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El Cardenal Etxegaray y la iglesia católica en China.

Etchegaray, l’amico della Cina

La passione per la Chiesa e per il mondo del cardinale appena scomparso aveva le sue prefererenze.Tra i suoi prediletti c’erano i cattolici cinesi, senza distinzioni. E le sue intuizioni già indicavano il cammino che ha condotto anche all’accordo tra Pechino e Santa Sede sulle nomine dei vescovi

Il cardinale Etchegaray

ROMA. La passione cristiana di Roger Etchegaray – il grande cardinale che ci ha lasciato mercoledì scorso, a 96 anni – aveva come orizzonte il mondo. La sua stessa fede in Cristo e nella salvezza da lui promessa alimentava la sua apertura cattolica piena di simpatia per le vicende dei popoli, delle nazioni, delle società e di tutte le comunità di battezzati. Anche per questo, il Papa “geopolitico” Giovanni Paolo II aveva valorizzato il suo temperamento, la sua curiosità e il suo ecumenismo di buona lega conciliare (nel senso del Concilio Vaticano II, a cui Etchegaray aveva preso parte come perito), inviandolo talvolta come suo rappresentante nei punti di frattura del mondo, quando il porporato francese era a capo dei dicasteri vaticani di Justitia et Pax e di Cor Unum.  Ma la passione per la Chiesa e il mondo del “basco universale” Etchegaray (così l’ha definito su la Croix Isabelle de Gaulmyn) aveva anche le sue predilezioni. Tra i suoi amori speciali c’era sicuramente la Cina. E tra i suoi prediletti c’erano i cattolici cinesi. Tutti i cattolici cinesi, senza distinzioni.

L’incontro di Etchegaray con la Cina e la sua Chiesa era per certi versi scritto nel destino. Il futuro cardinale era nato a Espelette, un piccolo villaggio dei Paesi Baschi francesi, nella regione dove affondavano anche le radici familiari del grande “Apostolo d’Oriente” Francesco Saverio, il santo gesuita compagno di Ignazio di Loyola. A soli cento metri dalla casa di famiglia di Etchegaray  aveva vissuto anche padre Armand David, il grande missionario-naturalista che alla metà dell’Ottocento aveva girato la Cina in lungo e in largo in tre missioni successive, facendo conoscere in Occidente anche il il panda, l’orso nero e bianco diventato poi simbolo del Wwf.

Riguardo alla Cina, da vescovo e poi da cardinale, Etchegaray aveva preso alla lettera il proverbio cinese secondo cui «vedere una cosa una volta vale più che sentirne parlare cento volte». Aveva compiuto il suo primo dei suoi 4 viaggi in Cina addirittura nel 1980, come arcivescovo di Marsiglia, primo ecclesiastico occidentale a varcare la soglia della Repubblica popolare cinese allora guidata da Deng Xiaoping sulla via della “apertura”, dopo gli anni oscuri e dolorosi della Rivoluzione Culturale. Quella volta, i membri della Conferenza consultiva politica del popolo cinese lo avevano assediato di domande, chiedendogli anche come riusciva a esercitare la sua autonomia di vescovo di Marsiglia senza subire «l’imperialismo» del Papa. Il vicepresidente dell’Assemblea nazionale, il mongolo Ulanfu, in quel suo primo viaggio lo presentò agli altri membri come «l’alto funzionario di una grande religione occidentale», credendo di rendergli omaggio. Già in quell’occasione, il vescovo venuto dalla Francia aveva provato a spiegare ai funzionari comunisti che le comunità cattoliche cinesi, comprese quelle che rimanevano “sotterranee” e non si adeguavano alla politica religiosa governativa, in realtà chiedevano solo un minimo di libertà per vivere e testimoniare la propria fede.

Nei suoi rapporti cinesi Etchegaray ha sempre mostrato discrezione e accortezza. «Con intelligenza e umiltà, come “una rana che guarda il cielo dal fondo di un pozzo”» – ha scritto la sinologa cattolica Monica Romano, citando il sottotitolo del libro dedicato dal cardinale ai suoi incontri cinesi – «Etchegaray guardava alla grande Cina e alla complessa situazione della Chiesa con intelligenza e umiltà. Aveva capito che “si può conoscere la Cina solo se la si ama”».Dopo il suo primo viaggio, il cardinale aveva raccontato di aver cominciato a pregare ogni sera «per il popolo cinese e per la Chiesa in Cina». E nel contempo, ci teneva a far sapere che nei suoi viaggi cinesi non andava «a negoziare alcunché a nome della Santa Sede», perché «non è di mia competenza». Sapeva di muoversi su un terreno scivoloso, e accettava il rischio di esporsi a incomprensioni, equivoci e potenziali strumentalizzazioni. E dovette sopportare anche manganellate e sberleffi mediatici dai petulanti zeloti arruolati a tempo pieno a fustigare cattolici cinesi e Vaticano, accusandoli di “calare le braghe” davanti agli apparati di Pechino.

Come autorevole rappresentante della Curia Romana, Etchegaray potè registrare e testimoniare che la ricerca di un dialogo con la Cina comunista per provare a rendere meno faticoso il cammino dei cattolici cinesi è stata una linea costante perseguita negli ultimi decenni dalla Santa Sede, e giunta a maturazione con il pontificato di Papa Francesco. «Giovanni Paolo II» ricordava Etchegaray in un’intervista rilasciata alla rivista 30Giorni subito dopo la morte del Papa polacco «non ha cessato di girare intorno alla Cina popolare. Facendo ricorso a ogni mezzo possibile, ha colto ogni minima occasione per esprimere la sua affettuosa attenzione nei confronti dei cattolici cinesi. Ha dedicato alla Cina 51 dichiarazioni. Nell’83 ha scritto una lunga lettera a Deng Xiaoping, rimasta senza risposta. Non è mai potuto entrare in Cina, ma per avere maggiori possibilità di realizzare il suo più bel sogno apostolico è arrivato a rifiutare i reiterati inviti di Taiwan».

Nella stessa intervista, il cardinale francese rimarcava che «chi oggi chi descrive la condizione della Chiesa in Cina come se nulla fosse cambiato rispetto alla fine degli anni Settanta, invece di prendere atto dei fatti nuovi, secondo me fa un’operazione di disinformazione».

La lucidità di sguardo alimentata dalla fede lo aiutò a cogliere quali erano i nodi da sciogliere, anticipando approcci e criteri di orientamento che più tardi si sarebbero ritrovati nella Lettera di Benedetto XVI ai cattolici cinesi (2007) e avrebbero guidato la Santa Sede a sottoscrivere con il governo di Pechino l’accordo provvisorio sulle nomine dei vescovi cattolici cinesi.

Etchegaray confutava in maniera efficace la fake news secondo cui in Cina c’erano due Chiese, una sottomessa al Papa e una al Partito. Riconosceva che la parte della Chiesa riconosciuta dal governo era condizionata e controllata attraverso l’Associazione patriottica, ma questo non impediva alle diocesi di godere di una sufficiente libertà nel ministero pastorale, e di seguire le direttive romane nell’insegnamento e nella disciplina ecclesiastica. La larga maggioranza dei vescovi ordinati in passato senza mandato apostolico avevano chiesto e ottenuto in seguito la legittimazione canonica della loro nomina da parte della Santa Sede.

Etchegaray riconosceva e attestava che la martellante propaganda dei primi decenni comunisti, mirante a prefigurare una Chiesa cinese senza vincoli con la Sede apostolica, non aveva spento o ingannato il sensus fidei dei cattolici cinesi. E forse anche per i travagli patiti, tra di loro si registrava una percezione dell’importanza della successione apostolica per la vita della Chiesa, che magari non è testimoniata altrove. «Ripenso spesso» raccontò lo stesso Etchegaray «a ciò che un vecchio vescovo cinese disse a un ospite occidentale indicando il pavimento della sua dimora: “Sotto i miei piedi abbiamo nascosto i resti del primo vescovo. Sono lì da trent’anni. Siamo in pochi a saperlo. Non sai cosa significhi la Tradizione apostolica. È la trasmissione fino a noi del Vivente. È questa la Chiesa. Quelle ossa sono sacre. Sono il legame con la Chiesa di tutti i tempi e di tutti i luoghi».

L’apostolicità della Chiesa era il criterio che occorreva seguire anche per orientarsi nella controversia sulle interferenze del potere politico cinese nelle nomine dei vescovi. Il perpetuarsi di ordinazioni senza il consenso del Papa anche dopo l’anno Duemila costituiva per Etchegaray «un fatto molto grave che tocca l’ecclesiologia». Ma «la storia» ricordava anche in quegli anni il cardinale «mostra che soluzioni ragionevoli possono essere trovate sotto tutti i climi politici». E ricordando l’accoglienza ricevuta nel suo primo viaggio da Ulanfu, che lo aveva presentato come dignitario di una “religione occidentale”, faceva anche notare che negli ultimi decenni «forse la Chiesa in Cina, insieme a tante sofferenze, ha ricevuto anche un dono inatteso: adesso in Cina nessuno può presentare la Chiesa come una organizzazione religiosa “straniera”. Mi pare un punto da custodire: un cinese non deve prima diventare occidentale per sperimentare la tenerezza di Gesù verso ogni uomo. Era questa la strada indicata dal grande gesuita Matteo Ricci: che la Chiesa in Cina sia pienamente cattolica e pienamente cinese».


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Benedicto XVI cumple mañana 92 años y hoy le visita el Papa Francisco. Nota en varios idiomas,

Vaticano

Sala stampa della Santa Sede

Vaticano – lunedì 15 aprile 2019 (foto Vatican Media)

All’inizio della Settimana Santa, Papa Francesco si è recato questo pomeriggio al Monastero Mater Ecclesiae per rivolgere a Benedetto XVI gli auguri di Pasqua. L’incontro ha offerto anche l’occasione al Santo Padre di porgere, con particolare affetto, gli auguri di compleanno al Papa emerito, che domani compirà 92 anni.
Traduzione in lingua inglese
This afternoon, at the beginning of Holy Week, Pope Francis went to Mater Ecclesiae Monastery to offer Benedict XVI his best wishes for Easter. The visit also offered the Pope the opportunity to extend his birthday wishes, with particular affection, to the Pope emeritus who turns 92 tomorrow.
Traduzione in lingua spagnola
Iniciando la Semana Santa, esta tarde el Papa Francisco se ha dirigido al Monasterio Mater Ecclesiae para saludar a Benedicto XVI por Pascuas. Este encuentro también ha permitido al Santo Padre expresar con especial afecto su saludo al Papa emérito, que mañana cumplirá 92 años.
Traduzione in lingua francese
En ce premier jour de la Semaine Sainte, le Pape François s’est rendu cet après-midi au monastère Mater Ecclesiae pour présenter ses voeux de Pâques à Benoît XVI. Cette visite a, par ailleurs, offert au Saint-Père l’occasion de souhaiter, avec une affection particulière, un joyeux anniversaire au Pape émérite qui fête demain ses 92 ans.


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Benedicto XVI cumple mañana 92 años y recibe la visita de Papa Francisco

Vaticano

Sala stampa della Santa Sede

Foto archivio

All’inizio della Settimana Santa, Papa Francesco si è recato questo pomeriggio al Monastero Mater Ecclesiae per rivolgere a Benedetto XVI gli auguri di Pasqua. L’incontro ha offerto anche l’occasione al Santo Padre di porgere, con particolare affetto, gli auguri di compleanno al Papa emerito, che domani compirà 92 anni.
Traduzione in lingua inglese
This afternoon, at the beginning of Holy Week, Pope Francis went to Mater Ecclesiae Monastery to offer Benedict XVI his best wishes for Easter. The visit also offered the Pope the opportunity to extend his birthday wishes, with particular affection, to the Pope emeritus who turns 92 tomorrow.
Traduzione in lingua spagnola
Iniciando la Semana Santa, esta tarde el Papa Francisco se ha dirigido al Monasterio Mater Ecclesiae para saludar a Benedicto XVI por Pascuas. Este encuentro también ha permitido al Santo Padre expresar con especial afecto su saludo al Papa emérito, que mañana cumplirá 92 años.
Traduzione in lingua francese
En ce premier jour de la Semaine Sainte, le Pape François s’est rendu cet après-midi au monastère Mater Ecclesiae pour présenter ses voeux de Pâques à Benoît XVI. Cette visite a, par ailleurs, offert au Saint-Père l’occasion de souhaiter, avec une affection particulière, un joyeux anniversaire au Pape émérite qui fête demain ses 92 ans.


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Crítica de un vaticanista a la intervención pública de Benedicto XVI sobre el abuso de menores.

Francisco y la sombra de Ratzinger; la coexistencia que pesa sobre el Vaticano

Hace seis años renunció el Pontífice alemán a la Cátedra de Pedro, con lo que llegó la elección de Bergoglio: un caso único para la Iglesia. Los «apuntes» de Benedicto XVI sobre la pederastia abren la cuestión «consustancial» y desencadenan acusaciones a su entorno

Francisco visitando al Papa emérito Benedicto XVI

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Pubblicato il 15/04/2019
Ultima modifica il 15/04/2019 alle ore 17:42
DOMENICO AGASSO JR
CIUDAD DEL VATICANO

Por primera vez en seis años el Vaticano se queda chico para «dos Papas». O, mejor dicho, para el Pontífice y para el emérito. Los «apuntes» de Benedicto XVI sobre la pederastia podrían llegar a crear una fracutra en esta situación única: la coexistencia de dos sucesores de San Pedro dentro del «recinto de Pedro». Hasta ahora, el equilibrio se había mantenido gracias a la relación afectuosa entre ambos, además de la prudencia del Papa emérito, pero ahora la Santa Sede sufre debido al peso de esta coexistencia. Se plantea, pues, una cuestión «consustancial» sobre el papel del Papa emérito.

Partiendo del presupuesto de que el Papa es el Obispo de Roma, quien subraya esta nueva cuestión alude a las indicaciones para «el ministerio de los obispos», en el que se lee: «El emérito desempeñará su actividad siempre de acuerdo y en dependencia del Obispo, para que todos comprendan claramente que solamente este último está encargado del gobierno». Los apuntes de Benedicto XVI sobre la pederastia abren la “consustancial” cuestión y desencadenan acusaciones a su entorno. Más allá del contenido del texto de Ratzinger (en el que critica la teología progresista y escribe que el colapso espiritual debido a la pederastia comenzó en con el ’68), nunca como en esta ocasión la forma se convierte en contenido. En el Vaticano se vive un clima tenso, porque muchos consideran que, con esta aparición, Ratzinger no ha permanecido «oculto al mundo» como había anunciado después de renunciar al Papado. Y, agravando la situación, surge nuevamente el tema de la pederastia, decisivo en el Pontificado de Bergoglio y para toda la Iglesia.

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La acusación es explícita: el Papa emérito interviene con un texto que puede representar «una línea pastoral y teológicamente paralela a la del Papa», por lo que se presta a ser instrumentalizado como arma por los adversarios de Francisco.

Entre todas las “rarezas” encontradas, está, por ejemplo, el descuido de casos emblemáticos como el de Marcial Maciel, fundador de los Legionarios de Cristo, que comenzó a cometer sus primeros abusos sexuales en la década de los años 40, mucho antes del ’68, y que no pertenecía precisamente de la corriente progresista. Al mismo tiempo las afirmaciones ratzingerianas son consideradas por la galaxia conservadora y tradicionalista de la Iglesia como palabras de verdad necesarias y urgentes para salvar la «barca de Pedro», que se estaría hundiendo. Un poco como “tuiteó” el cardenal Robert Sarah: «Debemos agradecer al Papa Emérito por haber tenido el valor de hablar. Su análisis de la crisis en la Iglesia es de fundamental importancia».

Las acusaciones caen principalmente sobre el entorno de Ratzinger, acusado de querer insistir en continuar de alguna manera con el Pontificado ratzingeriano, dando por cierta la tesis de que en realidad el verdadero Papa sería el alemán y no el argentino. El primero de los indicios serían las modalidades de esta nueva operación mediática, con la participación de los medios católicos y no católicos que en los Estados Unidos forman parte del aparato que produce constantemente propaganda contra el Papa Francisco.

Además, se pone en duda la autenticidad del largo artículo. Según sostiene Luis Badilla, director del blog “Il Sismografo”, cercano al Vaticano: «El férreo círculo alrededor de Ratzinger se ha sustituido en no pocas ocasiones al Papa emérito». Y, según declara Gian Franco Svidercoschi, ex vicedirector de “L’Osservatore Romano”, autor del panfleto “Iglesia, líbrate del mal. El escándalo de un creyente ante la pederastia”: la incertidumbre «es casi obligada, vinculada a las precarias condiciones de salud, no solo física, de Ratzinger». Por lo que se habría creado una «acrimonia que no le pertenece». Si alguien pudiera «responder que no es así –prosigue–, ¿entonces por qué no se limitó a transmitir estos “apuntes” a Francisco?». Svidercoschi cree que, aunque hubieran sido advertidos tanto «Parolin como el Papa Francisco», no se «atenúa la gravedad de un gesto inevitablemente interpretado como un ataque contra Bergoglio». Sobre todo porque, «¿cómo habrían podido responder “no” a una petición del Papa emérito?». Además, el personal que colabora con Ratzinger, con esta «coordinación internacional anti-Francisco, pone también en dificultades a Ratzinger, obligado a tener un papel que no quiere. Sufre nuevamente otra imposición». Explica: después de la renuncia, «él quería llamarse padre Benedicto y no asumir el título de emérito, ni estar vestido de blando ni vivir en el Vaticano. Pero después alguien lo forzó».

LEA TAMBIÉN: “La coexistencia entre los dos Papas es posible solamente si el Emérito sabe permanecer invisible”


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El juicio de un historiador y teólogo sobre la intervención pública de Benedicto XVI

“La coexistencia entre los dos Papas solo es posible si el Emérito sabe permanecer invisible”

Entrevista con Massimo Faggioli, historiador del cristianismo y teólogo: «es necesaria una reglamentación, porque es probable que se verifiquen otras situaciones semejantes»

Massimo Faggioli (foto de YouTube)

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Pubblicato il 15/04/2019
Ultima modifica il 15/04/2019 alle ore 17:18
DOMENICO AGASSO JR
CIUDAD DEL VATICANO

La coexistencia de un Papa y su predecesor puede funcionar si el Emérito permanece «invisible». Y, como sea, se trata de una situación que debe ser reglamentada, de lo contrario se «abandona a responsabilidades individuales, que no forzosamente persiguen el interés de la Iglesia». Massimo Faggioli, historiador del cristianismo y teológo, profesor en la Villanova University (de Filadelfia), comenta de esta manera el caso de los “apuntes” de Ratzinger sobre los abusos en la Iglesia. Según el teólogo, no tiene sentido de que el entorno de Benedicto XVI «no responda a nadie, solo a Ratzinger, y no se sabe de qué maneras».

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Profesor, ¿qué la parece la publicación del texto de Benedicto XVI?

«Es una intervención impropia sobre una cuestión delicadísima, la de los abusos sexuales, sobre la cual la Iglesia universal, principalmente en los países más afectados por la crisis, no hay unidad de interpretación. El Papa emérito dijo su opinión en un proceso todavía en desarrollo. Además, la decisión de publicar los apuntes en los medios católicos y no católicos que en los Estados Unidos forman parte del aparato conservador y tradicionalista que desde siempre hace propaganda contra el Papa Francisco nutre las dudas: ¿se trata de un golpe (de parte no de Benedicto, sino de otros) para tratar de debilitar a Bergoglio?».

¿Hay también una cuestión de método y «constitucional» en el Vaticano?

«Sí. En seis años Joseph Ratzinger ha publicado algunos textos, pero sobre cuestiones para especialistas. El punto en cuestión es que el Papa emérito (que mejor sería llamar Obispo de Roma emérito) como institución es nueva para la Iglesia, y esto puede funcionar bien sin particulares reglamentaciones o estatutos jurídicos solamente si permanece invisible. Como comienza a tener visibilidad, debe ser regulado. La situación se ha mantenido hasta ahora, porque Ratzinger ha sido, en relación con todas las cuestiones cruciales de la Iglesia, bastante invisible».

¿Cómo explicar este cambio?

«No creo que se trate a la malicia de Benedicto, sino de quienes tienen la intención de extender su Pontificado y, por lo tanto, volverlo visible».

¿En qué sentido?

«Entre febrero y marzo de 2013 se podía imaginar que todo esto habría salido bien gracias al sentido común de quienes orbitan alrededor de Benedicto, pero, por el contrario, hay que decir que no todos están obrando con sentido de responsabilidad».

¿Qué se espera ahora?

«Se plantea la cuestión de reglamentar la figura del emérito para el futuro, porque es posible que haya otros, y es una situación que no debe ser abandonada a sí misma, de lo contrario quiere decir abandonarla a responsabilidades individuales, que no forzosamente persiguen el interés de la Iglesia».

Algunos ponen en dudas la autenticidad del texto. ¿Qué le parece?

«Efectivamente, no se comprende su génesis, no se comprende claramente si fue compilado exclusivamente por Benedicto. El artículo parece una caricatura del pensamiento de Ratzinger. Incluso porque la respuesta institucional a la crisis de los abusos sexuales comenzó con su Pontificado. Y luego, es improbable que Ratzinger descuide la evidencia de que la pederastia en la Iglesia existía antes del ’68, y no solo se relaciona con el ala “progresista”, sino también con prelados importantes vinculados con la rígida ortodoxia».

¿Cuál es el principal problema de esta historia?

«La libertad del Papa emérito, desde quiénes pueden disponer su acceso a los medios masivos de comunicación, hasta los canales de información en la era de las comunicaciones digitales y de las redes sociales. Su entorno es impenetrable e irresponsable, en el sentido de no responder a nadie, solo a Benedicto, y no se sabe de qué maneras».

Este artículo fue publicado en la edición de hoy del periódico italiano “La Stampa”


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Importante artículo de Benedicto XVI sobre la iglesia y el mundo en los últimos años.

El Papa Francisco saluda al Papa Emerito Benedetto XVI (Foto de archivo)El Papa Francisco saluda al Papa Emerito Benedetto XVI (Foto de archivo)  (Vatican Media)

Benedicto XVI: volver a Dios para superar la crisis de los abusos

El Papa Emérito aborda en un texto el escándalo de los abusos en la Iglesia: una crisis hecha posible por el eclipse progresivo de la fe en Dios.

Sergio Centofanti – Ciudad del Vaticano

“La fuerza del mal proviene de nuestro rechazo del amor de Dios (….) Aprender a amar a Dios es, por lo tanto, el camino hacia la redención de los hombres”, así lo escribe el Papa Emérito Benedicto XVI en un largo texto escrito para la revista alemana “Klerusblatt” y difundido por la Agencia CNA, en el que aborda la plaga de los abusos a menores cometidos por miembros del clero.

Gratitud al Papa Francisco

Benedicto XVI toma inspiración del Encuentro del pasado mes de febrero sobre la protección de los menores en la Iglesia, promovido por el Papa Francisco para dar “una señal fuerte” y “hacer que la Iglesia vuelva a ser creíble como luz de los pueblos y como fuerza que ayuda en la lucha contra los poderes destructivos”. Afirma que quiere dar su contribución a esta misión “a pesar que ya no tiene ninguna responsabilidad directa como Emérito” y agradece al Papa Francisco “por todo lo que hace para mostrarnos continuamente la luz de Dios que aún hoy no ha llegado al ocaso”.

La revolución sexual de los años 60

El texto se divide en tres partes. En la primera parte, Ratzinger habla del contexto social, la revolución sexual iniciada en los años 60. Es en este período – escribe – que la pedofilia se consideraba “permitida” y también “conveniente”. En este período se registran “el colapso de las vocaciones sacerdotales” y “el enorme número de dimisiones del estado clerical”, junto con el “colapso de la teología moral católica” que – afirma Benedicto XVI – comienza a ceder a las tentaciones relativistas. Según cierta teología – observa – “no podía haber algo absolutamente bueno o menos aún algo siempre malo, sino sólo evaluaciones relativas. Ya no había nada bueno, sino sólo lo que es relativamente mejor en este momento y dependiendo de las circunstancias”.

Protestas contra el magisterio de la Iglesia

Ratzinger cita la Declaración de Colonia de 1989, firmada por 15 teólogos católicos, que se convierte en “un grito de protesta contra el Magisterio de la Iglesia” y contra Juan Pablo II. En este periodo nace la Encíclica Veritatis splendor, publicada en 1993, que contiene “la afirmación de que hay acciones que no pueden jamás llegar a ser buenas”. “En amplios sectores de la teología moral – agrega – se desarrolla “la tesis de que la Iglesia no tiene y no puede tener moral propia”, una concepción – observa – que “cuestiona radicalmente la autoridad de la Iglesia en el campo moral” y que, en última instancia, “obliga a silenciarla precisamente allí donde está en juego la frontera entre verdad y mentira”.

Consecuencias en los seminarios

En la segunda parte del texto, el Papa Emérito habla de las consecuencias de este proceso sobre la formación y la vida de los sacerdotes. “En varios seminarios – escribe – se formaron clubes homosexuales que actuaban más o menos abiertamente”. “La Santa Sede conocía estos problemas, sin haber sido informada en detalle”. “El sentimiento del Concilio se entendía, en efecto, como una actitud crítica o negativa hacia la tradición vigente hasta ese momento, que ahora debía ser sustituida por una nueva relación, radicalmente abierta, con el mundo” hasta “desarrollar una especie de nueva y moderna “catolicidad””.

La respuesta de la Iglesia a los abusos

Benedicto XVI subraya que la cuestión de la pedofilia, que él recuerda, “sólo se hizo candente en la segunda mitad de los años 80” y que en un primer momento se trató de una manera blanda y lenta, garantizando en particular los derechos de los acusados, haciendo que las condenas sean casi imposibles. Por eso, concuerda con Juan Pablo II en la conveniencia de atribuir a la Congregación para la Doctrina de la Fe la competencia en materia de abusos contra menores, a fin de “poder imponer legítimamente la pena máxima”, a través de “un verdadero proceso penal”: la dimisión del estado clerical. Sin embargo, hubo retrasos que “deberían haberse evitado”. Por esta razón – observó – “el Papa Francisco emprendió nuevas reformas”.

El antídoto al mal es abandonarse al amor de Dios

En la tercera parte del texto, Benedicto XVI se pregunta cuáles son las respuestas correctas de la Iglesia. “El antídoto contra el mal que nos amenaza a nosotros y al mundo entero – dice – sólo puede consistir últimamente en el hecho de que nos abandonemos” al amor de Dios: “Éste es el verdadero antídoto contra el mal”. “Un mundo sin Dios sólo puede ser un mundo sin sentido”, en el que ya no existen “los criterios del bien y del mal”, sino sólo la ley del más fuerte: “El poder se convierte entonces en el único principio. La verdad no cuenta, al contrario, no existe realmente”. Hay una fuerte acusación contra la sociedad occidental “en la que Dios está ausente en la esfera pública y para la que no tiene nada más que decir”. Y por eso es una sociedad en la que el criterio y la medida de lo humano se pierde cada vez más” y puede llegar a ser “obvio lo que es malo y destruye al hombre”, como en el caso de la pedofilia: “Teorizada, no hace mucho, como completamente correcta, se ha extendido cada vez más”. La respuesta a todo esto – escribe – es volver “de nuevo a aprender a reconocer a Dios como fundamento de nuestra vida”.

La fe en la Eucaristía

En esta perspectiva de retorno a Dios, el Papa Emérito habla también de la necesidad de renovar la fe en la Eucaristía, a menudo degradada a un “gesto ceremonial” que destruye “la grandeza del misterio” de la muerte y resurrección de Cristo. En cambio, es necesario “comprender de nuevo la grandeza de su pasión, de su sacrificio. Y debemos hacer todo lo posible para proteger el don de la Sagrada Eucaristía de los abusos”.

Ninguna esperanza de una Iglesia hecha por nosotros

“Si reflexionamos sobre qué hacer – explica – es evidente que no necesitamos otra Iglesia inventada por nosotros”. “Hoy en día, la Iglesia es vista en gran parte sólo como una especie de aparato político”. “La crisis causada por muchos casos de abusos por parte de los sacerdotes nos empuja a considerar a la Iglesia incluso como algo mal hecho que debemos tomar en nuestras manos y formar de una manera nueva y decisiva. Pero una Iglesia hecha por nosotros no puede representar ninguna esperanza”.

Las mentiras del diablo

Benedicto XVI señala la acción del diablo, el acusador que “quiere demostrar que no hay hombres justos”, denigrando así también a Dios: “No, aún hoy la Iglesia no está formada sólo por malos peces y cizaña. La Iglesia de Dios está allí también hoy, y también hoy es el instrumento con el que Dios nos salva. Es muy importante contrastar las mentiras y medias verdades del diablo con toda la verdad: sí, el pecado y el mal están presentes en la Iglesia. Pero también hoy existe la santa Iglesia que es indestructible”. “La Iglesia de hoy es como nunca antes una Iglesia de mártires y, por tanto, testigo del Dios vivo”.

El Papa Francisco muestra que la luz de Dios no ha pasado

Al final del texto, el Papa Emérito observa que “ver y encontrar la Iglesia viva es una tarea maravillosa que nos fortalece y que siempre nos hace regocijarnos en la fe”. Y concluye expresando su gratitud al Papa Francisco por lo que está haciendo para mostrar a todos que la luz de Dios también hoy no ha pasado: “¡Gracias, Santo Padre!”.


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Nuevas normas complementarias para los exanglicanos en la iglesia católica

El Papa aprueba nuevas normas complementarias a la "Anglicanorum coetibus"El Papa aprueba nuevas normas complementarias a la “Anglicanorum coetibus”  (Vatican Media)

El Papa aprueba nuevas normas complementarias a la “Anglicanorum coetibus”

A diez años de la promulgación de la Constitución Apostólica Anglicanorum coetibus, sobre la institución de Ordinariatos personales para anglicanos que entran en la plena comunión con la Iglesia católica de Benedicto XVI, el Santo Padre Francisco aprueba la versión revisada de las normas complementarias

Amedeo Lomonaco – Ciudad del Vaticano

La Constitución Apostólica Anglicanorum coetibus, promulgada el 4 de noviembre de 2009 por el Papa Benedicto XVI, presenta una ley destinada a establecer Ordinariatos personales para aquellos fieles anglicanos “que deseen entrar en plena comunión corporativa con la Iglesia Católica”.

Ordinariatos personales

La Constitución establece que “la Congregación para la Doctrina de la Fe establece los Ordinariatos personales para los anglicanos que entran en plena comunión con la Iglesia Católica dentro de los límites territoriales de una determinada Conferencia Episcopal”. Cada Ordinariato “goza de personalidad jurídica pública” y “está asimilado jurídicamente a una diócesis”. Asimismo se subraya que el Ordinariato está formado “por fieles laicos, clérigos y miembros de Institutos de Vida Consagrada o Sociedades de Vida Apostólica, pertenecientes, originariamente, a la Comunión Anglicana”. O por fieles “que reciben los Sacramentos de la Iniciación en la jurisdicción del mismo Ordinariato”. Actualmente existen tres Ordinariatos: Nuestra Señora de Walsingham en Inglaterra, Cátedra de San Pedro en los Estados Unidos de América y Nuestra Señora de la Cruz del Sur en Australia.

Actualización de las normas complementarias

La normativa indicadas en la Constitución “Anglicanorum coetibus” se complementa con normas complementarias emanadas por la Sede Apostólica. Y el Papa Francisco aprobó la versión revisada de estas normas. “Se han aceptado algunas sugerencias e indicaciones teológicas de derecho canónico y ecuménicas – explica el periódico de la Santa Sede ‘L’Osservatore Romano’ – para que la aplicación de las normas sea más acorde con el espíritu de la Constitución Apostólica”.

Artículo 4

El Ordinario tiene la facultad de incardinar en el Ordinariato a los ministros anglicanos que han entrado en plena comunión con la Iglesia Católica. A esta disposición del artículo 4 se ha añadido la referencia a “los que ya están incardinados en una diócesis en virtud de la Pastoral Provision y los candidatos pertenecientes al Ordinariato promovido por él a los Órdenes Sagrados”. Además, los clérigos que “están a punto de ser incardinados en el Ordinariato deben ser excardinados de sus diócesis de origen”.

Artículo 5

Las nuevas normas complementarias se refieren también al caso de una persona válidamente bautizada en otra comunidad eclesial, fuera de la Iglesia católica. Cuando ésta, se recuerda en el artículo 5, expresa la voluntad de entrar en plena comunión con la Iglesia Católica, podrá ser admitida y pertenecer al Ordinariato en el momento en que “entra en plena comunión y recibe los Sacramentos de la Confirmación y de la Eucaristía”.

Artículo 10

También se introduce una nueva característica en el artículo 10, que se refiere al clero. En el anterior párrafo 2 se especificaba que los candidatos al sacerdocio podían recibir una formación sacerdotal particular “según un programa específico en el mismo seminario o en una casa de formación específicamente erigida, con el consentimiento del Consejo de Gobierno, para la transmisión del patrimonio anglicano”. En las nuevas normas complementarias se mencionan a los seminaristas del Ordinariato, que “recibirán su formación teológica con los demás seminaristas en un seminario o facultad de teología, de acuerdo con el obispo u obispos diocesanos interesados”.

Artículo 15

Por último, se ha introducido un nuevo artículo en las nuevas normas complementarias. Se trata del artículo 15, dedicado a la celebración del Culto Divino. Se reconoce que el misal específico de los Ordinariatos Personales, llamado Divine Workship, preserva “el culto católico y el digno patrimonio litúrgico anglicano, entendido como aquello que ha alimentado la fe católica en toda la historia de la tradición anglicana y ha impulsado las aspiraciones hacia la unidad eclesial”.