento desviado del cardenal, como emergió en los meses pasados gracias a investigaciones y testimonios públicos. No es casual, de hecho, que la cumbre de la próxima semana tenga como ejes principales “la responsabilidad, la rendición de cuentas y la transparencia”.

El caso McCarrick resulta también emblemático porque desencadenó el más duro ataque público contra el actual pontífice de parte de sectores críticos dentro de la Iglesia católica, empujado por el ex nuncio en los Estados Unidos, Carlo Maria Viganó, quien dedicó al tema un largo memorial en el cual acusó al mismo Bergoglio de supuestamente solapar los abusos del purpurado y exigió su renuncia. Un escrito con enormes lagunas, que omitió deliberadamente nombres y responsables, sin mencionar siquiera a los papas Juan Pablo II o Benedicto XVI.

Por lo pronto y a sus 88 años, el ex cardenal (ahora sentenciado) reside actualmente en el convento St. Fidelis en Victoria, Kansas, donde también viven cinco capuchinos franciscanos. Un apartamento ubicado en la diócesis de Salinas, junto a la Basílica de St. Fidelis, conocida también como la “Catedral de la llanura”, meta de unos 16 mil turistas cada año.

Tras una breve nota en junio pasado, en la cual sostenía su inocencia y se mostraba listo para declaran en cualquier investigación, desde entonces McCarrick no dio ninguna declaración. Afrontando todo el proceso a través de un abogado, en silencio.


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McCarrick expulsado del Colegio cardenalicia, ahora también del clero-

Cardenal Theodore Edgar McCarrick.Cardenal Theodore Edgar McCarrick. 

Santa Sede: abusos, McCarrick dimitido del estado clerical

La Congregación para la Doctrina de la Fe da a conocer que el ex cardenal McCarrick fue declarado culpable de solicitación en Confesión y violaciones del Sexto Mandamiento del Decálogo con menores y adultos, con el agravante de abuso de poder. El Papa reconoce el carácter definitivo de esta decisión.

Sergio Centofanti – Ciudad del Vaticano

El ex cardenal estadounidense Theodore Edgar McCarrick, de 88 años, ha sido dimitido del estado clerical. Lo ha anunciado hoy un Comunicado de la Congregación para la Doctrina de la Fe. A continuación el texto:

“El 11 de enero de 2019, el Congresso de la Congregación para la Doctrina de la Fe emanó el decreto final del proceso penal contra Theodore Edgar McCarrick, arzobispo emérito de Washington, DC, por el cual el acusado fue declarado culpable de los siguientes delitos  perpetrados como clérigo: solicitaciones en confesión y violaciones del sexto mandamiento del Decálogo con menores y adultos, con la circunstancia agravante del abuso de poder, por lo que se le impuso la pena de dimisión del estado clerical. El 13 de febrero de 2019, la sesión ordinaria (Feria IV) de la Congregación para la Doctrina de la Fe examinó los argumentos presentados en el recurso por el apelante y decidió confirmar el decreto del Congresso. Esta decisión fue comunicada a Theodore McCarrick el 15 de febrero de 2019. El Santo Padre ha reconocido la naturaleza definitiva de esta decisión, según norma de ley,  la cual  hace del caso res iudicata, es decir, no sujeta a posterior recurso”.

Reconstrucción de la historia

En septiembre de 2017, la Arquidiócesis de Nueva York informó a la Santa Sede de las acusaciones hechas por un hombre a McCarrick de haber abusado de él en la década de 1970 cuando era un adolescente. El Papa ordena una investigación preliminar exhaustiva llevada a cabo por la Arquidiócesis de Nueva York y al final de la cual la documentación relativa se transmite a la Congregación para la Doctrina de la Fe. En junio de 2018, el Cardenal Secretario de Estado, Pietro Parolin, siguiendo instrucciones del Papa Francisco, dio instrucciones para que McCarrick ya no ejerce públicamente su ministerio sacerdotal. Mientras tanto, a medida que surgen serias pistas durante la investigación, el Papa, el 28 de julio de 2018, acepta su renuncia al Colegio de Cardenales, ordenándole la prohibición del ejercicio del ministerio público y la obligación de llevar una vida de oración y penitencia.

El 6 de octubre de 2018, un comunicado de la Santa Sede declara firmemente: “Tanto el abuso como su cobertura ya no pueden ser tolerados y un tratamiento diferente para los obispos que los han cometido o cubierto representa una forma de clericalismo que no debe aceptarse”. Y reitera la “urgente invitación” del Papa Francisco “a unir fuerzas para combatir el grave flagelo de los abusos dentro y fuera de la Iglesia y para evitar que esos crímenes se cometan contra los más inocentes y más vulnerables de la sociedad”. En vista de la reunión en el Vaticano de los presidentes de las Conferencias Episcopales de todo el mundo del 21 al 24 de febrero de 2019, subraya finalmente las palabras del Papa en la Carta al Pueblo de Dios: “La única forma en la que tenemos que responder a este mal que se toma tantas vidas es vivirlo como una tarea que nos involucra y nos afecta a todos como Pueblo de Dios. Esta conciencia de sentirse parte de un pueblo y una historia común nos permitirá reconocer nuestros pecados y errores del pasado con una apertura penitencial capaz de dejarnos renovar desde dentro”(20 de agosto de 2018).


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Vaticano: nombrado el nuevo camarlengo. De qué se trata

cardenal Kevin Joseph Farrell camarlengoEl cardenal Kevin Joseph Farrell 

Francisco nombra al card. Kevin Farrell camarlengo de Santa Iglesia Romana

El Prefecto del Dicasterio para los Laicos, la Familia y la Vida sucede al cardenal Jean-Louis Tauran fallecido el 5 de julio del año pasado. El camarlengo cuida y administra los bienes y derechos temporales de la Santa Sede durante la Sede Vacante y constata la muerte del Pontífice

Ciudad del Vaticano

El Papa Francisco ha nombrado camarlengo de la Santa Iglesia Romana al cardenal Kevin Joseph Farrell, Prefecto del Dicasterio para los Laicos, la Familia y la Vida. El purpurado sucede al cardenal Jean-Louis Tauran, nombrado para esta tarea por el Papa Francisco el 20 de diciembre 2014 y fallecido el 5 de julio del año pasado.

El camarlengo es el purpurado que preside la Cámara Apostólica y desarrolla la tarea de cuidar y administrar los bienes y los derechos temporales de la Santa Sede durante la Sede Vacante. El artículo 171 de la Constitución Apostólica Pastor Bonus afirma:

“Cuando está vacante la Sede Apostólica, es derecho y deber del cardenal Camarlengo de la Santa Iglesia Romana reclamar, también por medio de un delegado suyo, a todas las administraciones dependientes de la Santa Sede las relaciones sobre su estado patrimonial y económico, así como las informaciones sobre los asuntos extraordinarios que estén eventualmente en curso, y a la Prefectura de los Asuntos Económicos de la Santa Sede el balance general del año anterior, así como el presupuesto para el año siguiente. Está obligado a someter esas relaciones y balances al Colegio de Cardenales”.

La Constitución Apostólica Universi Dominici Gregis, sobre la Vacante de la Sede Apostólica y la elección del Romano Pontífice, en el artículo 17 recuerda otra tarea del camarlengo:

“Apenas recibida la noticia de la muerte del Sumo Pontífice, el Camarlengo de la Santa Iglesia Romana debe comprobar oficialmente la muerte del Pontífice en presencia del Maestro de las Celebraciones Litúrgicas Pontificias, de los Prelados Clérigos y del Secretario y Canciller de la Cámara Apostólica, el cual deberá extender el documento o acta auténtica de muerte. El Camarlengo debe además sellar el estudio y la habitación del mismo Pontífice, disponiendo que el personal que vive habitualmente en el apartamento privado pueda seguir en él hasta después de la sepultura del Papa, momento en que todo el apartamento pontificio será sellado; comunicar la muerte al Cardenal Vicario para la Urbe, el cual dará noticia al pueblo romano con una notificación especial; igualmente al Cardenal Arcipreste de la Basílica Vaticana; tomar posesión del Palacio Apostólico Vaticano y, personalmente o por medio de un delegado suyo, de los Palacios de Letrán y de Castel Gandolfo, ejerciendo su custodia y gobierno; establecer, oídos los Cardenales primeros de los tres órdenes, todo lo que concierne a la sepultura del Pontífice, a menos que éste, cuando vivía, no hubiera manifestado su voluntad al respecto; cuidar, en nombre y con el consentimiento del Colegio de los Cardenales, todo lo que las circunstancias aconsejen para la defensa de los derechos de la Sede Apostólica y para una recta administración de la misma”.


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Nuevo arzobispo en Lima tras la jubilación de Cipriani

Lima, el Papa da golpe de timón y sustituye al cardenal Cipriani

Con una rapidez inusitada, Francisco acepta la renuncia presentada por el cardenal Juan Luis Cipriani y designa a un sacerdote diocesano como nuevo arzobispo primado del Perú

El cardenal Juan Luis Cipriani

Pubblicato il 25/01/2019
Ultima modifica il 25/01/2019 alle ore 12:59
ANDRÉS BELTRAMO ÁLVAREZ
CIUDAD DEL VATICANO

Un golpe de timón. Lima tiene nuevo arzobispo, un sacerdote diocesano. Se llama Carlos Gustavo Castillo Mattasoglio y es el nuevo primado del Perú. El Papa aceptó hoy la renuncia (por límite de edad) presentada por el cardenal Juan Luis Cipriani Thorne, apenas 29 días atrás. Un cambio rapidísimo, fuera de todo protocolo y que esconde situaciones ajenas, por ejemplo, a la salud del purpurado. Con la llegada del nuevo pastor, se preanuncia un cambio de 180 grados en el estilo pastoral en la Iglesia limeña.

Nacido el 28 de febrero de 1950 en la capital peruana, el nuevo arzobispo recibió la ordenación sacerdotal el 15 de julio de 1984 de manos del cardenal Juan Landázuri Ricketts. Estudió sociología Universidad Nacional Mayor de San Marcos y cuenta con una licenciatura y un doctorado en teología, ambos por la Pontificia Universidad Gregoriana de Roma.

Fue vicario parroquial en varios templos y responsable de las parroquias “Virgen medianera” (2002-2009) y San Lázaro (2010-2015). Se desempeñó como responsable arquidiocesano de la pastoral universitaria, vicario para la pastoral juvenil, organizador de la vicaría para la juventud y responsable de la pastoral vocacional, entre otras cosas.

En la actualidad, se desempeña como docente principal a tiempo completo en la Pontificia Universidad Católica del Perú (PUCP), donde dicta los cursos Revelación de Dios en la historia, Teología 1 y Teología 2. Es autor, además, de algunos libros entre los cuales destacan: “Libres para creer: La conversión según Bartolomé de las Casas en la historia de las Indias” (1993), “Joven, a ti te digo: Levántate” (1996), “Teología de la regeneración” (2001, con edición en italiano) y “La Opción por los jóvenes en Aparecida” (2009).

La noticia del cambio de estafeta se había filtrado en las últimas horas y, en Perú, los principales medios de comunicación hacían notar el evidente cambio de tono en la arquidiócesis primada. Destacan, sobre todo, las diferencias de Castillo Mattasoglio con Cipriani, quien sale de escena tras 20 años de guiar a la Iglesia en Lima.

Este último innegable figura del episcopado peruano, miembro de la prelatura del “Opus Dei” e integrante del Consejo de Economía del Vaticano, se convirtió en primado gracias al nombramiento que recibió del Papa Juan Pablo II el 9 de enero de 1999. Antes había sido, primero, obispo auxiliar de Ayacucho (1988) y, luego, arzobispo titular en esa diócesis, a partir de 1991. El mismo pontífice polaco lo creó cardenal, el 21 de enero de 2001.

Es recordado como una figura mediática por varias de sus intervenciones públicas. Entre ellas su participación como mediador en el asalto perpetrado por la organización terrorista Movimiento Revolucionario Tupac Amaru (MRTA) a la embajada de Japón en Perú. Un episodio ocurrido en diciembre de 1996 y relatado en su libro “Doy fe” (2012). Seguido y cuestionado por igual, se caracterizó por ser un obispo incómodo. Duramente criticado por su cercanía con el ex presidente Alberto Fujimori (aún preso por corrupción), a quien defendió en varias ocasiones.

No obstante su protagonismo, lejos estuvo de “hegemonizar” la Conferencia del Episcopado Peruano, como algunos órganos informativos cercanos al Vaticano escribieron en las últimas horas en Roma. Nunca fue presidente de ese cuerpo episcopal. Fueron notables sus desavenencias con algunos de sus responsables, como el jesuita Luis Bambarén Gastelumendi y Miguel Cabrejos Vidarte.

Como arzobispo promovió una exitosa “Marcha por la Vida”, una manifestación que se repite cada año y que llegó a convocar más de 500 mil personas. Durante buena parte de su episcopado afrontó el conflicto en la Pontificia Universidad Católica de Perú (PUCP), cuyos directivos se rebelaron a su autoridad y terminaron siendo desconocidos por la Santa Sede, que les prohibió el uso de los títulos de “pontificia” y “católica”. Una controversia civil y canónica durada años, que se solucionó sólo con la llegada al papado de Jorge Mario Bergoglio, quien ordenó dar marcha atrás con la prohibición y envió a Giuseppe Versaldi para encontrar una salida.

La crisis en la PUCP y otras situaciones explosivas, entre ellas su cercanía con el Sodalicio de Vida Cristiana (cuyo fundador, Luis Fernando Figari, cometió abusos de todo tipo), desgastaron la imagen pública del cardenal. En el punto más álgido del conflicto con la universidad, Cipriani revocó los permisos para impartir teología a todos los docentes, entre ellos a su sucesor Carlos Gustavo Castillo Mattasoglio. La posterior intervención vaticana devolvió esas licencias y quitó a la casa de estudios del ámbito de influencia del arzobispado limeño.

El cambio de marcha en la arquidiócesis primada del Perú parecía inevitable y consolida una tendencia en las designaciones episcopales realizadas por el Papa argentino. Ejemplos sobran: Bolonia, Chicago, Madrid, Ciudad de México, La Plata. Todas estas son demarcaciones eclesiásticas clave, de gran extensión y peso. En todas ellas, Francisco ha colocado hombres con un perfil y con una misión muy precisos: exponentes de la “Iglesia en salida”, que él mismo predica. Ellos han sustituido a notables obispos “conservadores”. Además, sus transiciones no han sido sencillas, y han generado numerosas resistencias. Situación que, previsiblemente, se repetirá en Lima.

Jorge Mario Bergoglio cuenta con hombres de confianza en el episcopado peruano, capaces de sugerirle y orientarle a la hora de elegir obispos. El más destacado de ellos es Pedro Barreto, arzobispo de Huancayo, a quien el propio pontífice elevó a la dignidad de cardenal.

Lo verdaderamente llamativo es la velocidad con la cual el Papa Francisco aceptó la renuncia de Cipriani. Considerando que no tiene problemas de salud, la tradición establece una espera prudencial de -cuanto menos- varios meses. Otros cardenales han permanecido en sus puestos incluso durante años antes que el Pontífice ratificase sus dimisiones. Un ejemplo reciente es el del cardenal Norberto Rivera Carrera, cuya renuncia como arzobispo de la Ciudad de México fue aceptada seis meses después de su presentación y fue tachada como rápida por acreditados observadores del Vaticano.

En el caso del arzobispo limeño saliente, apenas pasaron 29 días desde que envió a Roma su carta de salida el 28 de diciembre pasado, cuando cumplió los 75 años. Según la ley fundamental de la Iglesia católica, el Código de Derecho Canónico, a esa edad todos los obispos deben presentar sus renuncias y esperar lo que determine el pontífice. Pero, para elegir a un sucesor, se requiere de un proceso de consulta que dura de cuatro a seis meses, como mínimo.

Resulta sugestivo que el cambio para Lima no haya sido precipitado y que llevase semanas de preparación. La última vez que Cipriani estuvo en Roma fue en noviembre de 2018, justo en los mismos días en que tuvo lugar una ceremonia convocada para condecorarlo “por su destacado servicio en defensa de la vida”. En su lugar, asistió a la premiación el obispo auxiliar de Lima, Adriano Tomasi. Aunque no fue incluida en las agendas papales públicas de esos días, varias fuentes confirmaron al Vatican Insider que el cardenal fue recibido -entonces- por el Pontífice en privado. El motivo de aquella reunión permanece por ahora desconocido, pero nadie puede descartar que pronto se conozcan detalles. Quizás de la mano de una bomba informativa.