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Temas que preocupan en este momento en el Vaticano.El Papa quiere transparencia?

Parolin: “Opaca” l’operazione immobiliare con i soldi dell’Obolo di San Pietro

Il Segretario di Stato commenta la compravendita milionaria della Santa Sede all’estero al centro di indagini: «Si farà luce». Il viaggio del Papa in Giappone: occasione per appello al disarmo. Morte Al Baghdadi: «Sradicare cultura che porta a derive come l’Isis»

Il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin

ROMA. «Una operazione opaca sulla quale la magistratura vaticana farà luce». Non si sbilancia – nel perfetto stile da diplomatico di lungo corso – il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, nel commentare le compravendite immobiliari milionarie a Londra per le quali è in corso tra le mura leonine un’indagine che ha portato finora alla sospensione di cinque dipendenti della Santa Sede. Tra questi, il direttore dell’Aif Tommaso Di Ruzza, “scagionato” dalla stessa Authority con un comunicato del presidente René Brülhart.

Un’indagine, avviata dopo le denunce di questa estate da parte dello Ior e dell’ufficio del Revisore generale, che peraltro ha investito anche il Dicastero presieduto dal cardinale, la Segreteria di Stato, l’ufficio che collabora a più stretto contatto con il Papa, con la perquisizione dello scorso 1° ottobre di documenti e computer. Operazione, questa, autorizzata dai pm vaticani Gian Piero Milano e Alessandro Diddi ed eseguita dai gendarmi, guidati in quel momento dal comandante Domenico Giani, dimissionario lo scorso 15 ottobre, della quale Parolin pare che non fosse stato neppure avvertito.

«Adesso si sta lavorando per chiarire tutto», ha detto oggi il primo ministro della Santa Sede a margine di un evento a Palazzo Borromeo. E alle domande sull’amministrazione dell’Obolo di San Pietro, il fondo che raccoglie le offerte dei fedeli al Papa per le opere di carità (ma anche per il sostentamento della Curia), ha risposto semplicemente: «Io credo che sia amministrato bene».

Le investigazioni, intanto, proseguono – cercando di rimanere più possibile lontane dai riflettori – per volontà di Francesco che continua a predicare che «per la Chiesa è giunto il tempo della trasparenza».

LEGGI ANCHE – Papa Francesco: “Per la Chiesa è tempo di trasparenza. Oggi è il Vaticano che denuncia i corrotti”

In questo vortice in cui figurano i nomi del finanziere Raffaele Mincione, dell’ex sostituto della Segreteria di Stato, il cardinale Angelo Becciu (sotto il cui ministero sarebbero state svolte le transazioni sospette) e il suo successore, il venezuelano Edgar Peña Parra (che sembra abbia voluto porre rimedio alla operazione spericolata), è finito pure il premier Giuseppe Conte. Ieri il Financial Times ha affermato che un fondo di investimenti sostenuto dalla Santa Sede per cui fece una consulenza legale Conte, una settimana prima di diventare premier, è al centro di un’indagine per corruzione finanziaria. Il fondo in questione sarebbe l’Athena Global Opportunities di Mincione che avrebbe partecipato al famoso investimento per un immobile di pregio a Sloane Square, nel cuore della capitale britannica.

Per ora sembra essere «pretestuoso» il coinvolgimento di Conte in questa vicenda, come affermato da più parti nei Sacri Palazzi. Parolin non ne ha fatto menzione nel breve dialogo con la stampa a Palazzo Borromeo.

Per i vertici della Santa Sede, ora che si è concluso il Sinodo sull’Amazzonia, le priorità sono ben altre. A cominciare dal viaggio in Giappone e in Thailandia del Papa dal 19 al 26 novembre prossimi. Secondo il Segretario di Stato sarà una visita importante in quanto occasione per il Papa per lanciare «un appello a prendere sul serio il disarmo, in riferimento alle principali località che visiterà, cioè Hiroshima e Nagasaki». «Oggi siamo davvero in grande pericolo», ha detto il cardinale, «la tendenza è a riarmarsi e ad aumentare gli arsenali anziché diminuirli, senza tenere conto che questo non produce maggiore sicurezza ma sottrae risorse a uno sviluppo sostenibile di tutti gli uomini e di tutte le donne».

La stessa preoccupazione il porporato l’ha espressa per la Siria, dove proprio oggi la tregua è stata interrotta da violenti combattimenti nella zona settentrionale tra le forze del regime di Damasco e quelle turche. «La situazione in Siria ci preoccupa, continua a farlo e sembra non avere molte prospettive di soluzione. La Santa Sede ha davvero sempre insistito su questa importanza del dialogo e del negoziato per risolvere questi problemi che però sembrano segnare un po’ il passo e continuano a provocare grandi sofferenze soprattutto a livello di popolazione», ha sottolineato Parolin.

Che si è mostrato prudente sulle prospettive di pacificazione aperte dalla morte del califfo dello Stato islamico, Al-Baghdadi, ucciso nell’operazione “Kayla Mueller” delle forze speciali Usa. «La guerra contro l’Isis era stata dichiarata già finita – ha commentato il cardinale -, l’importante in questo casi è sradicare la cultura che ha provocato questo fenomeno quindi dando risposte come quelle che stanno chiedendo le popolazioni in Iraq». Soltanto attraverso un «lavoro forte a livello sociale e culturale si potranno evitare queste derive che si sono manifestate nell’esperienza dell’Isis».


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Vaticano: especulaciones sobre la compra de un edificio en Londres. Polémica entre Becciu y Parolin.

Scintille Parolin-Becciu sugli investimenti del Vaticano

Il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin

CITTÀ DEL VATICANO. In Vaticano si alza il livello di tensione e fibrillazione attorno alla compravendita milionaria del palazzo di Londra. Ieri le scintille sono scoppiate, a distanza, fra due cardinali ai piani altissimi: il segretario di Stato Pietro Parolin e l’attuale prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, Angelo Becciu, all’epoca dell’operazione sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato, ruolo per cui è ritenuto da molti responsabile della presunta speculazione. Sull’investimento avviato nel 2012 è in corso tra le mura leonine un’indagine della magistratura, che ha portato finora alla sospensione di cinque dipendenti della Santa Sede, tra cui l’allora segretario di Becciu, monsignor Mauro Carlino.
Quella nella capitale inglese è «un’operazione opaca sulla quale si farà luce», ha affermato Parolin, che per la prima volta si è espresso sull’affaire sotto inchiesta. «Si sta lavorando per chiarire tutto», ha aggiunto. Mentre l’Obolo di San Pietro, il fondo che raccoglie le offerte dei fedeli al Papa per le opere di carità (e per il sostentamento della Curia), e che in parte sarebbe stato utilizzato per l’acquisizione londinese, ritiene che «sia amministrato bene».
Becciu: accuse infanganti

Qualche ora dopo, Becciu rilascia un’intervista piccata all’Ansa: «Perché opaca?». Premette: «Anzitutto è prassi che la Santa Sede investa nel mattone, l’ha fatto sempre: a Roma, a Parigi, in Svizzera e anche a Londra. Pio XII fu il primo ad acquistare degli immobili a Londra. Ci è stata avanzata la proposta di questo storico palazzo e quando fu realizzata non c’era niente di opaco. L’investimento era regolare e registrato a norma di legge». Becciu definisce «infanganti» le accuse mosse nei suoi confronti da più parti, assicura di non avere «mai manomesso» i soldi dei poveri, e che le «difficoltà» dell’investimento immobiliare londinese sono «nate con il socio di maggioranza», Raffaele Mincione, mai nominato dal cardinale. «Egli disattendendo le indicazioni reiterate continuava a investire in attività che la Segreteria di Stato non poteva condividere».

Parla di «Carige, Bpm, Retelit». Secondo il porporato, «si volevano invece i classici investimenti della Segreteria di Stato: a capitale garantito e non di carattere speculativo. A un certo punto abbiamo detto: ora basta. Si trattava però di individuare il modo per uscire». Ma Becciu, a quel punto, era già «andato via e non so cosa sia successo dopo».


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Encuentro de Parolín con los periodistas. Temas internacionales.

Cardenal Parolin.Cardenal Parolin. 

Parolin: diálogo, reformas y desarme para resolver los desafíos internacionales

En la Embajada de Italia ante la Santa Sede, en Roma, el Secretario de Estado del Vaticano, Pietro Parolin, interviene en la presentación de un libro, pero, solicitado por los periodistas, también toca el tema de Siria e Irak y habla sobre lo que será el centro de la próxima visita del Papa Francisco a Japón.

Benedetta Capelli e Adriana Masotti – Ciudad del Vaticano

A última hora de la mañana, en la presentación del libro de Monseñor Darío Edoardo Viganò, titulado “El cine de los Papas. Documentos inéditos de la Filmoteca del Vaticano”, que ha tenido lugar en la Embajada de Italia ante la Santa Sede, en Roma, ha intervenido el Cardenal Pietro Parolin, Secretario de Estado del Vaticano. Hablando con los periodistas, al margen de la presentación, el Cardenal respondió a algunas preguntas sobre noticias internacionales, en concreto sobre la actual situación en Siria y el próximo viaje del Papa Francisco a Asia.

Siria: diálogo y reformas para una paz duradera

Con respecto a Siria aún en conflicto, el Cardenal Parolin reiteró que la Santa Sede siempre insiste en la importancia del diálogo y la negociación para resolver los problemas que continúan causando tanto sufrimiento. Además, observa que la guerra contra el ISIS ya se había declarado terminada, Luego observó que la guerra contra los Isis ya se había declarado terminada, pero que la importancia de erradicar la cultura que causó ese fenómeno es evidente y que esto se hace dando respuestas a las necesidades de la población, es decir, haciendo reformas como las que mucha gente está pidiendo por ejemplo en Irak. Sólo así, concluye, será posible evitar las derivas que se han manifestado en la experiencia del ISIS.

En Japón, el llamamiento al desarme

Con respecto a la visita que el Papa Francisco hará a Tailandia y Japón del 19 al 26 de noviembre, el Secretario de Estado dijo que el Papa Francisco se está preparando muy cuidadosamente. Para él será un regreso a esa zona después de su viaje a Myanmar y Bangladesh.

Con respecto a los temas que estarán en el centro de la visita del Papa a Japón, el Cardenal Parolin aseguró que habrá un insistente llamamiento al desarme. “De hecho, corremos un gran peligro – observa el Cardenal – porque vemos que en lugar de la destrucción de los arsenales, la tendencia en curso es la del rearme”. “Y esto sin garantizar una mayor seguridad para las poblaciones, más bien – puntualizó – quitando recursos importantes para el desarrollo de las sociedades”.


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Peregrinación de las familias a Pompeya (Italia)

Peregrinación Nacional  Familias  mensaje ParolinLa Peregrinación Nacional de las Familias en septiembre 2018, organizada por la Renovación en el Espíritu Santo  

Peregrinación familias. Parolin: rezar el rosario para fortalecer los lazos

Hoy tiene lugar la Peregrinación Nacional de las Familias a Pompeya, organizada por la Renovación en el Espíritu Santo. En su mensaje a los participantes, el Cardenal Parolin destaca los frutos de la oración mariana.

Marco Guerra – Ciudad del Vaticano

“Rezando el Rosario en su peregrinación, las familias recibirán los mismos beneficios, porque, como dice el Papa, la familia que reza unida permanece unida. El rezo del Santo Rosario Mariano, como poderoso instrumento para reforzar los lazos e inundar “con beneficiosa armonía la relación entre marido y mujer, entre padres e hijos”, es impulsado por el Secretario de Estado Vaticano, el Cardenal Pietro Parolin, en el mensaje dirigido a los participantes de la XII Peregrinación Nacional de las Familias por la Familia al Santuario Mariano de Pompeya. El evento organizado por la Renovación en el Espíritu Santo concluirá a las 19.00 horas con la celebración eucarística presidida por el Cardenal Fernando Filoni, Prefecto de la Congregación para la Evangelización de los Pueblos.

El rezo del rosario ensancha los corazones

“En generaciones pasadas, las familias se reunían en torno al hogar por la tarde para rezar el Santo Rosario -recuerda el cardenal- y esa petición recitada juntos ensanchaba los corazones al perdón, sanando los conflictos que pudieran haber existido en ese día”.

La Virgen impulsa a la reconciliación

El Cardenal Parolin vuelve a insistir en los frutos de la oración mariana: “Nuestra Señora del Rosario todavía desata los nudos que surgen en las relaciones conyugales y empuja hacia la reconciliación, incluso entre familia y familia [….]. La Madre de Jesús nos muestra el camino y, como en Caná de Galilea, suscita el milagro del vino nuevo para todas nuestras familias, abriendo caminos de solidaridad y de paz para todos los pueblos”.

El X Encuentro Mundial de las Familias

En su mensaje, el Secretario de Estado vaticano también mira hacia el próximo Encuentro Mundial de las Familias: “A la luz de esto, vuestra peregrinación se prepara también para el Décimo Encuentro Mundial de las Familias, que se celebrará en Roma en 2021, y que tendrá como tema: “El amor familiar: vocación y camino hacia la santidad”. En efecto, el camino de la santidad necesita la armonía, típicamente femenina, que brota del corazón de la Virgen de Nazaret”.

El Papa confía las familias a María

“El Papa cuenta con vosotros y pide que las familias más frágiles sean cada vez más objeto de vuestros cuidados y de vuestro acompañamiento -escribe el cardenal Parolin-, los que viven la tragedia de la separación, los más pobres, los que no encuentran trabajo o lo han perdido, los afligidos por  sufrimientos y por lutos”.  “Mientras pide orar por él y por su servicio a la Iglesia – concluye el cardenal -, Su Santidad confía su camino a la intercesión maternal de María, Reina de las familias, y envía de corazón a Vuestra Excelencia y a todos los participantes una especial bendición apostólica”.


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La diplomacia vaticana según el Card. Parolín, secretario de Estado.

Card. Parolin explica las claves de la diplomacia de la Iglesia en la actualidad

La diplomacia eclesiástica, el inminente encuentro entre el Papa con Putin y el fenómeno de las migraciones. Estos son algunos de los temas tratados por el Secretario de Estado Vaticano, el Cardenal Pietro Parolin, en la entrevista que concedió con motivo de la fiesta del periódico “Avvenire” en la región italiana de la Basilicata.

Ciudad del Vaticano

La diplomacia de la Santa Sede con el Papa Francisco. Sobre este tema, el pasado 29 de junio en Potenza, el secretario de Estado, cardenal Pietro Parolin, vivió la última noche de la fiesta del periódico “Avvenire”, promovida por la Conferencia Episcopal de la Basilicata, región italiana del sur y la Asociación Europa Joven. Respondiendo a las preguntas del director de Avvenire, Marco Tarquinio, el purpurado recordó que “los objetivos de la diplomacia de la Santa Sede se sintetizan en la búsqueda y promoción de la paz”. El diálogo se ha publicado hoy en el diario católico.

Tres claves de la diplomacia de la Iglesia actual

Parolin subrayó que “el Papa Francisco es parte de la diplomacia de la Iglesia con tres características particulares”. En primer lugar, el Pontífice “nos invita a no considerar los problemas en abstracto, sino en concreto, teniendo siempre delante de nosotros los rostros de las personas: niños, ancianos, marginados, víctimas de la violencia. La segunda característica, añadió el Secretario de Estado, es la vinculada a las periferias. “Antes había una visión predominantemente eurocéntrica, el Papa intenta introducir una perspectiva diferente. Son las periferias las que ayudan al centro a comprender la realidad del mundo de hoy”. “La tercera característica -explicó el purpurado- es la de la proactividad: no limitarse a reaccionar ante las crisis, sino tratar de prevenirlas y estar presentes, teniendo en cuenta los modestos medios de que disponemos”.

Afrontar los problemas con serenidad

Por su parte, el director de Avvenire preguntó al cardenal cuáles fueron los mejores momentos y cuáles los más críticos junto al Papa. El secretario del Estado Vaticano respondió subrayando que “no han sido años tranquilos”. “Pienso en las tensiones relacionadas con el impulso reformista alentado por el Pontífice o las críticas suscitadas por el acuerdo con China. En este contexto lo que siempre me ha impresionado es la actitud de serenidad del Papa Francisco. El Papa puede estar preocupado por los problemas, pero entonces siempre los afronta con gran paz interior”.

“Me impresiona -añadió el Cardenal Parolin- su insistencia en la alegría de que me atrevería a definir casi una figura de su pontificado y que, evidentemente, también se puede aplicar en el campo de la diplomacia: nadie puede quitarnos la profunda alegría de sentirnos amados por el Señor, que guía la historia más allá de las muchas agitaciones de los hombres”.

La Iglesia y China

Durante la conversación, también se mencionó el histórico acuerdo con China para el nombramiento de obispos. El primer resultado positivo, subrayó el secretario de Estado, “es que ahora todos los obispos chinos están en comunión con el Papa”. “Dos de ellos, por primera vez, participaron en el Sínodo de la Juventud el pasado mes de octubre. Ahora estamos empezando a hacer realidad este acuerdo. A través del mecanismo previsto por el mismo se buscan candidatos para las nominaciones en las diversas diócesis vacantes”.

“El principio que nos guía -observó el Cardenal Parolin- es que los fieles chinos son buenos ciudadanos y buenos católicos, y por lo tanto respetuosos de las leyes, pero al mismo tiempo no se les impide vivir plenamente su fe católica que implica una comunión efectiva con el Papa. Habrá momentos difíciles, pero se ha creado una cierta confianza mutua que podemos aprovechar para enfrentarnos a problemas futuros. Esperemos que este acuerdo sea una pequeña semilla que pueda brotar y dar fruto”.

Encuentro del Papa Francisco y Putin

Por otra parte, durante este diálogo se hizo referencia a la audiencia del 4 de julio, en la que el Papa Francisco recibirá al Presidente de la Federación Rusa, Vladimir Putin. “El Presidente de Rusia -dijo el Cardenal Parolin- se considera un hombre religioso, y por eso creo que reconoce en el Papa la encarnación de valores que considera importantes en su vida. También está la atención de Rusia a cuestiones como la protección de los cristianos en Oriente Medio y la crisis de los valores cristianos en las sociedades occidentales. La reunión será una oportunidad para abordar cuestiones que preocupan a la Santa Sede, como la situación en Siria y el conflicto en la región oriental de Ucrania”.

La importancia del diálogo entre israelíes y palestinos

El director de Avvenire, Marco Tarquinio, recordó también que los obispos católicos de Tierra Santa han declarado recientemente que ahora consideran “retórica vacía” la fórmula “dos pueblos-dos estados”. “Creemos que a nivel de principios, dijo el Secretario de Estado, sigue siendo válida la fórmula de los dos Estados con fronteras definidas de manera común e internacionalmente reconocida sobre la base de las resoluciones de las Naciones Unidas. Pero es cierto que esta fórmula se encuentra con un creciente escepticismo en la opinión pública. Y por eso hay muchas dudas sobre su viabilidad”. “Creemos -añadió- que la única manera es a través del diálogo directo entre israelíes y palestinos. Sólo se puede reiniciar con la condición de un mínimo de confianza mutua que hoy falta”.

 

El Cardenal Parolin se refirió entonces a la relación entre cristianos y musulmanes. Destacó, en particular, que el documento sobre la fraternidad humana para la paz mundial y la convivencia, firmado en Abu Dhabi por el Papa Francisco y el Gran Imán de Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb, “es un paso muy importante en el diálogo con el Islam”. “Un concepto importante que se encuentra en el texto -dijo el purpurado- es el de ciudadanía: todos los habitantes de un país son ciudadanos con los mismos derechos y deberes ante cualquier distinción religiosa. Es interesante que este Documento en algunos países islámicos ya haya entrado en el plan de estudios de las escuelas y universidades. Es una buena señal. Para otros cambios hay que esperar una maduración lenta y necesaria”.

Migraciones: indispensable colaboración internacional

La entrevista se centró también en el tema que marca una época en Europa: las migraciones. ¿Cómo conciliar, preguntó Marco Tarquinio, el deber moral de acogida con la virtud política de la prudencia? “La Iglesia -respondió Parolin- debe recordar las exigencias del Evangelio, los laicos deben tener autonomía sobre las decisiones que pertenecen a la política. Pero estas últimas deben ser respetuosas de la persona humana, de su dignidad y de sus derechos. Lamentablemente, estamos divididos en estas cuestiones y las divisiones no conducen a las mejores soluciones. Me permito invitarlos a enfrentar estos fenómenos juntos, a ser constructivos evitando la exasperación de los tonos, que es inútil”. “La comunidad mundial ha tratado de dar respuestas concretas con el Pacto Mundial. La colaboración internacional es un método indispensable”.

Sínodo sobre el Amazonas

Parolin también habló sobre el Sínodo sobre el Amazonas, programado para el 6 al 27 de octubre. “Alguien -dijo el Secretario de Estado- expresó su preocupación por la naturaleza política de esta asamblea en referencia a la soberanía sobre la Amazonía. La Santa Sede reiteró el carácter eclesial y pastoral del acontecimiento. Eso no significa, sin embargo, ignorar la realidad concreta, los problemas experimentados por los pueblos de esa región y el hecho de que la Amazonía es también un bien de la humanidad y como tal debe ser preservado”.

Situación en Venezuela

Finalmente, el purpurado, refiriéndose a la situación en Venezuela, subrayó que “de las noticias provenientes de fuentes fidedignas surge la imagen de un drama que continúa y se profundiza, en la incapacidad de encontrar respuestas efectivas que inviertan la tendencia”. En mi opinión”, concluyó, “la solución debe ser esencialmente política. Hay varias propuestas sobre la mesa -pienso, por ejemplo, en las negociaciones patrocinadas por Noruega-, pero necesitan sabiduría, valor y voluntad para buscar el verdadero bien de la población por parte de los actores implicados. La Santa Sede no cesa de acompañar al país apoyando todas las iniciativas que puedan favorecer desarrollos positivos”.


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Mejoran las relaciones China-Vaticano. Entrevista Card. Parolín

Cardenal Pietro Parolin, Secretario de Estado de la Santa Sede. Cardenal Pietro Parolin, Secretario de Estado de la Santa Sede.  

Parolin: “Con China estamos inaugurando un método positivo”

En una larga entrevista del Secretario de Estado del Vaticano con el periódico chino Global Times, el purpurado asegura que esperan “poder lograr progresivamente resultados concretos”

“Como una señal de los desarrollos positivos en las relaciones chino-vaticanas, las últimas celebraciones de Pascua se han llevado a cabo pacíficamente en toda China y la participación de un representante del Vaticano en la Exposición Internacional de Horticultura en Beijing atrajo una atención positiva” ha asegurado el cardenal Pietro Parolin durante la entrevista que ha concedido en exclusiva a los periodistas Francesco Sisci e Zhang Yu de Global Times. Una larga entrevista en la que Parolin habló sobre el progreso reciente del Acuerdo Interino entre China y la Santa Sede.

Significado y funcionamiento del Acuerdo

Respondiendo a una pregunta sobre el diálogo en curso y cómo está avanzando luego de la firma del Acuerdo Interino sobre el nombramiento de obispos en China firmado el 22 de septiembre de 2018, el Secretario de Estado asegura: “Las dos partes saben que este acto constituye el punto de llegada de un largo viaje, pero es sobre todo un punto de partida. Tenemos confianza en que ahora podemos abrir una nueva fase de mayor colaboración para el bien de la comunidad católica china y para la armonía de toda la sociedad. Los canales de comunicación están funcionando. Hay elementos que muestran un aumento de confianza entre las dos partes. Estamos inaugurando un método que parece positivo y que, sin duda, será necesario desarrollar con el tiempo, pero que ahora mismo nos da la esperanza de que podamos lograr progresivamente resultados concretos”. En este sentido, ha explicado que “deben caminar juntos” porque solo así podrán “sanar las heridas y los malentendidos del pasado”, para mostrar al mundo que incluso partiendo de posiciones lejanas “se pueden alcanzar entendimientos fructíferos” y enfatiza un aspecto que es particularmente importante para el Papa Francisco: la verdadera naturaleza del diálogo. “En él, ninguna de las dos Partes renuncia a su propia identidad y a lo que es esencial para el desempeño de su tarea” ha puntualizado.

“China y la Santa Sede no están discutiendo la teoría de sus respectivos sistemas, ni quieren reabrir temas que ahora forman parte de la historia” – ha continuado – sino que estamos buscando soluciones prácticas para las vidas de personas concretas, que desean practicar su fe con serenidad y ofrecer una contribución positiva a su propio país”.

Las oposiciones al diálogo

Posteriormente, respondiendo a una pregunta sobre la oposición interna al Acuerdo y las voces disidentes de la Iglesia, el Card. Parolin subraya que al igual que ocurre en temas complejos y problemas de gran alcance, “también en los aspectos específicos de las relaciones chino-vaticanas es un hecho normal que se comparen diferentes posiciones y se propongan diferentes soluciones, según los puntos de vista desde los que partimos y preocupaciones que prevalecen”. Por lo tanto, “no hay que sorprenderse ante la crítica” dice Parolin, pues esta apertura puede parecer “inédita” para muchos después de un período tan largo de confrontación. “Obviamente, otra cosa son las críticas que provienen de posiciones perjudiciales y que parecen apuntar solo a preservar los viejos equilibrios geopolíticos. Para el Papa Francisco, que es muy consciente de lo que ha sucedido en el pasado reciente, el interés principal en el diálogo en curso es “la pastoral”. Está realizando un gran acto de confianza y respeto por el pueblo chino y su cultura milenaria, con la esperanza motivada de recibir una respuesta igualmente sincera y positiva” ha subrayado.

Evangelio, inculturación y “sincronización”

Con respecto al proceso de inculturación del Evangelio y al proceso de “sincronización” de las religiones llevadas a cabo por las autoridades chinas, el Secretario de Estado declara: “La inculturación es una condición esencial para una buena proclamación del Evangelio que, para dar fruto requiere, por un lado, la salvaguardia de su auténtica pureza e integridad y, por el otro, de ser declinado de acuerdo con la experiencia particular de cada pueblo y cultura. La fructífera experiencia de Matteo Ricci, que pudo llegar a ser auténticamente chino en nombre de los valores de la amistad humana y el amor cristiano, es un testimonio ejemplar”. Y pata el futuro, ciertamente, “será importante profundizar este tema, especialmente la relación entre “inculturación” y “sincronización”, teniendo en cuenta que el liderazgo chino ha tenido la oportunidad de reafirmar el deseo de no afectar la naturaleza y la doctrina de las religiones individuales” asegura el purpurado, pues, estos dos términos, “inculturación” y “sincronización”, “se refieren entre sí sin confusión y sin oposición: pueden ser, de alguna manera, perspectivas complementarias y abiertas para el diálogo a nivel religioso y cultural”.

Un mensaje para los líderes políticos

Durante la entrevista, los periodistas Francesco Sisci e Zhang Yu de Global Times le pidieron un mensaje “para los líderes políticos” en el contexto internacional actual; el mensaje del Cardenal Parolin fue una exhortación a “asumir enormes responsabilidades” porque “lo que sucede a nivel local – explicó – tiene casi inmediatamente repercusiones en el nivel global”. “Todos estamos interconectados, por lo que las palabras y decisiones de unos pocos influyen en la vida y el pensamiento de muchos” afirmó. Y además, expresó su invitación a aquellos con responsabilidades políticas directas “a que tengan en cuenta este poder de influencia sobre los pueblos”, “un poder – puntualizó – que puede marearlo”. “Contribuyan a construir un futuro más humano, más justo y más digno para todos” concluyó.

Parolin recuerda las largas negociaciones

“En varias ocasiones me pareció que nunca progresaríamos y que todo se detendría. Pero la voluntad de avanzar prevaleció en ambas partes, y con paciencia y determinación intentamos superar los obstáculos del camino”. Son algunos de los recuerdos del Card. Parolin de las largas negociaciones con las autoridades chinas. Aunque también recuerda los momentos “más bonitos”, como por ejemplo – dice – los momentos vividos “en familiaridad y amistad” y los cuales les permitieron “conocerse y apreciarse más” pero sobre todo de “compartir la humanidad que nos une más allá de las diferencias que existen entre nosotros” relata. En este sentido, rememora uno de los días que estuvieron en Asís con la Delegación China “fue un domingo de primavera” dice y continúa “los fascinantes lugares franciscanos y el clima que se creó entre nosotros abrieron mi corazón a una gran esperanza, que me apoyó en todos los años siguientes y que todavía me sostiene. Hemos visto las primeras realizaciones y, con la gracia de Dios, veremos más, para el beneficio de toda la comunidad católica china”.

Las palabras para el pueblo chino y para quienes los guían

Al final de la larga entrevista, el Cardenal Pietro Parolin quiso transmitir a los líderes y a todos los chinos, “el saludo, el deseo y la oración del Papa Francisco”. “En particular, a los católicos, el Santo Padre les pide que emprendan con valentía el camino de la unidad, la reconciliación y un renovado anuncio del Evangelio” dice el cardenal, asegurando que el Papa ve a China “no solo como un gran país sino también como una gran cultura, rica en historia y sabiduría”. En este sentido, la Santa Sede espera que China no tenga miedo de dialogar con el mundo en general y que las naciones del mundo den crédito a las profundas aspiraciones del pueblo chino y concluye con las palabras del Papa Francisco, “diremos que solo juntos podemos superar la globalización de la indiferencia, trabajando como artesanos creativos de la paz y tenaces promotores de la fraternidad”.

Fuente: Global Times


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Marruecos. La visita del Papa sábado y domingo. Entrevista con el Cardenal Parolin.

Card. Parolin: Encuentro y esperanza guiarán el viaje del Papa a Marruecos

Caminar por la senda del encuentro mutuo. Es la vía trazada por el Cardenal Pietro Parolin en vísperas del viaje apostólico de Francisco a Marruecos. El Secretario de Estado del Vaticano subraya la importancia de la presencia del Papa en apoyo de la comunidad católica local. Sobre la migración, reitera las palabras del Pontífice: acoger, promover, proteger e integrar

Massimiliano Menichetti – Ciudad del Vaticano

El vigésimo octavo viaje apostólico del Papa Francisco abrirá una vez más la puerta a la esperanza. Entre los momentos centrales de la visita a Marruecos están el encuentro con los migrantes, los sacerdotes, los consagrados y el Consejo Mundial de Iglesias. El Sucesor de Pedro confirmará en la fe y apoyará a la pequeña comunidad católica que le espera y se reunirá con él en la Santa Misa del domingo en el Complejo Deportivo Príncipe Moulay Abdellah. Un viaje en signo de la reciprocidad reafirma al Secretario de Estado vaticano, Pietro Parolin:

R. – Creo que las expectativas que están en el corazón del Papa se pueden resumir en dos expresiones. Una que le es muy querida es aquella de la “cultura del encuentro”, en el sentido de que este viaje es una etapa, un momento en el que concretamente se expresa y se consolida también esta propuesta de encuentro. Después, la otra frase que me parece que expresa bien las expectativas del Papa, es la que es un poco el lema de este viaje, es decir “servidores de la esperanza”, frente a la dificultad de afirmar esta cultura, frente a lo que el Papa llama la cultura del descarte por un lado, la cultura de la indiferencia por otro; frente a la multiplicación de los egoísmos, de los cerrazones, de los repliegues sobre sí mismos y sobre las contraposiciones. Me parece que el Papa quiere precisamente darnos una gran esperanza, es decir, que es posible caminar en la vía del encuentro mutuo. Y también estos viajes que se suceden en países que no son de tradición católica, tienen precisamente este significado. Hay que avanzar en esta dirección, hay que tener esperanza, hay que redescubrir la confianza para poder seguir caminando en esta dirección.

El viaje de Francisco a Marruecos tiene lugar poco después del histórico viaje a los Emiratos Árabes Unidos. Este será otro encuentro que mostrará el camino del diálogo y la convivencia pacífica entre cristianos y musulmanes….

R. – Sí, creo que sí, en un cierto sentido – incluso con las debidas diferencias, evidentemente, porque cada país tiene sus propias características – creo que hay un hilo de continuidad. Estos países a los que va el Papa son en su mayoría musulmanes. Este hilo de continuidad lo encuentro un poco en el concepto de fraternidad, como, por ejemplo, en el documento que el Santo Padre firmó en Abu Dhabi. Es verdaderamente como un fundamento de esta cultura del encuentro de la que hablaba, es decir, el hecho de que somos hermanos y por lo tanto debemos aceptarnos incluso con nuestras diferencias, respetarnos y colaborar. Ésta es la base de la convivencia pacífica que debe expresarse a través del diálogo continuo. El diálogo interreligioso es ciertamente uno de los objetivos específicos de este encuentro. A partir de esta base -el Santo Padre ha recordado a menudo que es parte fundamental  incluso del anuncio del Evangelio que somos criaturas e hijos del mismo Padre y que, por lo tanto, debemos reconocernos todos como hermanos- me parece que la fraternidad es el hilo rojo que une estos viajes, incluso en una cierta progresión.

La gestión de los flujos migratorios es también un desafío abierto para Marruecos. En diciembre, en la conferencia sobre el Pacto Mundial celebrada en Marrakech, usted, al examinar la migración, reiteró que “la integración significa enriquecimiento mutuo”…

R. – Creo que esta es la perspectiva correcta para afrontar una interpretación de la migración que hoy es un fenómeno estructural y no sólo contingente, por lo tanto destinado a durar mucho más en el tiempo; no es un fenómeno que se pueda pensar en cerrar en un brevísimo espacio de tiempo. Creo que esta es la perspectiva, y debemos verla no como una amenaza, como un peligro, sino como una oportunidad. La Santa Sede siempre ha dicho que el primer derecho es permanecer en el propio país. Pero evidentemente si hay condiciones de vida que no permiten garantizar ese mínimo de seguridad y progreso, entonces es derecho de todos buscarlo. Así que ver el sentido de este evento en un enriquecimiento recíproco. Precisamente en Marruecos se firmó el famoso Pacto Mundial para una migración segura, regular y ordenada. Creo que lo importante en este momento es no olvidarlo, intentar aplicarlo en los distintos países, aunque no sea jurídicamente vinculante. En el documento están indicadas las así llamadas mejores prácticas, las buenas praxis, que ya en parte se llevan a cabo, pero que deben aplicarse de forma continua. Por otra parte, quisiera recordar el marco en el que debe situarse el compromiso de la Iglesia, de los Estados, los cuatro verbos célebres que el Papa recordó y que nosotros también recordamos en aquella ocasión, es decir: acoger, promover, proteger e integrar. Entonces, obviamente dentro de este marco general, habrá que hacer elecciones concretas, pero creo que este es el trasfondo sobre el cual colocar el tema.

Centro del viaje a Marruecos es la Santa Misa del domingo. ¿Qué estímulo dará el Papa a la pequeña pero floreciente comunidad local?

R. – El hecho de que el Papa vaya a visitar a una comunidad cristiana ya es un estímulo, ya es un motivo de consuelo, sobre todo cuando una comunidad cristiana -como en el caso de Marruecos- se encuentra, por utilizar una expresión evangélica, en un “pequeño rebaño”. Creo que ciertamente en la Misa, como hemos visto en Abu Dhabi, habrá un gran entusiasmo, una gran participación. En esa ocasión, la Misa fue algo realmente conmovedor. Me imagino que será lo mismo para el encuentro con la comunidad católica de Marruecos. Es un momento en el que el Papa consuela, hace sentir que aquella comunidad está incluida en la comunión de la Iglesia universal y que, por lo tanto, es apoyada en las situaciones concretas en las que se encuentra y, sobre todo – las palabras que hemos utilizado también antes – nos animan a continuar en el propio testimonio cristiano, a continuar en el testimonio del Evangelio, en el servicio del Evangelio a través de las relaciones cotidianas y en el dar nuestra contribución también al país en el que nos encontramos viviendo y trabajando. Así que seguramente será un momento muy hermoso y de aliento para esa comunidad.