Loiola XXI

Lugar de encuentro abierto a seguidor@s de S. Ignacio de Loyola esperando construir un mundo mejor


Deja un comentario

El encuentro en febrero de los presidentes de las conferencias episcopales sobre la protección a los menores-

VERSO L’INCONTRO DEI VESCOVI SULLA PROTEZIONE DEI MINORI

Quaderno 4044

pag. 532 – 548

Anno 2018

Volume IV

15 dicembre 2018

ABSTRACT – La preparazione dell’Incontro dei Presidenti delle Conferenze episcopali, indetto dal Papa per la fine di febbraio del 2019 sul tema della protezione dei minori, è ormai in corso. Si tratta certamente di un incontro inedito, ma chiaramente in­serito nella prospettiva della «sinodalità», tanto cara a papa Francesco e centrale nel suo disegno di riforma della Chiesa. I partecipanti all’incontro sono convocati dunque proprio come responsabili del popolo di Dio in cammino nel suo insieme e non solo come rappresentanti e responsabili del clero e dei religiosi.

Certamente si tratta di un’occasione per ricostruire l’emergere del problema degli abusi (sessuali, di potere e di coscienza) negli ultimi vent’anni in diverse parti del mondo e per registrare le lezioni che se ne devono trarre. Si possono sommariamente ricordare i casi degli Stati Uniti, della Germania, dell’Irlanda, dell’Australia e del Cile, e le vicende di Maciel e Karadima.

Parallelamente, è importante evidenziare il cammino che è già stato fatto per fronteggiare il problema nel corso dei due ultimi pontificati, con il rinnovamento delle normative canoniche, la formulazione di Linee guida da parte delle Conferenze episcopali, le iniziative di formazione e di altro genere, fino alle recenti Lettere di papa Francesco.

Il prossimo incontro di febbraio non parte dunque dal «punto zero», ma è certamente un evento inedito che si propone di dare una forte spinta per nuovi urgenti passi in avanti. Come si è visto, le lezioni e le esperienze acquisite sono molte, ma sono molte anche le questioni aperte.

Ad esempio, se in diversi Paesi si è fatto molto, ottenendo una riduzione so­stanziale dei casi di abuso e avviando programmi efficaci di preven­zione e di formazione, bisogna riconoscere che in molti altri Paesi si è fatto poco, se non quasi nulla. Talvolta ci si continua a illudere che si tratti di un problema principalmente «occidentale», oppure «americano» o «anglofono», e con incredibile ingenuità si pensa che nel proprio Paese esso sia marginale.

Parlare degli abusi sessuali da parte dei membri del clero è un tema doloroso e spiacevole. A volte, anche in ambienti di Chiesa si sente dire che è ora di cambiare argomento, che non è giusto dare troppo peso a questo tema, perché se ne resta oppressi e la questione viene ingigantita. Ma questa è una strada sbagliata. Se la questione non viene affrontata fino in fondo nei suoi diver­si aspetti, la Chiesa continuerà a trovarsi davanti a una crisi dopo l’altra, la credibilità sua e di tutti i suoi sacerdoti ne resterà ferita gravemente, e soprattutto ne soffrirà la sostanza della sua missione di annuncio evangelico e di lavoro educativo per l’infanzia e per la gioventù, che è stato da secoli uno degli aspetti più belli e preziosi del suo servizio per l’umanità.

***

PREPARING FOR THE MEETING OF BISHOPS ON THE PROTECTION OF MINORS

Preparations are underway for the Meeting of Presidents of Episcopal Conferences on the subject of safeguarding children. Convoked by the pope, it will take place at the end of February 2019. This article presents a brief overview of the emergence of the necessity to protect minors over the last 20 years in diverse parts of the world and underlines the lessons that must be drawn. It recalls what has happened in the United States, Germany, Ireland, Australia and Chile, and the cases of Maciel and Karadima. It shows how much has been done to confront the problem during the last two pontificates, with the renewal of canonical norms, the formulation of Guidelines by the Episcopal Conferences, formation projects and other initiatives, and also the recent Letters by Pope Francis. Finally it enumerates a series of key issues the Meeting will have to confront.


Deja un comentario

El silencio del Papa ante las acusaciones de Vigano. Opinion del jesuita Federico Lombardi

Papa, padre Lombardi: Giusto suo silenzio di fronte al basso livello delle accuse

Tv2000

L’ex portavoce della sala stampa vaticana a Tv2000: “Francesco ha scelto pazienza e umiltà e non si è lasciato coinvolgere da spirale terribile di dispute”.

Papa Francesco stamane nell’omelia a Santa Marta “fa una riflessione che colleghiamo spontaneamente alla situazione di oggi in cui abbiamo un’ondata di accuse estremamente aggressive che mescolano alcuni elementi di verità con tanti elementi di falsità che confondono e soprattutto tendono a creare una situazione di divisione nella Chiesa”. Lo ha detto l’ex portavoce della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000.

“Di fronte a questa situazione – ha aggiunto padre Lombardi – il Papa ribadisce la sua intenzione di non rispondere direttamente a queste accuse e di non lasciarsi coinvolgere in una spirale terribile di dispute, contraddizioni violente che non possono portare solo che a ulteriori divisioni e a un profondo male nella Chiesa. Il Papa sceglie di imitare l’atteggiamento di Gesù che si pone ad un livello superiore di pazienza, umiltà e non si lascia coinvolgere sul piano estremamente basso e cattivo delle accuse e contraccuse”.
“Non ci possiamo mai stupire – ha concluso padre Lombardi – che nella vita della Chiesa ci siano delle difficoltà e momenti di tensione che danno luogo a confusione e accuse. Questi momenti ci sono sempre stati nella storia della Chiesa e continueranno ad esserci anche in futuro. Non dobbiamo illuderci di un Paradiso in terra. Questo esempio di pazienza e moderazione del Papa con questo tempo di silenzio credo che sia una buona strada”.


Deja un comentario

Hace cinco año la renuncia de Benedicto XVI. Cómo la vivió el P. Lombardi portavoz del Vaticano.

“La renuncia del Papa cumplió su objetivo, un nuevo impulso misionero”

El ex director de la sala de prensa de la Santa Sede y actual presidente de la Fundación Ratzinger, Federico Lombardi, repasa los días de la imprevista renuncia de Benedicto XVI, que vivió entre la sorpresa y la serenidad
ANSA

Ratzinger

6
0
Pubblicato il 11/02/2018
Ultima modifica il 11/02/2018 alle ore 17:08
ANDRÉS BELTRAMO ÁLVAREZ
CIUDAD DEL VATICANO

Fue el rostro mediático de Benedicto XVI durante buena parte de su pontificado. Como portavoz papal y director de la sala de prensa del Vaticano, Federico Lombardi acompañó a Joseph Ratzinger en las buenas y en las malas. Con sutil habilidad supo responder a las crisis más caprichosas, desde el caso Ratisbona hasta el escándalo “vatileaks”. Para muchos vaticanistas, sus múltiples virtudes se expresaron de mejor manera en los días de la sorpresiva renuncia del Papa y la elección de Francisco, entre febrero y marzo de 2013. Exactamente cinco años atrás.

 

En un nuevo aniversario de la dimisión leída en latín por Benedicto, en una mañana gris de aquel 11 de febrero de 2013 en la Sala del Consistorio del Palacio Apostólico y ante un puñado de cardenales, el sacerdote jesuita repasó en esta entrevista (concedida para un documental de inminente publicación) sus vivencias esos días que sacudieron a la Iglesia católica y al mundo.

 

¿Cómo vivió aquellos días de la renuncia?

Los viví con mucha serenidad, fue una sorpresa naturalmente para el mundo. En cierto sentido fue una sorpresa también para mí, porque yo tampoco había recibido una información precisa con mucha anticipación de lo que el Papa iba a hacer aquel 11 de febrero. Al mismo tiempo, no consideraba esta alternativa absolutamente imposible porque él había ya hablado en el libro-entrevista “Luz del Mundo” (con el periodista Peter Seewald), eso yo no había olvidado. Todas las personas que trabajaban con él se daban cuenta que, aunque desarrollaba bastante bien su tarea, lo hacía con un empeño de sus fuerzas que había llegado ya al límite. Por ejemplo, el viaje a Líbano, su último viaje al extranjero había salido muy bien pero se veía que estábamos al límite de las fuerzas. Así también ocurría con las grandes celebraciones.

 

¿Usted lo consideraba posible, entonces?

No me tomó completamente por sorpresa. Fui avisado con la suficiente anticipación como para poder manejar la situación en lo que correspondía de mi parte, comunicando a los periodistas y explicándoles lo que el Papa había dicho aquella famosa mañana. El Papa Benedicto había llegado bastante al límite de sus fuerzas para el desempeño normal del ministerio.

 

¿Cómo se comunica una noticia tan importante para la historia de la Iglesia?

La presentación que debí hacer de la renuncia aquella mañana fue para mí muy desafiante, me di cuenta de la grandísima sorpresa y el grandísimo interés que esta noticia había suscitado, no sólo para la prensa sino también en el pueblo cristiano y en la opinión pública en general. Era muy importante dar una presentación serena y objetiva de las motivaciones. Para mí el texto de la renuncia fue absolutamente claro y completo, muy característico de Benedicto XVI en su seca claridad y sinceridad. Me encontré muy a gusto con este texto, llevé otros dos para comentarlo, uno era el libro-entrevista en el cual, algunos años antes, el Papa había comentado la eventualidad de una renuncia en un modo extremamente claro y el otro era el Código de Derecho Canónico que explica cómo ocurre una renuncia papal. Allí ya estaba considerada esa opción, no era una cosa imposible.

 

¿Y después, qué ocurrió?

El tiempo sucesivo fue un verdadero camino realizado junto a los colegas periodistas y a la opinión pública para cumplir, paso a paso, este tramo hasta el término efectivo del ministerio de Benedicto XVI al final del mes, la preparación del Cónclave y la elección del Papa sucesivo. En este tiempo hubo mucho para descubrir porque, de hecho, era una situación nueva, que no se verificaba desde hacía siglos y, por lo tanto, muchas soluciones a problemas y preguntas que se presentaban debían ser encontradas por las autoridades competentes. Existía un clima de admiración y gratitud a Benedicto XVI, por su valentía al tomar esta decisión, por su humildad en el reconocer él mismo ante Dios que sus fuerzas no eran ya proporcionales al empeño de gobierno de la Iglesia, que podía esperarle si hubiese continuado aún en su ministerio petrino.

 

¿Cómo vivió el Papa emérito ese tiempo?

Benedicto XVI continuó presidiendo las celebraciones, el famoso Miércoles de Ceniza, el encuentro con el clero romano, las audiencias generales y los ejercicios espirituales, fueron todos eventos que él vivió con gran serenidad y control espiritual, dándonos mensajes preciosos que nos ayudaron a vivir esta situación nueva con confianza, como una lectura espiritual de los acontecimientos hasta el día que dejó el Vaticano. Recordamos todos con conmoción este vuelo hacia Castel Gandolfo y el saludo que él dio desde el balcón de la villa pontificia explicando la actitud de retiro y oración en el cual entraba para prepararse, también, en la última etapa al encuentro con el señor.

 

¿Qué impacto cree que tuvo esta renuncia?

La decisión de Benedicto XVI alcanzó el objetivo que se proponía, es decir crear un espacio de gran libertad para el Colegio Cardenalicio para reflexionar y prepararse a la elección de un sucesor que pudiese dar ese impulso a la Iglesia del cual se sentía necesidad. Impulso en la situación del mundo, en la situación cultural, social, espiritual que vivimos y también en la situación de cierto cansancio, cierta dificultad que se podía sentir en la Curia Romana después de las dificultades que el Papa Benedicto había encontrado y que todos conocemos, a las cuales había hecho frente muy bien, con seriedad y con mucha fuerza. Esto efectivamente exigía un nuevo empuje para poder ser verdaderamente superadas, para ir más allá recuperando un camino dinámico, misionero, más lleno de entusiasmo y de perspectivas positivas.

 

¿Afectó de alguna manera en el Cónclave posterior el hecho de contar con un Papa retirado?

Creo que hubo la expectativa de siempre cuando uno espera un nuevo Papa. Es un momento histórico en la vida de la Iglesia y se vio cómo el mundo mire con atención a la Iglesia. Existe la expectativa de una persona que tenga la autoridad de guía moral y espiritual para la humanidad. Esta vez la situación era distinta, porque el Papa precedente no había fallecido. Ciertamente no hubo el aspecto litúrgico de las exequias del pontífice difunto, pero más allá de eso los cardenales sabían claramente que el pontificado precedente había terminado y que se trataba de elegir un nuevo Papa en la plenitud de su autoridad y de su responsabilidad.


Deja un comentario

De nuevo en el Vaticano el caso Orlandi.

El caso Orlandi y la investigación del padre Lombardi

En febrero de 2012 “Chi l’ha visto?” dio a conocer algunos pasajes de un apunte interno del director de la Sala de prensa vaticana. En las semanas que siguieron llevó a cabo una pequeña “pesquisa” sobre el caso y su resultado fue publicado el 14 de abril de ese año

San Pedro (foto: Chris Helgren – Reuters)

6
0
Pubblicato il 27/09/2017
ANDREA TORNIELLI
CIUDAD DEL VATICANO

El 22 de febrero de 2012, con la presencia de Pietro Orlandi (hermano de Emanuela) en el estudio, el programa televisivo italiano “Chi l’ha visto?” resumía en un reportaje el contenido de uno de los apuntes que el padre Federico Lombardi, entonces director de la Sala de Prensa vaticana, envió a uno de sus superiores o, como sea, a alguien de peso. Se trata de una nota reservada, en la que el jesuita responsable de los medios de comunicación vaticanos sintetiza datos ciertos y cuestiones abiertas sobre el caso del secuestro de la joven Emanuela. Ese texto fue escrito pocas semanas antes, el 9 de enero. Estaban comenzando los “Vatileaks”, la primera gran fuga de documentos reservados (del escritorio del Papa) fotocopiados por el mayordomo y ayudante de cámara Paolo Gabriele que, después de la publicación del libro “Su Santidad” de Gianluigi Nuzzi, fue arrestado.

Ese 22 de febrero el libro de Nuzzi todavía no había sido publicado y entre los documentos que comenzaban a filtrarse a algunos periódicos, la nota de Lombardi no estaba. No es difícil pensar que ese documento, un texto enviado por correo electrónico por el vocero vaticano a Georg Gänswein, el secretario particular de Benedicto XVI, haya sido entregado a Pietro Orlandi por el mismo Paolo Gabriele, puesto que se conocían y frecuentaban. El texto completo del documento nunca ha sido publicado.

 

Al leerlo íntegramente se comprende que no era un informe sobre el secuestro, sino la reseña de un libro, la lectura guiada y aderezada con varias consideraciones de un texto que acababa de ser publicado (firmado por Pietro Orlandi y un periodista italiano del diario “Il Corriere della Sera”). De hecho, era suficiente ver el título del documento para comprender su naturaleza: «Sobre el libro de Fabrizio Peronaci y Pietro Orlandi: “Mi hermana Emanuela” (Apunte P.Lombardi, 27.12.2011, actualizado el 9.1.2012)».

 

Lombardi informó a su interlocutor, el secretario del Pontífice, sobre el contenido del volumen, que le parece «bastante confiable en las informaciones que da sobre hechos y documentos». Recuerda también las diferentes pistas citadas e el libro y observa: «Efectivamente se percibe que la tragedia de la familia no es solo la de una hija desaparecida, sino también la de la tortura prolungada de mensajes, reivindicaciones, informaciones contradictorias, que siempre mantienen las dudas y vuelven a despertar la cuestión hasta nuestros días con presuntos nuevos elementos (como las declaraciones bastante recientes de Sabrina Minardi, amante del “boss” de la Banda della Magliana, Renatino De Pedis)». Se refiere a la última investigación basada en las declaraciones de la «arrepentida» Minardi, que después concluyó sin ninguna novedad.

 

«Pietro Orlandi –escribe Lombardi– parece una persona que efectivamente busca la verdad, manifiesta la capacidad de rechazar algunas hipótesis que le parecen completamente infundadas. Positivos, en este sentido, son su no dar crédito a las acusaciones infamantes contra Marcinkus (bello también el testimonio de su mamá a favor de Marcinkus), o la presentación cordial que hace de Luigi Mennini».

El vocero vaticano también considera que es «excesiva la seguridad con la que se identifica la sigla “Phoenix” con los servicios secretos italianos», uno de los elementos de novedad del libro que analiza los diferentes despistes en el todavía oscuro y misterioso caso. Se definen como «infundadas y fantásticas» las afirmaciones sobre «el coronel Esterman, sus contactos con la Stasi y los demás servicios de inteligencia, y su intención de huir de Roma». Después se concentra en la actitud de Pietro Orlandi, quien «considera como verdadero que la hermana haya sido secuestrada porque era ciudadana vaticana, en conexión con el atentado a JPII (Juan Pablo II, ndr.), y a quien le gustaría que este hecho fuera reconocido y declarado públicamente. Sobre esta conexión parecería que se habrían expresado –acreditándola– también JPII y el card. Casaroli (esto es posible, pero esto lo dice P.Orlandi y yo no tengo la certeza absoluta, al no tratarse de declaraciones públicas documentadas)… Efectivamente, los mensajes que pedían un intercambio Agca – Emanuela fueron muchos e insistentes».

 

Lombardi habla del «interés» y del «compromiso», «muy grandes», del Papa Wojtyla, y después se refiere a algunas de las afirmaciones de Pietro Orlandi con respecto a que su familia no hubiera recibido avisos sobre el riesgo de los secuestros por parte de las autoridades vaticanas (después de una indicación de los servicios franceses, el Vaticano advirtió a las familias del ayudante de cámara Angelo Gugele y del jefe de los gendarmes Camilo Cibin, que también tenían hijas). El hermano de Emanuela, recuerda Lombardi en su apunte, «también considera que el Vaticano no informó lo suficiente a su familia (por ejemplo de los contactos que tuvo con los secuestradores, mediante una línea telefónica reservada) y que no colaboró lo necesario con los investigadores italianos (así como sostienen los investigadores italianos, como Malerba y, sobre todo, el juez Priore: porque algunos prelados se rechazaron a testificar)».

 

De esta «falta de colaboración y transparencia» citada en el libro, nace la idea de una «pista interna» que «habría sido encubierta por el Vaticano mismo y que podría llevar a los verdaderos (o a algunos verdaderos) mandantes del plan del atentado en contra del Papa y del consecuente secuestro de Emanuela. Los hechos de informaciones y circunstancias inquietantes, “inexplicables” sin “topos” y espías internos, confirmarían esta pista y su encubrimiento. (Nota: de algunas de estas circunstancias me parece efectivamente que circularon rumores que, por lo que me resulta, nunca fueron verdaderamente desmentidos)».

 

«De cualquier manera –escribe el padre Lombardi en su nota dirigida al secretario del Pontífice–, en el libro de Orlandi –Peronaci se pueden reconocer algunos claros indicios sobre el compromiso vaticano para tratar de colaborar en la solución del secuestro (la línea telefónica directa para los contactos con los secuestradores: la cita con el juez Sica para el contacto con los secuestradores, aunque haya fracasado, el contacto de monseñor Stanislao con los carabineros para desenmascarar el fraude del turco Sufurler…). En cambio, no se ven verdaderas pruebas de querer ocultar algo. Por ejemplo, la interceptación de una llamada telefónica de Bonarelli (gendarme vaticano que debía ser escuchado por los magistrados en relación con el caso de Mirella Gregori, otra chica que desapareció algunas semanas antes que Emanuela, ndr.), no me parece que demuestra demasiado, cuando no una bastante y normal invitación a la prudencia (por parte de Cibin, creo) en la deposición que deberá hacer. O bien, el comportamiento de monseñor Stanislao» con quienes querían aprovecharse de la situación y crear un fraude, gracias al cual «se llegó rápidamente» a desenmascararlos, «y sería exagerado hablar de una “negociación”» a espaldas de la familia Orlandi.

 

«Sin embargo, hay –reconoce Lombardi– algunos aspectos de comportamiento humano y cristiano probablemente criticables o imprudentes, que han contribuido a la actitud negativa de Pietro». El portavoz cita tres ejemplos: la «reacción irritada de Castillo Lara (cardenal, ndr.) a la primera entrevista de Pietro Orlandi». La «entrevista de Oddi (otro cardenal, ndr.) sobre hipótesis nada honrosas para Emanuela» (se refiere a que el purpurado afirmó haber escuchado que Emanuela había vuelto al Vaticano en coche, acreditando la pista de un escándalo de naturaleza sexual o de trata de blancas). Y también «la ausencia de autoridades vaticanas en el funeral de Ercole Orlandi (por lo menos es lo que se afirma en el libro)».

 

En su conjunto, escribe el padre Lombardi, «me parece evidente que la hipótesis de una “pista interna” vaticana de autores intelectuales eclesiásticos de alto nivel del atentado del Papa o del secuestro es una infamia increíble, a la que no hay que dar la más mínima credibilidad». Sin embargo, el portavoz añade una lista de «puntos sobre los que no es fácil dar hoy una respuesta definitiva ni documentable».

 

«Por ejemplo:

– El hecho que hubiera habido una advertencia sobre el peligro de secuestros (por parte de los servicios franceses) y que se hubieran tomado medidas de prevención (Gugel, Cibin…).

– Si la no colaboración con las autoridades italianas (por lo menos en algunas de las formas requeridas – rogatorias, desposición de Bonarelli) es una normal y justificada afirmación de soberanía vaticana o si efectivamente se mantuvieron reservadas algunas circunstancias que habrían podido ayudar a aclarar algo.

– La cuestión de la ayuda económica a Solidarnosc. No creo que haya sido aclarado nunca verdaderamente (para el público exterior no), y vuelve a complicar también esta cuestión (por lo menos según la hipótesis del juez Priore sobre la responsabilidad de la Banda della Magliana en el secuestro).

– Las circunstancias “inexplicables” que hacen pensar en informantes dentro del Vaticano».

 

Lombardi cita al final las «presuntas interrogantes relacionadas con la tumba del “boss” de la Banda della Magliana, “Renatino”, en Sant’Apollinare, y, como me parece que por parte de la Iglesia el cardenal Vicario haya declarado la disponibilidad a dejar abrir tal tumba, no comprendo por qué esto no se ha dado todavía» (también esta verificación no habría producido ning’un resultado poco tiempo después).

 

El mensaje de Lombardi a monseñor Gänswein termina con una pregunta: «¿Tiene sentido profundizar todavía la cuestión con algún testigo autorizado que ocupaba en esa época algún cargo de responsabilidad y que sea capaz de dar una información o una opinión informada para un juicio más seguro y adecuado sobre el caso?». No contamos con una respuesta, escrita o verbal. Pero, teniendo en cuenta lo que sucedió posteriormente, podría ser que el secretario de Benedicto XVI, después de haber presumiblemente informado al Papa, hubiera respondido afirmativamente, autorizando nuevas investigaciones por parte del vocero vaticano. No hay que olvidar que casi todos los que en 1983 ocupaban cargos de responsabilidad en el Vaticano ya no están vivos y se percibe que ni el padre Lombardi ni sus interlocutores conocen informaciones decisivas.

 

El resultado de esta personal “investigación” fue el comunicado que firmó el padre Federico Lombardi, y que sigue siendo en la actualidad el documento oficial más largo, articulado, puntual, confiable y actualizado sobre el caso Orlandi. La estatura moral y la preparación del entonces vocero vaticano están fuera de discusión: lo que escribió en la nota difundida el 14 de abril de 2012 fue fruto de su investigación personal y de los diálogos que tuvo con quienes pudieran tener algún conocimiento sobre los hechos.

 

«Puesto que ha pasado un tiempo considerable desde los hechos en cuestión (el secuestro fue el 22 de junio de 1983, hace casi 30 años) y puesto que buena parte de las personas entonces en cargos de responsabilidad han desaparecido, no es naturalmente posible pensar en un nuevo análisis detallado de los eventos. A pesar de ello, es posible, gracias a algunos testimonios particularmente confiables y a una relectura de la documentación disponible, verificar en sustancia con cuáles criterios y actitudes procedieron los responsables vaticanos para afrontar esa situación». Se comprende que entre los testimonios «particularmente confiables» esta el del cardenal Giovanni Battista Re.

 

Para responder a las preguntas sobre el compromiso de las autoridades vaticanas de la época para «afrontar verdaderamente la situación», sobre su colaboración con las autoridades italianas y si existen «elementos nuevos, no revelados pero conocidos por alguien en el Vaticano, que pudieran ser útiles para conocer la verdad», Lombardi recuerda principalmente el compromiso personal de Juan Pablo II y sus ocho llamados por la liberación de Emanuela, su visita a la familia de la chica y el puesto de trabajo garantizado a su hermano en el IOR. «A este compromiso personal del Papa es natural que correspondiera el compromiso de sus colaboradores».

 

«El cardenal Agostino Casaroli, Secretario de Estado y, por lo tanto primer colaborador del Papa –escribe Lombardi– siguió personalmente el caso, tanto que, como se sabe, se puso a disposición para los contactos con los secuestradores mediante una línea telefónica particular. Como demostró en el pasado y sigue haciéndolo el cardenal Giovanni Battista Re (entonces asesor de la Secretaría de Estado y hoy principal y más confiable testimonio de esa época), no solo la Secretaría de Estado misma, sino también el Gobernatorado estuvieron comprometidos haciendo lo posible para afrontar la dolorosa situación con la necesaria colaboración con las autoridades italianas investigadoras, a las que tocaban la competencia y la responsabilidad de las investigaciones, puesto que el secuestro se verificó en Italia».

 

Para demostrar esta «plena disponibilidad a la colaboración», la nota cita, por ejemplo, la posibilidad que tuvieron los investigadores, «y sobre todo el SISDE (Servicio para la Información y la Seguridad Democrática)», para acceder «a la central telefónica del Vaticano para escuchar posibles llamadas de los secuestradores, y también después en algunas ocasiones autoridades vaticanas recurrieron a la colaboración con autoridades italianas para desenmascarar formas de fraudes por parte de presuntos informantes».

 

«Corresponde, entonces,a la pura verdad –continúa la nota—cuanto se afirmó con nota verbal de la Secretaría de Estado N. 187.168, del 4 de marzo de 1987, en respuesta a una llamada vaticana a la primera petición formal de información presentada por la magistratura italiana investigadora en la fecha del 13 de noviembre de 1986, cuando se dice que “las noticias relacionadas con el caso […] fueron transmitidas en su momento al PM doctor Sica”. Como todas las cartas e indicaciones que llegaron al Vaticano fueron enviadas rápidamente al Doctor Domenico Sica y al Inspectorado de P.S. en el Vaticano, se presume que se encuentren custodiadas en las competentes oficinas judiciales italianas».

 

El padre Federico Lombardi añadió: «También en la segunda fase de la investigación (años después) las tres rogatorias enviadas a las autoridades vaticanas por los investigadores italianos (una en 1994 y dos en 1995) encontraron respuesta (notas verbales de la Secretaría de Estado N. 346.491, del 3 de mayo 1994; N. 369.354, del 27 de abril de 1995; N. 372.117, del 21 de junio de 1995). Como pidieron los investigadores, el Sr. Ercole Orlandi (papá de Emanuela), el Com. Camillo Cibin (entonces Comandante de la vigilancia vaticana), el Card. Agostino Casaroli (que fue Secretario de Estado), S.E. Mons. Eduardo Martínez Somalo (que fue Sustituto de la Secretaría de Estado), Mons. Giovanni Battista Re (entonces asesor de la Secretaría de Estado), S.E. Mons. Dino Monduzzi (entonces Prefecto de la Casa Pontificia), Mons. Claudio Maria Celli (que fue Subsecretario de la Sección para las relaciones con los Estados de la secretaría de Estado), entregaron a los jueces del Tribunal Vaticano sus deposiciones sobre las preguntas hechas por los investigadores y la documentación fue enviada, mediante la embajada de Italia ante la Santa Sede, a las autoridades que la pedían. Los fascículos relativos existen todavía y siguen estando a disposición de los investigadores».

 

Lombardi revela que «en la época del secuestro de Emanuela, las autoridades vaticanas, en espíritu de verdadera colaboración, concedieron a los investigadores italianos y al SISDE la autorización para tener bajo vigilancia el teléfono vaticano de la familia Orlandi y para acceder libremente al Vaticano para ir a la vivienda de los mismos Orlandi, sin ninguna intermediación de funcionarios vaticanos». El vocero concluye: «No es, pues, fundado acusar al Vaticano de haber rechazado colaborar con las autoridades italianas encargadas de las investigaciones.

 

¿Por qué, entonces, los magistrados italianos titulares de las diferentes investigaciones sobre el caso no ocultaron nunca que consideraban poco suficiente la colaboración de las autoridades vaticanas? Lo que es cierto es que influyó en este juicio que el Vaticano hubiera respondido a las rogatorias internacionales enviando las preguntas por escrito a los testigos para después transmitir las respuestas a los magistrados italianos, sin que tuvieran la posibilidad para interrogar directamente a los protagonistas.

 

«Que en las deposiciones en cuestión no estuviera presente un magistrado italiano, sino que se pidiera a la parte italiana que formulara con precisión las preguntas que hacer –observa Lombardi en el comunicado– forma parte de la praxis ordinaria internacional en la cooperación judicial y no debe, pues, sorprender, ni mucho menos crear sospechas (véase el art. 4 de la Convención Europea de asistencia judicial en materia penal, del 20 de abril de 1959». Verdadero y jurídicamente incontestable. Pero no se pueden comparar respuestas por escrito con un coloquio personal. Las reacciones de los magistrados son, pues, completamente comprensibles.

 

«La sustancia de la cuestión –afirma Lombardi– es que, desgraciadamente no se tuvo en el Vaticano ningún elemento útil concreto para la solución del caso que ofrecer a los investigadores. En ese momento, las autoridades vaticanas, con base en los mensajes recibidos que se referían a Alí Agca (que, como periodo, coincidieron prácticamente con la instructoria sobre el atentado al Papa), compartieron la opinión difundida de que el secuestro fuera utilizado por una oscura organización criminal para enviar mensajes y presionar en relación con el encarcelamiento y los interrogatorios al atentador del Papa».

 

«No se tuvo –añadió el vocero vaticano– ningún motivo para pensar en otras posibles razones para el secuestro. La atribución de conocimiento de secretos relacionados con el secuestro mismo por parte de personas pertenecientes a las instituciones vaticanas, sin indicar ningún nombre, no corresponde, pues, a ninguna información confiable ni fundada: a veces parece casi una coartada frente a la desilusión y a la frustración por no haber logrado encontrar la verdad».

 

La nota de Lombardi concluye afirmando «con decisión» estos puntos: «Todas las autoridades vaticanas colaboraron con compromiso y transparencia con las autoridades italianas para afrontar la situación del secuestro en la primera fase y, después, también en las investigaciones posteriores». Además, «no resulta que se haya ocultado nada, ni que existan en el Vaticano “secretos” sobre el tema. Seguir afirmándolo es completamente injustificado, incluso porque, se insiste una vez más, todo el material hallado en el Vaticano fue entregado, en su momento, al P.M. investigador y a las autoridades de Policía; además, el SISDE, la Cuestura de Roma y los Carabineros tuvieron acceso directo a la familia Orlandi y a la documentación útil para las investigaciones».

 

En resumen, el padre Lombardi, después de haber escuchado nuevamente a los testigos que seguían con vida, aseguró que no hay secretos que revelar ni inconfesables «pistas internas». Poco más de una semana antes de que se difundiera la nota de Lombardi, en la Basílica de San Pedro el predicador de la Casa Pontificia, el padre Raniero Cantalamessa, utilizó palabras muy fuertes en la homilía del Viernes Santo, y que se podían aplicar al caso Orlandi: «¡Cuántos delitos atroces que han quedado, en los últimos tiempos, sin culpable; cuántos casos sin resolver! No se lleven con ustedes el secreto a la tumba». Según lo que afirma la articulada declaración vaticana que hizo Lombardi, no habría habido nunca secretos en el Vaticano en relación con el caso Orlandi.

 

Este documento, que debe ser leído teniendo en cuenta la nota interna que envió Lombardi a Gänswein, parecería querer cerrar definitivamente un caso de secuestro y desaparición que se verificó fuera de las murallas de la Ciudad del Vaticano, pero que involucró a una ciudadana vaticana, hija de un empleado del pequeño Estado.

 

¿Qué aporta al caso el nuevo documento, claramente falso y probablemente escrito para pasar como tal, publicado en el libro de Emiliano Fittipaldi titulado “Impostores”? Lo que da valor a ese texto (escrito por una mente refinada y hábil) es que se encontraba en el archivo que monseñor Lucio Vallejo Balda hizo durante el periodo en el que fue Secreario de la COSEA, la Comisión encargada de vigilar la situación económico-administrativa de los dicasterios y de las oficinas vaticanas, y de proponer reformas. Formaba parte de esa comisión Francesca Immacolata Chaouqui, quien se refirió por primera vez al documento (un presunto informe de gastos que la Santa Sede habría hecho para mantener a Emanuela Orlandi oculta en el extranjero), en un libro publicado en febrero de 2017. Y, como Vallejo Balda, quien habló sobre el documento con varias personas, parecía creer en su contenido.

 

¿Es posible que ese texto contenga pedazos de informaciones verdaderas, es decir, por ejemplo, notas de los gastos para investigar sobre el caso Orlandi? Es difícil decirlo, puesto que faltan documentos y testimonios atendibles al respecto. Lo que es cierto es que nos encontramos a la vigilia de un nuevo “Vatileaks”, con la publicación de nuevos documentos reservados (probablemente en parte provenientes todavía del archivo de monseñor Vallejo Balda). Y también el caso de Emanuela Orlandi, que desapareció una tarde de junio en el centro de Roma, sobre cuyo destino no se ha sabido nada, acaba en este revoltijo de venenos, mensajes cruzados y chantajes.


Deja un comentario

Los premios Ratzinger 2017.

El compositor Arvo Pärt entre los ganadores del premio Ratzinger

El presidente de la Fundación dedicada al Papa emérito, Lombardi, presentó a los premiados de este 2017: un sacerdote y un teólogo protestante además del compositor ortodoxo

Arvo Pärt

13
0
Pubblicato il 26/09/2017
Ultima modifica il 26/09/2017 alle ore 19:45
IACOPO SCARAMUZZI
CIUDAD DEL VATICANO

El gran compositor estonio Arvo Pärt, ortodoxo, es uno de los tres vencedores del premio Ratzinger de este 2017, además de un teólogo católico, el sacerdote Karl-Heinz Menke, y del teólogo protestante, Theodor Dieter. Lo anunció hoy, 26 de septiembre de 2017, en la Sala de Prensa vaticana el padre Federico Lombardi, que es ahora presidente de la Fundación vaticana Joseph Ratzinger – Benedicto XVI. El jesuita subrayó el aspecto ecuménico de una iniciativa que premia a tres representantes de las tres confesiones cristianas.

 

«El aprecio de Joseph Ratzinger Benedicto XVI por el arte y la música y la inspiración altamente religiosa del arte musical de Pärt han justificado la atribución del Premio incluso fuera del ámbito más estrictamente teológico», dijo el ex vocero de la Santa Sede, que también hizo notar cómo se está extendiendo «el ámbito de las actividades de los premiados, que ahora incluyen también las artes: en este caso, la música de profunda inspiración religiosa».

 

Original de Estonia, Arvo Pärt, de 82 años, en 2011 recibió el doctorado «honoris causa» en música sacra del Pontificio Instituto de Música Sacra, además de haber sido nombrado por Benedicto XVI como uno de los miembros del Pontificio Consejo de la Cultura. Su última composición, de 2008, ha sido la sinfonía número 4 «Los Ángeles», encargo de la Los Ángeles Philharmonic Orchestrae y dedicada al magnate ruso Mijail Jodorkovskij. «Pärt – dijo durante la conferencia de prensa el cardenal Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consejo de la Cultura y miembro de la Fundación Ratzinger— es el más grande compositor de música contemporánea vivo, con una producción inmensa y extraordinariamente elevada, capaz de conjugar la gran herencia del pasado, incluso del canto gregoriano, con la nueva gramática musical de hoy. Es una bellísima decisión, la de la comisión, que indicará una nueva vía para la teología y para la música».

 

Theodor Dieter, de 66 años, es un teólogo luterano alemán. Es profesor desde 1994 y desde 1997 director del Instituto para la Investigación Ecuménica de Estrasburgo; está fuertemente comprometido en el diálogo ecuménico y tuvo un papel de enorme importancia en la redacción y aprobación de la «Declaración conjunta sobre la doctrina de las justificaciones» del 31 de octubre de 1999.

 

Karl-Heinz Menke, teólogo y sacerdote católico alemán, es profesor emérito de Dogmática y Propedéutica en la Facultad Teológica de la Universidad de Bonn, además de diferentes miembros de comisiones de la Conferencia Episcopal de Alemania. Cuenta con varias publicaciones teológicas y se distingue por ser un profundo conocedor del pensamiento de Joseph Ratzinger, a quien ha dedicado vario estudios.

 

Después de haber recordado las actividades de la fundación durante el año pasado, entre las que estuvieron las iniciativas por los 90 años de Joseph Ratzinger, Federico Lombardi anunció «un otoño lleno de iniciativas». Antes que nada, la creación de un nuevo premio, titulado «Razón abierta», «inspirado —explicó el jesuita— en una idea central del pensamiento de Ratzinger. Insistió la necesidad de tener una visión amplia y abierta de la razón y de su ejercicio en la búsqueda de la verdad y de la respuesta a las preguntas fundamentales sobre la humanidad y sobre su destino. Esta idea es fundamental para el diálogo entre la Iglesia y la cultura moderna, y entre las ciencias y la filosofía y la teología, y, por lo tanto también una idea fundamental para la manera de concebir la universalidad y su función». Los argumentos de los 367 trabajos que llegaron al Vaticano estaban divididos en las Ciencias jurídicas, económicas y sociales, las Ciencias de la comunicación, las Ciencias físicas, biológicas, ambientales, bomédicas y de la salud, la Ingeniería y la Arquitectura, Ciencias humanísticas, Filosofía y Teología. La iniciativa, concebida con la colaboración de la Universidad Francisco de Vitoria, concluirá con la entrega de los premios (los ganadores son Darcia Narvaez, Claudia Vanney, Juan Franck, Michael Schuck, Nancy Tuchman, Michael Garanzini y Sarolta Laura Baritz) mañana por la tarde en la Academia de Ciencias. Además, a caballo entre noviembre y diciembre, se llevará a cabo el VII Congreso Internacional de estudio, que ha sido organizado este año junto con la Universidad Católica de Costa Rica, de San José, y estará «dedicado al tema tan actual de la encíclica “Laudato si’”, teniendo presente la continuidad del magisterio del Papa Francisco con el de Benedicto XVI, también en este campo específico». Para concluir, la ceremonia de entrega del triple premio Ratzinger será el día 18 de noviembre, un día después de que acabe «un gran congreso en la Universidad Gregoriana sobre San Bonaventura —recordó Lombardi—, en el que, naturalmente, se recordará también la famosa disertación del joven profesor Ratzinger precisamente sobre Bonaventura, que ahora está publicada en la “Opera omnia”. Esperemos que —concluyó el jesuita— como el año pasado, pueda ser el mismo Papa Francisco quien entregue los premios».