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El P. General de los jesuitas comenta la actual oposición al Papa Francisco.

Arturo Sosa denuncia un complot ultraconservador para forzar a un futuro Papa a renegar del Concilio

Arturo Sosa, sj., durante el meeting de Rimini

Arturo Sosa, sj., durante el meeting de Rimini
(Gentileza de Religión Digital)

“Es esencial que este viaje continúe, de acuerdo con la voluntad de la Iglesia, claramente expresada en el Concilio Vaticano II, del cual el Papa Francisco es un hijo legítimo y directo”, señala el general de los jesuitas en el Meeting de Rimini

“El cristianismo no es una religión íntima, solo se puede vivir en comunidad”

“El futuro de la humanidad pasa de la inclusión social de los pobres. Pero no se hace desde afuera, es una condición para caminar juntos. Debemos acercarnos a los pobres, adquirir su mirada en la vida”

“Hay personas, dentro y fuera de la Iglesia, que desean que el Papa Francisco renuncie, pero él no lo hará”. Claro y directo, el prepósito general de la Compañía de Jesús, Arturo Sosa, sj., denunció durante el Meeting de Rimini un complot de los sectores ultraconservadores contra Bergolio y lo que representa.

Y es que el objetivo no sólo es Francisco, sino que va más allá: “Creo que la estrategia final de estos sectores no es tanto forzar al Papa Francisco a renunciar, cuanto afectar a la elección del próximo pontífice, creando las condiciones para que el siguiente Papa no continúe profundizando el camino que Francisco ha indicado y emprendido en su lugar”.

Por contra, el superior de los jestuitas considera que “es esencial que este viaje continúe, de acuerdo con la voluntad de la Iglesia claramente expresada en el Concilio Vaticano II, del cual el Papa Francisco es un hijo legítimo y directo”.

Meeting Rimini

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I muri di solito dividono persone, città, stati. Al è l’esatto contrario: un muro inclusivo, ricco di elementi scenici, pannelli, grafica che parlerà di cooperazione tra popoli e di interventi per superare le disuguaglianze. Scopri di più https://www.meetingrimini.org/edizione-2019/area-internazionale-19/ 

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Durante su intervención en Rimini, Abascal apuntó a la “nostalgia” de la Iglesia europea por “un pasado idealizado, como si la sociedad en Europa fuera una sociedad cristiana perfecta. La gente vive nostálgicamente por un pasado que nunca existió. En Estados Unidos, en cambio, se centran en la inculturación”.

“El cristianismo no es una religión íntima, solo se puede vivir en comunidad”, añadió el jesuita, quien recordó cómo “el Espíritu Santo nos habla hoy a través de los jóvenes. Todos estamos llamados a acercarnos a ellos”.

“La Iglesia dirigida por Francisco está apostando por la educación de los jóvenes, extrayendo de ellos recursos y valores”, apuntó Sosa, que citando a Bergoglio insistió en que “el futuro de la humanidad pasa de la inclusión social de los pobres. Pero no se hace desde afuera, es una condición para caminar juntos. Debemos acercarnos a los pobres, adquirir su mirada en la vida”.


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Elogio al Papa Francisco de un intelectual ortodoxo libanés.

Antoine Courban: “Papa Francesco roccia della fede”

Parla da Beirut il professore ortodosso che dopo l’intervista del Pontefice a La Stampa-Vatican Insider ha scritto «Tu es Petrus»

Dopo aver letto l’intervista concessa da Papa Francesco a La Stampa-Vatican Insider l’accademico libanese Antoine Courban, nome di spicco dell’ortodossia mediorientale, ha rilanciato quel testo su Twitter aggiungendo: «Tu es Petrus» e  l’acclamazione liturgica ortodossa, «Preservalo per molti anni, o Signore». Impegnato da decenni nel dialogo ecumenico, interreligioso e interculturale, il suo nome è legato alla principale istituzione culturale cristiana del Levante, l’Università Saint Joseph di Beirut, dove insegna.

 

Professor Courban, non è usuale quello che lei ha fatto, e fa trasparire qualcosa che per lei deve essere di enorme importanza. 

«Per me lo è certamente, ma non solo per me: ho parlato di quest’intervista con molti amici, tutti ne sono colpiti. Ma quel che ho scritto lo voglio spiegare partendo da me e dalla Dichiarazione sulla fratellanza umana di Abu Dhabi, che è un documento di importanza epocale. Le parole che legano esplicitamente la Dichiarazione e l’intervista sono quelle in cui il Papa dice di aver paura dei sovranismi perché sente sempre dire “prima noi, noi…”. Ecco, leggendo mi sono chiesto, “cos’è il cristianesimo? Cos’è l’Ecclesia?”. La nostra è una Chiesa fatta di singoli, di persone. L’assemblea cristiana, Ecclesia, è composta da individui, da esseri umani distinti e sovrani. Non è una massa omogenea. Mai può essere che i diritti di un gruppo cancellino quelli dell’individuo, perché ogni individuo è l’icona di Dio, l’immagine di Dio. Leggendo quelle parole, quelle affermazioni, mi sono ricordato della Dichiarazione di Abu Dhabi e ho pensato: quando Gesù chiese ai discepoli chi Egli fosse ognuno rispose a suo modo, solo Simone disse, “Tu sei il Messia”. Allora Gesù gli disse “Simone, tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa”. Simone è la Roccia della fede sul quale si edifica la Chiesa di Cristo. È la Chiesa di cui le ho appena detto e che il Vescovo di Roma ha ricordato al mondo intero con le sue parole in questo momento difficilissimo. Ora per noi il vescovo di Roma e il vescovo di Antiochia sono i successori di Pietro, dal punto di vista istituzionale. Come Simone il pescatore di Galilea aveva riconosciuto Gesù di Nazaret come Messia, così Francesco di Roma riconosce in ogni uomo un’icona di quello stesso Messia. Quindi proclama la fede di Pietro. Papa Francesco, nella sua intervista, ha parlato in un modo “Urbi et Orbi”. Con queste parole di valore universale il vescovo di Roma ha dimostrato di essere una roccia della nostra fede. Nostra, perché io sono un cristiano».Lei pronuncia parole di valore universale, ma molti in Italia le hanno lette come riferite alla situazione italiana, alla nostra crisi. 

«Non credo che il vescovo di Roma, il Papa della Chiesa cattolica, cioè universale, rilasci dichiarazioni di tale importanza e pregnanza per il mondo di oggi, per tutto il mondo, riferendosi a un caso specifico. Non posso dirlo io, ma posso dire di non averle lette così. Le ho lette come riferite alla situazione di tutto il mondo, ognuno può vederle e leggerle più per quanto accade nel suo Paese, perché riguardano tutti. Noi per esempio le abbiamo lette come parole che riguardano da vicino la situazione libanese, quello che accade qui e che riguarda la nostra società e la comunità cristiana libanese, scossa da tendenze e pericoli suprematisti. Il problema di oggi non è un problema propriamente razzista. Il Papa parla di sovranismi, io vedo nelle sue parole e nella sua accuratissima lettura di queste tendenze globali una preoccupazione per il suprematismo. Quello che indica in piena e totale aderenza ai contenuti epocali della Dichiarazione di Abu Dhabi è il pericolo di ritenere “noi”, la tal comunità, che può essere nazionale o confessionale, superiori agli altri. Questa è la vera minaccia che si lega alla crescita dell’estrema destra in tutto il mondo su questo messaggio di supremazia.»

A suo avviso esiste un discorso suprematista o populista anche nel mondo islamico? 

«Ma certamente, esiste senza ombra di dubbio e questo è uno dei motivi per cui la Dichiarazione di Abu Dhabi è una pietra miliare nel cammino dell’umanità. Come le ho già detto questa intervista è un suo sviluppo o una sua conseguenza importantissima e conseguente».

Dopo aver ricordato che la Dichiarazione di Abu Dhabi è firmata anche dal Grande Imam di al-Azhar, l’Imam al-Tayyeb, il professor Courban spiega il complesso percorso che ha portato  in situazioni diverse cristiani e musulmani al momento della firma di quel documento.  Nella sua ricostruzione le società cristiane, soprattutto in Occidente, hanno ormai riconosciuto nella laicità dello Stato un valore. Nelle società musulmane invece rimarrebbe una dimensione prioritariamente religiosa che le fa apparire ai loro stessi occhi come un’utopia escatologica.  Illustrata questa differenza aggiunge che proprio se si capisce questo si capisce l’enormità della Dichiarazione di Abu Dhabi, che apre la strada all’accettazione della laicità dello Stato nel mondo islamico, una  scelta basata sui valori universali dell’uomo. E prosegue: «Per loro dunque si tratta di rinunciare a quel supramatismo islamico che molti propugnano. Non è un caso che in queste ore tanti amici musulmani con cui ho parlato hanno letto questa intervista come un naturale sviluppo della Dichiarazione di Abu Dhabi e hanno auspicato che parole uguali, o simili, giungano da un’autorità islamica. Sto parlando di accademici, giornalisti, uomini politici, professionisti che l’avvertono come una necessità, un’urgenza. E io personalmente ritengo che questo accadrà, che queste parole riferite all’oggi e alle minacce globali che incombono su di noi presto arriveranno».


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Vigilia de Pentecostés. Rxhortación del Papa

El Papa: Pentecostés, ver y escuchar el grito de la ciudad, su esclavitud terminó

Homilía del Santo Padre en la Santa Misa en la Vigilia de Pentecostés, celebrada este sábado, 8 de junio, en la Plaza de San Pedro: “Dejémonos llevar de la mano del Espíritu e ir en medio del corazón de la ciudad para escuchar su grito”.

Renato Martinez – Ciudad del Vaticano

“Queridos amigos, para escuchar el grito de la ciudad de Roma, necesitamos también que el Señor nos lleve de la mano y nos haga descender entre los hermanos que viven en nuestra ciudad, para escuchar su necesidad de salvación, el grito que llega hasta Él y que normalmente no oímos. Se trata de abrir los ojos y los oídos, pero sobre todo el corazón, escuchando con el corazón. Entonces nos pondremos en camino. Entonces sentiremos dentro de nosotros el fuego de Pentecostés, que nos impulsa a gritar a los hombres y mujeres de esta ciudad que su esclavitud ha terminado y que Cristo es el camino que conduce a la ciudad del Cielo”, lo dijo el Papa Francisco en su homilía, en la Misa en la Vigilia de Pentecostés, celebrada este sábado, 8 de junio, en la Plaza de San Pedro.

El río de agua viva, lava y fecunda a la Iglesia

En su homilía, el Santo Padre comentando el Evangelio de San Juan (7, 37-38) dijo que, también esta noche, la víspera del último día de Pascua, la fiesta de Pentecostés, Jesús está entre nosotros y proclama en voz alta: “Si alguno tiene sed, venga a mí y beba el que crea en mí. Como dice la Escritura, de su vientre brotarán ríos de agua viva”. “Es el río de agua viva del Espíritu Santo que brota del vientre de Jesús, de su costado atravesado por la lanza – señaló el Pontífice – y que lava y fecunda a la Iglesia, la esposa mística representada por María, la nueva Eva, al pie de la cruz”.

La Iglesia, madre de misericordia

El Espíritu Santo, precisó el Papa Francisco, brota del vientre de la misericordia de Jesús Resucitado, llena nuestro vientre con una “buena medida, suave, llena y desbordante” de misericordia y nos transforma en una Iglesia-madre de misericordia, es decir, en una “madre de corazón abierto” para todos. “Cuánto me gustaría que la gente que vive en Roma – señaló el Pontífice – reconociera a la Iglesia, que nos reconociera por esto más de misericordia, por esta más humanidad y ternura, de las que hay tanta necesidad. Uno se sentiría como en casa, en la casa materna, donde siempre se es bienvenido y donde siempre se puede volver”.

El Amor Divino es el Espíritu Santo

Este pensamiento sobre la maternidad de la Iglesia, precisó el Santo Padre, me recuerda que hace 75 años, el 11 de junio de 1944, el Papa Pío XII hizo un acto especial de acción de gracias y súplica a la Virgen María para la protección de la ciudad de Roma. Lo hizo en la iglesia de San Ignacio, donde había sido traída la venerada imagen de Nuestra Señora del Divino Amor. El Amor Divino es el Espíritu Santo, que brotan del Corazón de Cristo. Él es la “roca espiritual” que acompaña al pueblo de Dios en el desierto, para que, sacando de él agua viva, sacien su sed en el camino.

“En la zarza que no se consume, imagen de la Virgen María y Madre, está el Cristo resucitado que nos habla, nos comunica el fuego del Espíritu Santo, nos invita a descender entre la gente para escuchar el grito, nos envía a abrir el sendero a caminos de libertad que conducen a las tierras prometidas por Dios”

El hombre se ilusione por tocar el cielo

El Papa Francisco hablando de los proyectos humanos dijo que no son válidos si están centrados en nuestro “yo”, proyectos que no dejan lugar a Dios. “Son proyectos humanos, incluso nuestros proyectos, hechos al servicio de un yo cada vez mayor, hacia un cielo en el que ya no hay lugar para Dios. Dios nos deja hacerlo por un tiempo, para que podamos experimentar hasta qué punto del mal y de la tristeza podemos llegar sin Él”. Pero el Espíritu de Cristo, Señor de la historia, no puede esperar para tirarlo todo por la borda, para hacernos empezar de nuevo. Siempre somos un poco “cortos” de vista y de corazón; abandonados a nosotros mismos, acabamos perdiendo el horizonte; llegamos a convencernos de que lo hemos entendido todo, de que hemos tenido en cuenta todas las variables, de que hemos previsto lo que va a pasar y cómo va a pasar.

El gemido de la gente que vive en esta ciudad

El Santo Padre recordando la fiesta que celebramos hoy, dijo que celebramos la primacía del Espíritu, que nos deja boquiabiertos ante lo imprevisible del designio de Dios. “Y si tenemos en mente los dolores del parto, entendemos que nuestro gemido, el de la gente que vive en esta ciudad y el gemido de toda la creación no son más que el gemido mismo del Espíritu: es el nacimiento del nuevo mundo. Dios es el Padre y la madre, Dios es la partera, Dios es el gemido, Dios es el Hijo engendrado en el mundo y nosotros, la Iglesia, estamos al servicio de este nacimiento”.

“Si el orgullo y la presunta superioridad moral no ofuscan nuestro oído, nos daremos cuenta de que bajo el grito de tanta gente no hay nada más que un auténtico gemido del Espíritu Santo. Es el Espíritu quien nos impulsa una vez más a no contentarnos, a intentar volver a partir; es el Espíritu quien nos salvará de toda reorganización diocesana”

El Espíritu nos ayuda a escuchar el grito de la ciudad

Finalmente, el Papa Francisco invitó a dejarnos llevar de la mano del Espíritu e ir en medio del corazón de la ciudad para escuchar su grito, su gemido. Y recordando la misión de Moisés, el Santo Padre dijo que, Él ha escuchado el gemido de su pueblo, ha visto opresión y sufrimiento… Y Dios ha decidido intervenir enviando a Moisés a levantar y alimentar el sueño de libertad de los israelitas y a revelarle que este sueño es su propia voluntad. Pero para que Moisés pueda llevar a cabo su misión, Dios quiere que él “descienda” con él en medio de los israelitas. “El corazón de Moisés – concluyó el Papa – debe volverse como el de Dios, atento y sensible a los sufrimientos y sueños de los hombres, a lo que claman secretamente cuando levantan las manos al Cielo, porque ya no tienen ningún control sobre la tierra. Es el gemido del Espíritu, y Moisés debe escuchar con su corazón”.


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La celebración de San Jorge onomástico del Papa

Papa Francesco in preghieraUna imagen del Papa Francisco en oración  (Vatican Media)

El Papa donó seis mil rosarios en el día de su onomástico

A través de la Limosnería Apostólica, el Santo Padre regaló seis mil rosarios de la JMJ a los jóvenes de la Arquidiócesis de Milán, que esta mañana asistieron a la misa celebrada en la Basílica de San Pedro en la memoria litúrgica de San Jorge

María Fernanda Bernasconi – Ciudad del Vaticano

Este martes de la Octava de Pascua se celebra la memoria litúrgica de San Jorge, mártir, onomástico del Papa Bergoglio, quien fue bautizado con el nombre de Jorge Mario. Por esta razón Francisco ha recibido numerosos  saludos de todas partes del mundo.

Tal como informa en un comunicado Alessandro Gisotti, Director “ad interim” de la Oficina de Prensa de la Santa Sede, en el día de su onomástico, el Santo Padre donó – a través de la Limosnería Apostólica – seis mil rosarios de la Jornada Mundial de la Juventud a los jóvenes de la Arquidiócesis de Milán, que esta mañana participaron en la misa que presidió su Arzobispo, Monseñor Mario Delpini, en la Basílica de San Pedro.

“ Con este gesto, el Papa Francisco pide a los jóvenes que lo tengan presente en su oración, encomendándolo especialmente a la Virgen María ”

Con este gesto, el Papa Francisco pide a los jóvenes que lo tengan  presente en su oración, encomendándolo especialmente a la Virgen María, a pocos días del inicio del mes de mayo, dedicado a ella.

Mañana por la mañana, estos jóvenes milaneses asistirán a la Audiencia General que el Papa celebrará en la Plaza de San Pedro.

Una caricia de Francisco a los pobres de Roma

 

El año pasado – recordamos – el Papa Francisco celebró su onomástico entregando miles de helados a los pobres de Roma asistidos por Caritas y otras Instituciones. También en aquella ocasión se trató de un pequeño gesto que recibió el agradecimiento de muchas personas necesitadas.

“Una caricia del Papa Francisco a quienes se encuentran en necesidad”. Así definía entonces la Limosnería Apostólica esa iniciativa pontificia con quienes se congratulaban con el Obispo de Roma en la memoria litúrgica de San Jorge mártir.

Escuche el informe


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Benedicto XVI cumple mañana 92 años y hoy le visita el Papa Francisco. Nota en varios idiomas,

Vaticano

Sala stampa della Santa Sede

Vaticano – lunedì 15 aprile 2019 (foto Vatican Media)

All’inizio della Settimana Santa, Papa Francesco si è recato questo pomeriggio al Monastero Mater Ecclesiae per rivolgere a Benedetto XVI gli auguri di Pasqua. L’incontro ha offerto anche l’occasione al Santo Padre di porgere, con particolare affetto, gli auguri di compleanno al Papa emerito, che domani compirà 92 anni.
Traduzione in lingua inglese
This afternoon, at the beginning of Holy Week, Pope Francis went to Mater Ecclesiae Monastery to offer Benedict XVI his best wishes for Easter. The visit also offered the Pope the opportunity to extend his birthday wishes, with particular affection, to the Pope emeritus who turns 92 tomorrow.
Traduzione in lingua spagnola
Iniciando la Semana Santa, esta tarde el Papa Francisco se ha dirigido al Monasterio Mater Ecclesiae para saludar a Benedicto XVI por Pascuas. Este encuentro también ha permitido al Santo Padre expresar con especial afecto su saludo al Papa emérito, que mañana cumplirá 92 años.
Traduzione in lingua francese
En ce premier jour de la Semaine Sainte, le Pape François s’est rendu cet après-midi au monastère Mater Ecclesiae pour présenter ses voeux de Pâques à Benoît XVI. Cette visite a, par ailleurs, offert au Saint-Père l’occasion de souhaiter, avec une affection particulière, un joyeux anniversaire au Pape émérite qui fête demain ses 92 ans.


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Benedicto XVI cumple mañana 92 años y recibe la visita de Papa Francisco

Vaticano

Sala stampa della Santa Sede

Foto archivio

All’inizio della Settimana Santa, Papa Francesco si è recato questo pomeriggio al Monastero Mater Ecclesiae per rivolgere a Benedetto XVI gli auguri di Pasqua. L’incontro ha offerto anche l’occasione al Santo Padre di porgere, con particolare affetto, gli auguri di compleanno al Papa emerito, che domani compirà 92 anni.
Traduzione in lingua inglese
This afternoon, at the beginning of Holy Week, Pope Francis went to Mater Ecclesiae Monastery to offer Benedict XVI his best wishes for Easter. The visit also offered the Pope the opportunity to extend his birthday wishes, with particular affection, to the Pope emeritus who turns 92 tomorrow.
Traduzione in lingua spagnola
Iniciando la Semana Santa, esta tarde el Papa Francisco se ha dirigido al Monasterio Mater Ecclesiae para saludar a Benedicto XVI por Pascuas. Este encuentro también ha permitido al Santo Padre expresar con especial afecto su saludo al Papa emérito, que mañana cumplirá 92 años.
Traduzione in lingua francese
En ce premier jour de la Semaine Sainte, le Pape François s’est rendu cet après-midi au monastère Mater Ecclesiae pour présenter ses voeux de Pâques à Benoît XVI. Cette visite a, par ailleurs, offert au Saint-Père l’occasion de souhaiter, avec une affection particulière, un joyeux anniversaire au Pape émérite qui fête demain ses 92 ans.


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Revelaciones sobre el último cónclave. Cómo fue la elección de Bergoglio.

Cuando Scola dijo a los suyos: “Voten por Bergoglio”. Secretos del Cónclave que cambió la Iglesia

Los que apoyaban al entonces arzobispo argentino desmintieron los rumores sobre una presunta enfermedad y sobre su apoyo a la dictadura

Cuando Scola dijo a los suyos: “Voten por Bergoglio”. Secretos del Cónclave que cambió la Iglesia

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Pubblicato il 14/04/2019
Ultima modifica il 14/04/2019 alle ore 17:45
DOMENICO AGASSO JR
CIUDAD DEL VATICANO

Durante los frenéticos días después de la histórica e impresionante renuncia de Benedicto XVI, los pronósticos indicaban un duelo italo-brasileño entre los cardenales Scola y Scherer. Con el arzobispo de Milán favorito para la sucesión en la Cátedra de Pedro. En cambio, el resultado de la primera votación del Cónclave indicó que no habría sido así: el alumno italiano de Joseph Raztinger recibió 30 votos, pero no los cuarenta que muchos se esperaban. Lo seguía de cerca un cierto Bergoglio, “la sorpresa”, elegido por 26 purpurados. El tercero fue Marc Ouellet, con 22. El arzobispo de San Paolo obtuvo solo 4. Significa, antes que nada, que los italianos estaban divididos en relación con Scola, y que, como dice el cardenal Oswald Gracias, «el Espíritu Santo nos estaba guiando hacia una particular dirección». Revela todo Gerard O’Connell, vaticanista de “America”, la revista neoyorquina de los jesuitas, autor de una extraordinaria obra de 270 páginas: “The Election of Pope Francis: An Insider Account of the Conclave That Changed de History” (Orbis Books, 2019), que saldrá a la venta hoy. Entre otras cosas, O’Connell se ocupó se seguir el Cónclave también para Vatican Insider, el sitio del periódico italiano “La Stampa”, citado varias veces en el libro.

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Entonces, el resultado del primer escrutinio secreto, del 12 de marzo de 2013 por la noche: Angelo Scola, 30; Jorge Mario Bergoglio, 26; Marc Ouellet (canadiense, prefecto de la Congregación para los Obispos), 22; Sean Patrick O’Malley, 10; Odilo Pedro Scherer, 4. «Esa primera votación habría podido dar la impresión de incertidumbre –observa O’Connell–, pero los electores lo vieron bajo una luz muy diferente».

Ninguno alcanzó las dos terceras partes de la mayoría absoluta, es decir 77 votos, y por esta razón las boletas fueron quemadas, como indica la tradición, produciendo la “fumata nera”. El duelo se redefine: Scola-Bergoglio. Y comenzaron a apoyar al argentino Gracias, Walter Kasper, Laurent Monswengo Pasinya, Óscar Rodríguez Maradiaga, Jean-Louis Tauran y Peter Turkson.

El 13 de marzo por la mañana, los 115 electores volvieron a votar. El resultado fue: Bergoglio, 45 votos; Scola, 38; Ouelllet, 24. Ventaja. Se necesitaba una tercera votación, que llevó a Bergoglio a 56 votos y a Scola a 41. El segundo y el tercer escrutinio indican «la dirección que el Cónclave estaba tomando», indicó O’Connel: los cardenales están listos para «dirigir sus miradas más allá del océano para elegir al primer Papa del Nuevo Mundo».

A las 11,30 de la mañana, una nueva columna de humo negro salió de la Capilla Sixtina. Los purpurados volvieron a la Casa Santa Marta, su residencia durante la cúpula blindada. Pero no todos ellos. Scola se quedó con un grupo de cardenales italianos que lo apoyaban, entre los que estaban Angelo Bagnasco, Giuseppe Betori y Carlo Caffarra. El ya exfavorito «los exhortó a que votaran por Bergoglio, pero ellos no querían escuchar; no querían que arrojara la toalla». Esta petición de Scola fue una de las sorpresas que habrían cambiado todo.

Mientras tanto, el cubano Jaime Lucas Ortega y Alamino le pidió a Bergoglio el texto que había pronunciado algunos días antes durante las Congregaciones generales. El arzobispo de Buenos Aires se lo entregó y el cubano exclamó en voz alta, para que pudieran escuchar todos los demás: «¡Ahora tengo un texto del nuevo Papa!».

El viento soplaba sobre Buenos Aires. Pero también comenzó la contraofensiva de los que no querían al jesuita. Se difundió la noticia de que Bergoglio solamente tenía un pulmón. Entonces, indagaron todos sobre los presuntos problemas de salud Maradiaga y Santor Abril y Castelló, quien se dirigió directamente a Bergoglio para aclarar sus dudas. El arzobispo de Buenos Aires negó la noticia, explicando que «en 1957, cuando tenía como 21 años, se sometió a una operación para remover el lóbulo superior del pulmón derecho, en el que tenía tres quistes, pero que desde entonces su pulmón había funcionado sin problemas». Otro intento por frenar su elección: un purpurado fue a hablar con Karl Lehmann, tratando de plantar una conocida y desmentida “leyenda negra” sobre el pasado de Bergoglio: un supuesto acuerdo con la dictadura militar de su país (1976-1983). Lehmann se dirigió al brasileño Hummes para hablar al respecto y recibió una respuesta lapidaria: «¡Es todo falso!”».

Nada lograba frenar el impulso. El mismo Bergoglio, durante el almuerzo, se dio cuenta. Pero, a pesar de la presión a su alrededor, no se dejó apresar por el ansia. Estaba «en paz», e incluso logró echarse su acostumbrada siesta.

Los 115 “príncipes de la Iglesia” volvieron después a la Sixtina, conscientes de estar muy cerda de la elección histórica. Votaron de esta manera: Bergoglio, 67 votos; Scola, 32; Ouellet, 13. Hubo un pequeño incidente técnico: había 116 boletas porque uno de los cardenales metió a la urna por error una boleta en blanco. Una nueva votación.

Pero ya estaba clara «la voluntad del Espíritu Santo».

Durante el quinto conteo de los votos, cuando fue pronunciado el nombre «Bergoglio» setenta y siete veces, «hubo alegría y entusiasmo», contaron varios purpurados. Explotó un gran aplauso. Bergoglio, 85 votos; Scola, 20; Ouellet, 8, fue el resultado final. Bergoglio se levantó, fue a donde estaba Scola y lo abrazó. La emoción fue era muy fuerte. El nuevo Papa eligió el nombre de Francisco.

El mundo entero tenía la mirada puesta en el Estado más pequeño del mundo, sin saber lo que estaba pasando. Algo se intuía, con el escrutinio del día anterior, que habría podido indicar que por primera vez el Pontífice habría podido «no ser europeo».

Después llegaron la “fumata bianca” y el «Habemis Papam». Y desde la logia de la Basílica de San Pedro se asomó un argentino.