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Después del incendio de Notre Dame. Reacciones.

Notre-Dame, la procura segue la pista dell’incidente: “Nessuna prova di atto doloso”. I magnati Arnault e i Pinault donano 300 milioni

Notre-Dame, la procura segue la pista dell'incidente: "Nessuna prova di atto doloso". I magnati Arnault e i Pinault donano 300 milioni
(agf)

Domato l’incendio, le opere d’arte della Cattedrale al riparo nella sede del Comune. Le fiamme sono sotto controllo ma ci sono ancora dubbi sulla stabilità della struttura. L’impegno dei francesi per la ricostruzione: 100 milioni dal gruppo Kering della famiglia Pinault, 200 da Lvmh, controllato dagli Arnault. In tutto già 600 milioni. Il Papa: “Un simbolo della Francia nelle diverse convinzioni, serve una mobilitazione di tutti per il restauro”. I magistrati ascolteranno 15 operai impegnati nel restauro

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PARIGI – L’incendio che ha devastato il tetto della cattedrale di Notre-Dame è stato domato all’alba, intorno alle 5 del mattino: 400 uomini dei vigili del fuoco parigini, dopo ore di lavoro, sono riusciti a spegnere le fiamme e anche se ci sono ancora focolai residui il portavoce dei pompieri ha assicurato che la situazione è sotto controllo.

La grande guglia e il tetto sono andati distrutti mentre la struttura della cattedrale “tiene bene”, ha spiegato il sottosegretario all’Interno, Laurent Nunez, dopo che in mattinata sono stati fatti i primi controlli. “Nel complesso, la struttura tiene” ma “alcune vulnerabilità sono state identificate in particolare a livello della volta e di un timpano del transetto nord che deve essere messo in sicurezza”, ha detto.

Nunez ha anche rivelato un particolare sulla dinamica dell’intervento dei vigli del fuoco: la partita per il salvataggio della Cattedrale, ha raccontato, si è giocata in 15-30 minuti grazie all’azione corale di 20 pompieri che, rischiando la vita, sono entrati nelle due torri della cattedrale per affrontare le fiamme dall’interno.
Un centinaio di vigili del fuoco sono ancora a lavoro per raffreddare la Cattadrale.

Parigi, incendio Notre-Dame: la cattedrale devastata all’alba

In salvo le opere d’arte

Il lavoro incessante dei vigili del fuoco è riuscito comunque a mettere in salvo tutte le opere d’arte, anche quelle presenti nel tesoro della Cattedrale, che sono state trasferite nella notte all’Hotel de Ville, la sede del comune di Parigi. Saranno portate al Louvre già oggi o mercoledì: la Sacra Corona di Spine, quella che secondo la tradizione cattolica i soldati romani misero sul capo di Gesù per schernirlo poco prima della sua Crocifissione, un pezzo della Croce e un chiodo della Passione di Cristo.

“Le due torri e le opere sono state messe al sicuro, in particolare il Tesoro, grazie al coraggio dei vigili del fuoco di Parigi. La Corona di Spine, la tunica di San Luigi sono ora custoditi nel municipio della capitale. L’organo è stato chiaramente leso, i grandi dipinti teoricamente hanno subito danni a causa dell’acqua. Bisognerà restaurarli”, ha spiegato Riester.

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“Bisognava tirarli fuori, in mezzo al fumo, tra pezzi di materiale incandescente che cadevano e proteggerli da tutto questo”, ha raccontato il generale Jean-Claude Gallet, comandante di brigata dei vigili del fuoco, spiegando le difficoltà aggiuntive che i pompieri si sono trovati ad affrontare. Le opere che non si è riusciti a portare fuori sono state messe al riparo dall’acqua che scendeva dall’alto.

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Si indaga per disastro colposo, verranno ascoltati 15 operai

La procura di Parigi ha aperto un’indagine per danneggiamento colposo, escludendo cioè il movente criminale, l’atto vandalico o quello terroristico. “Niente va nella direzione di un atto volontario”, ha detto il procuratore di Parigi, Rémy Heitz, facendo il punto con la stampa sull’inchiesta. Heitz ha spiegato che ai lavori di restauro stavano partecipando “cinque società” e che stamani sono iniziati gli interrogatori dei dipendenti di queste aziende. Ieri, nel cantiere della cattedrale, erano presenti “quindici operai”, che verranno ascoltati.

Il procuratore ha spiegato che “c’è stato un primo allarme alle 18.20, seguito da una procedura di accertamento, ma non è stato constatato alcun principio di incendio”. Un secondo allarme è scattato “alle 18.43 e in quel caso è stato constatato un incendio a livello della struttura di legno che sosteneva il tetto. Intanto, la chiesa era stata evacuata perché poco prima era cominciata una messa”.

L’ipotesi dell’incendio causato da una saldatura

L’ipotesi su cui si lavora è che l’incendio sia divampato dal tetto di Notre-Dame, sottoposto a lavori di ristrutturazione, poco prima delle 19 di lunedì. Le Parisien, citando una fonte di polizia, ipotizza che il primo focolaio sia stato causato da lavori di saldatura sul telaio di legno.

Ma le indagini saranno lunghe e complesse, fanno sapere gli inquirenti: il tetto è difficile da raggiungere, circondato dalle impalcature che erano state impiantate per il progetto di ristrutturazione avviato nell’estate del 2018.

Il portavoce della Cattedrale ha raccontato che, al momento dello scoppio delle fiamme, intorno alle 18:30, tutti gli operai avevano lasciato il sito.  Ai lavori partecipano oltre una decina di aziende che operano sotto la responsabilità della sovrintendenza architettonica dei monumenti storici e dello Stato, proprietario della cattedrale. Gli addetti saranno tutti interrogati per cercare di capire se un errore umano possa essere all’origine della  tragedia.

Parigi, incendio a Notre-Dame: le statue portate via una settimana prima del rogo

Le donazioni e l’impegno per la ricostruzione

La “ricostruiremo”, ha promesso un emozionato Emmanuel Macron in un discorso tv ai francesi lunedì sera. E la riposta dei francesi non si è fatta attendere. Il gruppo del lusso Lvmh ha annunciato una “donazione” di 200 milioni di euro al fondo dedicato alla ricostruzione della Cattedrale. “La famiglia Arnault (proprietaria del gruppo che controlla tra gli altri Fendi e Bulgari, ndr) e il gruppo Lvmh, in solidarietà con questa tragedia nazionale, si uniscono alla ricostruzione di questa straordinaria cattedrale, simbolo della Francia, del suo patrimonio e della sua unità”, scrivono in una dichiarazione inviata all’Afp. La famiglia Pinault, a capo di Kering, il gigante del lusso che controlla tra gli altri Gucci e Balenciaga, ha risposto all’appello e ha annunciato la donazione di 100 milioni di euro. Anche la Total ha annunciato una donazione speciale di 100 milioni di euro, 200 milioni invece sono stati promessi da Bettencourt e l’Oréal. In tutto, alle 3 del pomeriggio, le donazioni da parte di grandi aziende e famiglie facoltose hanno già superato i 600 milioni di euro.

L’Ile de France, la regione di Parigi, ha stanziato 10 milioni di euro e domenica sera su France 2 verrà organizzato un grande concerto per la raccolta fondi. Ma la solidarietà arriva anche dagli Stati Uniti: la French Heritage Society, un’organizzazione che ha sede a New York, dedita proprio alla conservazione dei tesori architettonici e culturali francesi, ha lanciato una pagina web di raccolta fondi. E già lunedì sulla piattaforma di crowdfunding Go Fund Me sono state create in tutto il mondo più di 50 pagine ispirate dal terribile incendio.

Notre-Dame, la procura segue la pista dell'incidente: "Nessuna prova di atto doloso". I magnati Arnault e i Pinault donano 300 milioni

Le reazioni politiche

La lista di Macron ha sospeso “fino a nuovo ordine” la campagna elettorale per le europee, ha annunciato la capolista, Nathalie Loiseau, a causa dell’incendio a Notre-Dame. “Viviamo un momento di profonda tristezza. La lista Renaissance si unisce naturalmente a questo momento di unione nazionale. Sospendiamo la campagna elettorale fino a nuovo ordine”, ha spiegato Loiseau su Twitter.

Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha chiesto a tutti i 28 Stati membri dell’Unione europea di contribuire alla ricostruzione, intervenendo alla sessione del Parlamento europeo a Strasburgo. “Anche voi ricostruirete la vostra cattedrale”, ha detto Tusk ricordando come la sua città natale, Danzica, venne ricostruita dopo la distruzione subita nella Seconda Guerra Mondiale.

L’incendio che ha devastato Notre-Dame rappresenta “un dolore nel cuore dei russi”, ha dichiarato il presidente russo Vladimir Putin.

L’offerta del Vaticano per il restauro

Papa Francesco ha invitato tutti a partecipare alla ricostruzione della Cattedrale e il Vaticano ha messo a disposizione il suo “know-how per il restauro”. Il fuoco ha “colpito un simbolo caro ai francesi nella diversità di convinzioni”, ha detto Francesco, rivolgendo un appello alla “mobilitazione di tutti” per la cattedrale, “il gioiello architettonico di una memoria collettiva”. Il presidente francese Emmanuel Macron parlerà nel pomeriggio con papa Francesco, ha fatto sapere l’Eliseo.

“Salutando il coraggio e il lavoro dei vigili del fuoco, che sono intervenuti per contenere il fuoco, esprimo la speranza – prosegue il Pontefice – che la cattedrale di Notre Dame possa diventare, grazie al lavoro di ricostruzione e la mobilitazione di tutti, questo splendido gioiello nel cuore di la città, un segno della fede di coloro che l’hanno edificata, Chiesa madre della vostra diocesi, patrimonio architettonico e spirituale di Parigi, della Francia e dell’umanità”.

Papa Francesco ha inviato un telegramma all’arcivescovo di Parigi, monsignor Michel Aupetit. “Il Papa è vicino alla Francia, prega per i cattolici francesi e per la popolazione parigina sotto lo shock del terribile incendio che ha devastato la cattedrale Notre Dame. Assicura le sue preghiere a tutti coloro che si sforzano di affrontare questa drammatica situazione”, ha spiegato il direttore della Sala Stampa Vaticana Alessandro Gisotti.


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Sentimiento en la Santa Sede por el incendio en Notre Dame de París.

Incendio en la Catedral de Notre Dame: conmoción y tristeza de la Santa Sede

Alessandro Gisotti, director interino de la Oficina de Prensa del Vaticano, expresa el dolor de la Santa Sede ante las dramáticas imágenes de la histórica Catedral, “símbolo del cristianismo en Francia y en el mundo”, consumida por las llamas.

Ciudad del Vaticano

El incendio comenzó a las 18.50 de la tarde, el lunes 15 de abril, en el ático de la catedral donde se estaban llevando a cabo las obras de renovación. Las llamas, difíciles de controlar, provocaron el derrumbe del techo y de la alta aguja central.

La zona está acordonada por la policía, que desalojó rápidamente a los numerosos turistas que se encontraban dentro del edificio. La catedral de Notre Dame es una de las iglesias más reconocidas del mundo, una de las joyas del estilo gótico, edificada entre 1163 y 1345. La iglesia ya sufrió daños por un incendio en 1871, durante la Comuna de París.

“La Santa Sede acogió con conmoción y tristeza la noticia del terrible incendio que devastó la Catedral de Notre Dame, símbolo del cristianismo en Francia y en el mundo”, ha declarado Alessandro Gisotti, Director interino de la Oficina de Prensa de la Santa Sede.

“Expresamos nuestra cercanía a los católicos franceses y a los ciudadanos de París, a la vez que garantizamos nuestras oraciones por los bomberos y por quienes están haciendo todo lo posible para hacer frente a esta dramática situación”, añade Gisotti en unas declaraciones difundidas esta tarde después de que las llamas se apoderaran de la Catedral.

Según las primeras informaciones aportadas, el incendio podría estar ligado a las obras que se estaban efectuando en el tejado del edificio.


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Cambio climático: situación actual de España.

WWF-logoEspaña está a la cola en la lucha contra el cambio climático

El Observatorio de la Electricidad de noviembre 2015 de WWF muestra un gran aumento en las emisiones totales de CO2, debido principalmente a la quema de carbón, el principal causante del cambio climático y de los problemas de salud para la población. Además, este mes también disminuye la generación renovable respecto al mismo mes del año pasado. WWF exige una apuesta definitiva por las energías renovables y el fin de las subvenciones a los combustibles fósiles para hacer frente al cambio climático. La organización denuncia que España va contracorriente al abandonar el apoyo a las energías renovables y seguir apostando por los combustibles fósiles.

Según Raquel García Monzón, Técnico de energía del Programa de Clima y Energía de WWF: ‘La apuesta por la generación renovable es imprescindible si queremos contener el aumento de las emisiones totales de CO2 en España y combatir el cambio climático. No podemos seguir aumentando las emisiones de CO2, NOx y SO2 con la quema de carbón que, no solo es nocivo para nuestro Planeta sino también para la salud de las personas. Es necesaria una transición urgente hacia un modelo energético más eficiente, limpio y renovable que nos aleje de los peores impactos del cambio climático, y esto solo pasa por un modelo 100% renovable en 2050 y poner fin a los combustibles fósiles. El futuro es renovable y así lo están demostrando las inversiones en renovables en todo el mundo, España no puede quedarse atrás”.

WWF analiza los valores de las emisiones específicas de dióxido de azufre (SO2) y óxidos de nitrógeno (NOx) registrados en noviembre de 2015 que han sido: 0,623 gramos y 0,424 gramos por kWh producido, respectivamente. Estos valores son considerablemente superiores a las cifras registradas el mismo mes de 2014 (0,421 gr SO2 y 0,293 gr NOX, respectivamente), debido principalmente al aumento en la generación eléctrica con la quema de carbón en las centrales térmicas.

Por su parte, las emisiones medias de CO2 fueron fueron de 269 kg de CO2 por MWh generado. Estas emisiones son considerablemente superiores al valor medio registrado en el mismo mes de noviembre de 2014 (191 kg/MWh). Esto se debe principalmente al gran aumento de la generación con carbón (que aumenta las emisiones de CO2, SO2 y NOx) que es la primera fuente del mix de generación este mes, y además a la disminución considerable de generación con energía eólica, hubiera evitado muchas más emisiones de CO2.

Además en el mes de noviembre de 2015 se ha producido un aumento  muy considerable de las emisiones totales de CO2 respecto a las registradas en el mismo mes de noviembre 2014. Mientras que el año pasado las emisiones totales fueron de 3.952.376 ton de CO2, en el presente mes de noviembre de 2015 han aumentado considerablemente hasta los 5.537.096 ton CO2, es decir, son un 28,62% superiores a las del mismo mes de 2014. Este considerable aumento de emisiones de debe principalmente a la contribución de la quema de carbón en las centrales térmicas, que  aumenta por tanto las emisiones de CO2 además de las emisiones de SO2 y NOx, perjudiciales para la salud.

El Observatorio de la Electricidad en cifras:

El balance eléctrico peninsular del mes de noviembre 2015 muestra una cobertura de la demanda del 24% cubierto con centrales térmicas de carbón, seguido de un 20,2% de energía nuclear, el 18% procedente de la energía eólica, el 10,5% generado con ciclos combinados de gas natural, y el 8,7% procedente de la energía hidráulica.

En relación a la producción de energía de origen renovable, el mes de noviembre 2015 ha generado, según REE, un total de 6.756 GWh, que supone un 32,8% respecto a la generación total (incluye gran hidráulica y resto de ER, no incluye cogeneración y resto de ER), esta cifra ha disminuido  considerablemente en un 24,16% respecto al mismo mes del año pasado, ya que en noviembre de 2014 se generaron 8.388 GWh (40,4%).

La producción de origen eólico de este mes ha disminuido respecto al año pasado aunque  se sitúa en el tercer puesto del mix de la generación eléctrica, por detrás de la energía nuclear y el carbón, pero por delante de la cogeneración y resto de ER, y por delante de los ciclos combinados de gas natural. Con esta fuente energética este mes se han generado 3.709 GWh lo que supone una contribución del 18%, disminuyendo considerablemente respecto al dato registrado en el mes de noviembre de 2014 en el que se generaron con eólica 5.124 GWh (un 24,7%). Con energía térmica no renovable (es decir, cogeneración y resto de ER) se han generado en noviembre 2015 unos 2.250 GWh (10,9%), con energía mini-hidráulica se han generado 394 GWh (1,9%), con energía térmica renovable se han generado 427 GWh (2,1%), con energía solar fotovoltaica se han generado 512 GWh (2,5%), y con energía solar térmica se han generado 255 GWh (1,2%).


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Conferencia de París: claves de lectura de Greenpeace.

Claves para entender el acuerdo firmado en la Cumbre del clima de París

Entrada de blog por Tatiana Nuño – diciembre 14, 2015 a las 10:30Agregar un comentario

A punto volver a casa tras haber estado en París los últimos 10 días siguiendo las negociaciones climáticas internacionales, todavía me queda la resaca de la emoción de los momentos tan intensos que hemos vivido en la COP21.

Tras horas interminables de espera, largas reuniones con las delegaciones de los gobiernos y amenas charlas con compañeros de otras organizaciones, por fín el pasado sábado 12 de diciembre a las 17:30 anunciaban en las pantallas del centro de conferencias que se reunían en plenario todos los países para presentar el nuevo texto del Acuerdo de París.

A la hora en punto, las salas se encontraban llenas de todos los participantes, periodistas de muchas partes del mundo se agrupaban en la puerta para grabar el momento en el que entraban los representantes de los países, la presidencia francesa entra en la sala y entonces… Nada pasa.

Minutos de silencio, que se convirtieron en más de una hora, la gente se retorcía inquieta en sus asientos, los rumores empezaron a correr por los pasillos: parece que este país no está de acuerdo con esta frase, parece que este otro no quiere adoptar el tratado y el de más allá quiere cambiar aquel artículo…

Sobre las 19:00 los presidentes de la COP, lingüistas, cargos de Naciones Unidas y los representantes de los países, toman sus asientos y comienza el plenario. Estoy segura de que más de uno pensamos: que nadie respire en la sala, que nadie se mueva, para que empiece esto ya y todo siga su curso.

En un discurso rápido y directo, antes de las 19:30, el presidente de la COP21, Laurent Fabius, adoptaba el texto del Acuerdo de París a golpe de martillo. Ese fue el momento, en el que tras coger aliento de nuevo, la mayoría de la gente se levantó de sus sillas y rompió en ruidosos aplausos.Teníamos un nuevo acuerdo internacional para luchar frente al cambio climático.

El resultado del Acuerdo de París es un texto con un lenguaje débil, al que le falta concreción en cuanto a números y fechas donde se especifique cómo y cuándo vamos a llegar a los compromisos asumidos.

En general es un acuerdo de intenciones sin mecanismos que regulen o penalicen por incumplimiento, pero que incluye puntos importantes y nos da el marco de actuación para una lucha global para frenar el cambio climático, dando un mensaje clave hacia el fin de la era de los combustibles fósiles.

Así en el acuerdo se incluyen dos puntos muy importantes:

– El primero es el compromiso para mantener el aumento de la temperatura media mundial “muy por debajo de 2ºC con respecto a los niveles preindustriales, y proseguir los esfuerzos para limitar ese aumento de la temperatura a 1,5 ºC con respecto a los niveles preindustriales”

– El segundo es que los 195 países más la UE se proponen lograr reducir rápidamente las emisiones de gases de efecto invernadero, de conformidad con la mejor información científica disponible, para “alcanzar un balance neto de las emisiones de gases de efecto invernadero que sea cero en la segunda segunda mitad del siglo”

Ambos puntos son muy importantes, porque marcan objetivos a largo plazo alineados con las recomendaciones científicas y que para conseguirlos las emisiones de CO2 procedentes de la quema de los combustible fósiles tienen que ser nulas en 2050 como tarde.

Además, el Acuerdo establece que los países deben mejorar sus compromisos de reducción de emisiones cada 5 años a partir de 2020. Sin duda muy tarde y muy débil, teniendo en cuenta que estos compromisos no son obligatorios ni con mecanismos de penalización y que los compromisos de reducción actualmente presentados por los países nos llevan a casi 3ºC de aumento de temperatura.

De modo que con esto entramos en el ámbito del compromiso, la responsabilidad, la moralidad y las políticas nacionales de cada país tanto con el Acuerdo, como con sus habitantes, como con los países más vulnerables que ya sufren en primera línea los impactos del cambio climático.

Hemos oído a cientos de países, entre ellos a la UE en su conjunto, cómo en sus intervenciones públicas destacaban que hace falta mucha más ambición, por eso exigimos que se lleven esas palabras que no han conseguido quedar reflejadas en el texto y aumenten los compromisos de reducción de emisiones antes y después del 2020.

A menos de una semana de las elecciones generales que darán a España un nuevo gobierno durante los próximos 4 años, la actuación climática tiene que estar en el orden del día de las agendas de todos los políticos y con el acuerdo de París recién cocinado en mano, queremos ver una hoja de ruta con fechas y objetivos específicos desde que comience su legislatura que garanticen alcanzar la meta de un futuro 100% renovable libre de carbón, petróleo y gas para el año 2050.


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El Papa sobre el acuerdo de la Conferencia de París.

Llamamiento del Papa sobre el Clima: que la solidaridad sea más concreta

(RV).- Tras dirigir el rezo del Ángelus, el Papa Francisco recordó que este sábado concluyó la Conferencia sobre el clima de París “con la adopción de un acuerdo que muchos definieron histórico”.

Texto completo de las palabras del Papa Francisco después del rezo del Angelus:

Queridos hermanos y hermanas,

La Conferencia del clima ha apenas concluido en París con la adopción de un acuerdo que muchos definieron histórico. Su actuación requerirá un empeño coral y una generosa dedicación por parte de cada uno. Deseando que sea garantizada una particular atención a las poblaciones más vulnerables exhorto a la entera comunidad internacional proseguir con solicitud el camino emprendido en el signo de una solidaridad que se convierta cada vez más concreta.

Martes próximo, 15 de diciembre, en Nairobi iniciará la Conferencia Ministerial de la Organización Internacional del Comercio. Me dirijo a los Países que participarán, de modo que las decisiones que serán tomadas tengan en cuenta las necesidades de los pobres y de las personas más vulnerables, como también de las legítimas aspiraciones de los Países menos desarrollados y del bien común de la entera familia humana.

En todas las catedrales del mundo, están abiertas las Puertas Santas, para que el Jubileo de la Misericordia pueda ser vivido plenamente en las Iglesias particulares. Deseo que este momento fuerte estimule a tantos para hacerse instrumentos de la ternura de Dios. Como expresión de las obras de misericordia, están abiertas también las “Puertas de la Misericordia” en los lugares de dificultad y de marginación.  En este sentido, saludo a los detenidos de las cárceles de todo el mundo, especialmente aquellos de la cárcel de Padua, que hoy están unidos a nosotros en este momento espiritualmente para este momento de oración, y les agradezco el regalo del concierto.

Saludo a todos ustedes, peregrinos llegados de Roma, de Italia y de tantas partes del mundo. En particular saludo a aquellos procedentes de Varsovia y de Madrid. Dirijo un pensamiento especial a la fundación Dispensario Santa Marta en el Vaticano: a los padres con sus hijos, a los voluntarios y a las Hermanas Hijas de la Caridad; ¡gracias por su testimonio de solidaridad y de acogida! Saludo también a los miembros del Movimiento de los Focolares junto a amigos de algunas comunidades islámicas. Vayan hacia adelante, vayan hacia adelante con valentía en su camino de diálogo y de fraternidad, porque ¡todos somos hijos de Dios!

A todos un cordial deseo de buen domingo y buen almuerzo. No se olviden, por favor, de rezar por mí. ¡Hasta la vista!


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Conferencia de París: satisfacción en la ONU

Ban: Adopción del Acuerdo de París es un triunfo monumental para los pueblos y el planeta

El Secretario General de la ONU, Ban Ki-moon (derecha), el Canciller francés y Presidentde de la COP21, Laurent Fabius,(centro) y el Presidente de Francia , Francois Hollande. Foto: UNFCCC

12 de diciembre, 2015 — Tras dos semanas de intensas negociaciones 196 alcanzaron en París un pacto global que intentará limitar el aumento de las temperaturas del planeta a menos de 2 grados centígrados.

Las delegaciones premiaron con una larga ovación el momento en que el Presidente de la Conferencia, el Canciller francés, Laurent Fabius, señalaba la aprobación por consenso del esperado pacto.

Al hablar en la sesión de clausura, Ban Ki-moon transmitió una calurosa felicitación a los delegados y afirmó que el 12 de diciembre pasará a la historia por el alcance de un acuerdo que constituye un triunfo monumental para los pueblos y el planeta.

“No podía irme sin agradecerles a todos. En momentos de un reto sin precedentes, han demostrado un liderazgo sin precedentes”, les dijo Ban.

Añadió que los negociadores habían alcanzado resultados sólidos en todos los puntos principales y que habían logrado un acuerdo solidario.

“Es ambicioso, flexible, creible y duradero. Todos los países han acordado mantener la elevación de la temperatura a un nivel mucho más bajo que los 2 grados centígrados. Y al reconocer que los riesgos implican graves consecuencias han acordado que el limite sea 1.5 grados, algo muy importante para los pequeños Estados insulares y los países menos desarrollados. Han escuchado las voces de los más vulnerables”, dijo.

Añadió que los Gobiernos se han comprometido a un acuerdo vinculante, robusto, que pugna por la transparencia con el establecimiento de mecanismos de revisión que a partir de 2018 permitirá a las partes evaluar cada cinco años qué hace falta hacer en el campo climático, en sintonía con la ciencia.

Para hacer efectivo el acuerdo, los países tomaron varias decisiones sobre mitigación, adaptación, las pérdidas y daños relacionadas con el fenómeno, la financiación, el desarrollo y la transferencia de tecnología.

Asimismo decidieron establecer el Comité de París sobre el Fomento de la Capacidad, que hará frente a las carencias y necesidades que se detecten en los países en desarrollo.

El Acuerdo de Paris será firmado formalmente el 22 de abril de 2016 en la sede de la ONU y entrará en vigor al trigésimo día contado desde la fecha en que no menos de 55 Partes en la Convención, cuyas emisiones estimadas representen globalmente un 55% del total de las emisiones mundiales de gases de efecto invernadero, hayan depositado sus instrumentos de ratificación.


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El acuerdo de París según WWF

WWF-logo

El Acuerdo de París abre el camino para combatir el cambio climático pero se requieren más medidas urgentes

Publicado el 12 diciembre 2015  |  0 Comments

Los gobiernos del mundo llegaron a un Acuerdo global hoy en París, que sienta las bases de los esfuerzos a largo plazo para luchar contra el cambio climático. Sin embargo, se necesita aún mucho más para asegurar un camino hacia un futuro de 1,5 °C. Para WWF, este nuevo Acuerdo debe ser continuamente fortalecido y los gobiernos necesitan regresar a sus países para actuar en todos los niveles, con el fin de cerrar la brecha de emisiones, proveer los recursos necesarios para la transición energética, y proteger a los más vulnerables. Las negociaciones de París también fueron el escenario de anuncios y compromisos por parte de los gobiernos, ciudades y empresas, que indican que el mundo está listo para una transición energética limpia.

Los gobiernos llegaron a París con más de 180 países que traían consigo sus compromisos climáticos nacionales. Este avance fue impulsado por los discursos de más de 150 Jefes de Estado y gobiernos, así como movilizaciones sin precedentes en todo el mundo, que unieron a cientos de miles de ciudadanos exigiendo acción climática. Después de dos semanas de negociaciones, los gobiernos alcanzaron un acuerdo que representa  progreso en el largo plazo. Pero necesita ser fortalecido y complementado de manera urgente con acciones aceleradas en el corto plazo, si queremos tener la esperanza de alcanzar la meta final de estar por debajo de los 2°C o 1,5°C. Asimismo, la financiación para la adaptación, pérdidas y daños, y aumento de reducción de emisiones debería ser el primer mandato después del trabajo de París.

Mientras que el acuerdo de París entrará en vigor en el 2020, la ciencia nos dice que para alcanzar la meta global que limité el calentamiento a 1,5 °C o que no exceda los 2°C, las emisiones deben alcanzar su límite máximo antes de 2020 y después reducirse de manera drástica. Los actuales compromisos solo nos brindarán la mitad de lo que se necesita, dejando una brecha de 12-16gigatoneladas de emisiones.

Tasneem Essop, Jefa de la Delegación de WWF para las Negociaciones Climáticas de las Naciones Unidas: “El acuerdo de París es un hito para el mundo. Hemos logrado un avance aquí, pero aún falta mucho por delante. De regreso a nuestros países, tenemos que fortalecer las acciones nacionales. Tenemos que asegurar una acción más rápida de los nuevos esfuerzos de cooperación de los gobiernos, las ciudades, las empresas y los ciudadanos, para reducir las emisiones con mayor profundidad, brindar los recursos para la transición energética en las economías en vías de desarrollo, y proteger a los pobres y más vulnerables. Los países deben comprometerse el próximo año con el objetivo de implementar y fortalecer rápidamente los compromisos hechos aquí”.

Para Juan Carlos del Olmo, Secretario General de WWF España: “El acuerdo de Paris es un paso importante, pero sólo el primero en el camino para frenar el cambio climático. El texto contiene aspectos muy relevantes, pero otros vitales han quedado fuera en aras del consenso y tendremos que trabajar muy duro en el futuro para hacerlas realidad. Ahora países como España, que sigue quemando carbón y apoyando las prospecciones de petróleo y gas, tienen una gran responsabilidad y pedimos al futuro gobierno que se comprometa de verdad con un modelo renovable 100% y a terminar con el apoyo a las energías contaminantes”.

Análisis de WWF del acuerdo:

El acuerdo de París necesita ser justo, ambicioso y transformacional. Los resultados en las áreas clave de WWF fueron:

Crear un plan para cerrar la brecha de ambición, incluyendo la financiación y otro apoyo para acelerar la acción ahora y después de 2020
El acuerdo incluye algunos de los elementos de un mecanismo de ambición, como los ciclos de 5 años, revisiones periódicas reducción de emisiones, la financiación y la adaptación, y los momentos globales que crean la oportunidad para que los gobiernos mejoren sus acciones. Sin embargo, la ambición y la urgencia de la acción climática no es lo suficientemente fuerte, y dependerá, en esencia, de las acciones de los gobiernos para tomar medidas rápidas y con mayor ambición. Asimismo los actores no estatales, incluyendo las ciudades, el sector privado y los ciudadanos, deben continuar las acciones de cooperación ambiciosas y presionar a los gobiernos para hacer mucho más.

Apoyar a los países vulnerables para limitar los impactos del cambio climático y hacer frente a los inevitables daños.
La inclusión de un objetivo global para la adaptación, así como un reconocimiento separado y explícito sobre el tema de pérdidas y daños, son logros importantes en el acuerdo. Esto resulta de un largo camino para mejorar el perfil y la importancia de abordar la protección a los más vulnerables al cambio climático. Sin embargo, el acuerdo no es suficiente para asegurar el apoyo necesario para la protección de los más pobres y vulnerables.

Establecer una meta a largo plazo al 2050 con el objetivo de alejarse de los combustibles fósiles y migrar hacia la energía renovable y al uso sostenible del suelo.
Al incluir un objetivo de temperatura de largo plazo que esté muy por debajo de los 2°C de calentamiento, con una referencia a una meta de 1,5°C en el acuerdo, se está enviando una fuerte señal de que los gobiernos se comprometen a estar alineados con lo que dice la ciencia. Además, el reconocimiento de la brecha de las emisiones y la inclusión de un objetivo cuantificado de  gigatoneladasal 2030 debe servir como base para la revisión de los compromisos nacionales antes de 2020.

El acuerdo establece el año 2018 como un momento crucial en el mundo para que los países vuelvan a la mesa de negociación y revisen sus esfuerzos actuales en relación con este objetivo global, lo cual debería resultar en acciones más fuertes y mejoradas respecto a la reducción de emisiones, las finanzas y la adaptación.

El acuerdo de París alcanzó un buen avance al reconocer, en un solo artículo, que todos los países deben actuar para detener la deforestación y la degradación y mejorar el manejo territorial. El acuerdo también incluye un proceso que puede proporcionar una guía para la contabilidad de los suelos. El apoyo financiero adecuado y previsible para la reducción de emisiones de la deforestación y la degradación de los bosques podría haber sido más fuerte.