Loiola XXI

Lugar de encuentro abierto a seguidor@s de S. Ignacio de Loyola esperando construir un mundo mejor


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Desde Tierra santa el saludo del franciscano P. Patton

Padre Patton, custode di Terra Santa: la luce di Cristo vince le tenebre

Intervista con il custode di Terra Santa, padre Francesco Patton: “le tenebre, nonostante siano a volte fitte e pensanti, non riescono a sopraffare la luce che viene dalla presenza del Cristo”

Amedeo Lomonaco – Città del Vaticano

La pace in Terra Santa e nei Paesi martoriati dalla guerra è una speranza da tradurre attraverso la via del dialogo e l’impegno della comunità internazionale. È quanto sottolinea a Vatican News padre Francesco Patton, custode di Terra Santa, aggiungendo che il mondo è offuscato da molteplici drammi. Ci sono quelli provocati da attentati e altri alimentati da scelte, a livello economico, che colpiscono milioni di persone. Ma la luce di Gesù, aggiunge, vince le tenebre e continua ad illuminare il mondo. (Ascolta l’intervista con padre Francesco Patton)

R. – Qui le speranze sono sempre tante. La più grande è che si possa anche arrivare finalmente ad una soluzione attesa da tanti anni, anche da coloro che vivono in Palestina: veder riconosciuta la propria identità, poter diventare realmente uno Stato. Naturalmente le speranze dei cristiani sono di natura un po’ più profonda: le loro speranze sono quelle di poter vivere la propria fede in modo sempre più libero, in modo sempre più pieno, di poter vivere del proprio lavoro in serenità e in sicurezza.

Il Natale è un dramma in cui il Dio della luce entra in una storia di tenebre …

R. – Nel prologo San Giovanni dice: “la luce brilla nelle tenebre ma le tenebre non l’hanno accolta” ma un’altra possibile traduzione è che le tenebre non l’hanno vinta. Quindi è il dramma di Dio che entra dentro la storia umana. Ed è una storia fatta di tutte quelle cose terribili che, quotidianamente, leggiamo nella cronaca nera, nei disastri. Sono certamente tenebre terribili quelle delle guerre che hanno distrutto molti Paesi qui in Medio Oriente: dall’Iraq alla Siria, allo Yemen, alla Libia. È terribile la tenebra che continua a distruggere molti altri Paesi in guerre che vanno avanti ormai da decenni e delle quali nessuno più si interessa. È una storia terribile di buio quella in cui qualcuno, ancora oggi, arriva per le ragioni più varie e rifiutare la vita o a togliere la vita. Deve esserci un buio terribile dentro il cuore di un terrorista che, in maniera casuale, va a sparare in mezzo ad una città e a togliere la vita. E deve esserci un buio terribile anche dentro il cuore di chi fa scelte che incideranno sulla vita di milioni di persone. Penso a certe scelte che vengono fatte anche a livello economico e mondiale come se si trattasse di un grande gioco di monopoli. Questo però poi, di fatto, mette in ginocchio milioni, forse anche miliardi, di persone. Quindi mi pare che la tenebra dentro la nostra storia sia abbastanza evidente. Da cristiano dico: “Grazie a Dio arriva questa luce”. E, grazie a Dio, questa luce non viene vinta da queste tenebre. Non è stata vinta allora, non viene vinta neanche adesso. Continua ad illuminare.

Dunque un dramma rischiarato dalla luce del Salvatore che interpella, innanzi tutto, i cristiani del Medio Oriente. Quali sono in questo senso le luci che fanno ben sperare? Quali sono gli spiragli di pace e di dialogo che si intravedono?

R. – Rimanendo in Medio Oriente sembra, ad esempio, che la situazione in Siria stia migliorando, andando verso una qualche forma di ricomposizione e di pacificazione. Naturalmente ci sono ancora molte zone che sono pericolose e controllate da varie formazioni ribelli, più o meno collaterali a quello che era il sedicente Stato islamico. Qui in Terra Santa è comunque un segno di speranza il fatto che, in questi ultimi anni, siano venuti tantissimi pellegrini. Quindi, è un segno buono per loro perché hanno potuto fare un’esperienza di fede. Ma è un segno buono anche per i cristiani che vivono qui, perché quando vengono i pellegrini sentono, sul piano della fede, che non sono soli, ma di far parte di una comunità che è all’orizzonte del mondo intero. E, per quanto riguarda la vita concreta, hanno la possibilità di vivere, anche con dignità, del loro lavoro. Spero che, in futuro, possano esserci altri segni di speranza. Spero ad esempio che, proprio qui, riprendano anche dei colloqui diretti tra Israele e Palestina, tra il governo israeliano e quello palestinese. Spero che i responsabili riescano a sedersi attorno ad un tavolo ed iniziare a parlare. Spero che la comunità internazionale e anche coloro che nelle comunità internazionale hanno più potere – quindi più responsabilità – aiutino le due parti ad andare verso un processo di pace. Penso alle Nazioni Unite, agli Stati Uniti, alla Russia, alla Comunità Europea. Spero si possa dare una soluzione vera ad un problema che si trascina da ormai 70 anni. Vedo segni di speranza poi a livello molto più concreto. Poche settimane fa, ho partecipato ad una mezza giornata di ritiro con giovani cristiani della Terra Santa ed ho visto più di un centinaio di giovani che si interrogavano sul senso della loro fede e sul fatto che la loro vita di cristiani qui è una vita che deve guardare al futuro e non semplicemente al passato. Quindi i segni di speranza ci sono. Per questo dico che le tenebre, nonostante siano a volte fitte e pensanti, comunque non riescono a sopraffare la luce che viene dalla presenza del Cristo, anche attraverso i cristiani.

Seguendo proprio questi segni, c’è in particolare una storia, che lega Gerusalemme, la Terra Santa, al tempo del Natale, al tempo della speranza?

R. – Un piccolo segno è l’impegno della comunità di Betlemme di preparare i Rosari per la Giornata Mondiale della Gioventù. Non è l’episodio di una singola persona o di una singola famiglia: è una intera comunità che fa qualcosa che poi arriverà ai giovani di tutto il mondo. Mi pare sia bellissimo il fatto che una comunità, tutto sommato è abbastanza provata come quella di Betlemme, metta in mano a qualche milione di giovani – quelli che parteciperanno alla Giornata Mondiale della Gioventù di Panama – uno strumento semplicissimo come quello del Rosario per meditare sui misteri della salvezza che sono quelli che si sono realizzati qui, in questa terra. Mi pare che questa sia anche una luce che da Betlemme arriva e, attraverso i giovani, potrà spargersi in giro per il mondo intero.

Quale è, padre Patton, il suo augurio per questo tempo di Natale?

R. – Sono andato a registrare il messaggio di Natale nel Campo dei Pastori, un posto bellissimo vicino Betlemme. È il luogo dove i pastori vegliavano e facevano la guardia al gregge. È il luogo dove gli angeli hanno fatto il primo annuncio del Natale proprio a questi pastori ed è il posto dove gli angeli hanno cantato il Gloria. Il mio augurio è che il contenuto del Gloria si realizzi: “Gloria Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini che Egli ama”. Il mio augurio è che ogni uomo, ogni donna del mondo, si senta oggetto dell’amore di Dio e per questo si senta in pace.

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La Navidad del Papa en el 2018

El Papa Francisco: “Dejémonos sorprender por Jesús en esta Navidad”

En el día en que la Iglesia espera vigilante el nacimiento del Emanuel, venido al mundo por nuestra salvación, el Papa Francisco celebrará esta noche en la Basílica de San Pedro, la Santa Misa de Navidad que será transmitida en mundo visión.

Renato Martinez – Ciudad del Vaticano

“Vivir la Navidad es dejarse sacudir por su sorprendente novedad. La Navidad de Jesús no ofrece el calor seguro de la chimenea, sino el escalofrío divino que sacude la historia”, con estas palabras el Papa Francisco invitaba a los fieles y peregrinos presentes en la Audiencia General de este 19 de diciembre, a prepararse para la Navidad. En esa ocasión, el Pontífice recordó que, “la Navidad es la revancha de la humildad sobre la arrogancia, de la simplicidad sobre la abundancia, del silencio sobre el alboroto, de la oración sobre ‘mi tiempo’, de Dios sobre mi yo”.

24 de diciembre

El lunes 24 de diciembre, Solemnidad de la Natividad del Señor, el Santo Padre Francisco celebrará la Misa del Gallo, en la Basílica Vaticana a las 21.30 horas. La celebración Eucarística será precedida por el canto de la Kalenda, el canto del Anuncio de Navidad.

25 de diciembre

El Martes 25 de diciembre, Solemnidad de la Natividad del Señor, el Papa dirigirá su Mensaje Natalicio al mundo e impartirá la bendición “Urbi et Orbi”, desde el Balcón Central de la Basílica Vaticana a las 12 del mediodía.

Celebraciones de fin e inicio de año

El Lunes 31 de Diciembre de 2018, el Santo Padre celebrará en la Basílica Vaticana a las 17.00 horas, las Primeras Vísperas de la Solemnidad de María Santísima Madre de Dios, seguidas por la exposición del Santísimo Sacramento, el canto tradicional del himno “Te Deum”, en la conclusión del año civil y la Bendición Eucarística.

El Martes 1° de enero de 2019, Solemnidad de María Santísima Madre de Dios, el Papa Francisco celebrará en la Basílica Vaticana a las 10 de la mañana, la Santa Misa de la Solemnidad de María Santísima Madre de Dios, en la octava Navidad, recordando la LII Jornada Mundial de la Paz cuyo tema es: “La buena política está al servicio de la paz”.

Finalmente, el Domingo 6 de enero, el Obispo de Roma celebrará en la Basílica Vaticana a las 10 de la mañana, la Santa Misa en la Solemnidad de la Epifanía del Señor.


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Gran celebración en Roma de la fiesta de la Virgen de Guadalupe.

500 sacerdotes concelebrarán con el Papa en día de Nuestra Señora de Guadalupe

Este 12 de diciembre, festividad de Nuestra Señora de Guadalupe, el Santo Padre Francisco presidirá la Celebración Eucarística en la Basílica de San Pedro. Con él concelebrarán los cardenales, Marc Ouellet, presidente de la Pontificia Comisión para América Latina; los cardenales de Brasil, João Braz de Aviz; de Honduras, Cardenal Oscar Rodríguez Maradiaga; y de el Salvador, cardenal Gregorio Rosa Chávez

Patricia Ynestroza-Ciudad del Vaticano

Los cardenales que concelebrarán con el Santo Padre son el de Brasil, João Braz de Aviz, Prefecto de la Congregación para los Institutos de Vida Consagrada y las Sociedades de la Vida Apostólica, esta Congregación promueve y regula la práctica de los consejos Evangélicos, como se ejerce en las formas aprobadas de vida consagrada y las actividades de las sociedades de vida apostólica en toda la Iglesia latina.

El Cardenal Oscar Rodríguez Maradiaga

El Cardenal Oscar Rodríguez Maradiaga, arzobispo de Tegucigalpa, se encuentra en Roma donde participó el viernes en la inauguración de la exposición, Cien Pesebres en el Vaticano, que este año, se ha rendido homenaje a Panamá por la próxima JMJ y el purpurado es el Padrino de la Jornada. Además de estar desde el lunes como coordinador del C9 en la reunión sobre la Reforma de la Curia.  El purpurado recuerda que Nuestra Señora de Guadalupe es un ejemplo de la inculturación del Evangelio.

Cardenal Oscar Rodríguez Maradiaga

El Cardenal Gregorio Rosa Chávez

El cardenal Gregorio Rosa Chávez, auxiliar de la diócesis de San Salvador, está en Roma desde el 10 de diciembre, día que el mundo celebró el 70 aniversario de la Declaración Universal de los Derechos Humanos y del 25 aniversario de la Declaración y del Programa de Acción de Viena para la tutela de los DDHH en el mundo. Participó en la Pontificia Universidad Gregoriana, donde se llevó a cabo por dos días, una conferencia Internacional con el tema: “Los derechos Humanos en el mundo contemporáneo: logros, omisiones, negaciones”. Un evento promovido por la universidad y el Dicasterio del Servicio del Desarrollo Humano Integral. El purpurado recuerda la fe que nos caracteriza a los latinoamericanos. Y mañana, dijo, todo el pueblo latinoamericano que sigue esperando un futuro diferente, confía en que Dios no la abandonar.

Cardenal Gregorio Rosa Chávez

La Pontificia Comisión para América Latina

El secretario de la Pontificia Comisión para América Latina, CAL, Guzmán Carriquiry recordó que esta es una fiesta muy querida por el Papa Francisco y especialmente evocadora para los latinoamericanos.

Secretario de la Pontificia Comisión América Latina, Guzmán Carriquiry

Este año, la Santa Misa será presidida por el rezo del Santo Rosario, a partir de las 17.30, que concluirá con el canto del himno de la ya próxima Jornada Mundial de los Jóvenes en Panamá. La celebración será acompañada por los cánticos en los que se alternarán el Coro de la Capilla Sixtina y el Coro del Pontifico Colegio Pío Latino Americano.

Coro del Colegio Pio latinoamericano:

El Coro del Pio Latinoamericano se ha conformado por sacerdotes procedentes de América Latina. Participa en la misa diaria del colegio. Está celebrando sus 160 años de fundación, en este marco, el colegio tuvo una audiencia con el Papa el 18 de noviembre. En su discurso el Papa les dijo que el Pio, puede ayudar mucho a crear una comunidad sacerdotal abierta y creativa, alegre y esperanzadora, si sabe ayudarse y socorrerse, si es capaz de enraizarse en la vida de los otros, hermanos hijos de una historia y patrimonio común, parte de un mismo presbiterio y pueblo latinoamericano.

Nos expresaron su emoción por estar cantando en este bello momento. También nos dieron el programa del evento. Han cantado en diferentes ceremonias, han cantado en el Colegio Mexicano, para cantar siempre el 12 de diciembre fiesta de nuestra Patrona, la Virgen de Guadalupe, en la CAL recientemente en la Asamblea ordinaria sobre el tema de la Mujer, y en la audiencia del Papa con sacerdotes y seminaristas el 15 y 16 de marzo de este año.

Coro del Colegio Pio Latinoamericano

Las Orquestas Sinfónicas Comunitarias de Tamaulipas

Las Orquestas Sinfónicas Comunitarias de México, están conformadas por medio de convocatoria, en los municipios de Nuevo Laredo, Matamoros, Reynosa, San Fernando, Victoria y Tampico. El programa está dirigido a niños que habitan en polígonos de alta incidencia delictiva o pobreza patrimonial. Esta noche tocarán el himno a la Virgen de Guadalupe.

Orquestas Comunitarias de Tamaulipas

El secretario de la Pontificia Comisión para América Latina, CAL, Guzmán Carriquiry recordó que esta es una fiesta muy querida por el Papa Francisco y especialmente evocadora para los latinoamericanos. La Virgen de Guadalupe es Madre de nuestros pueblos, Emperatriz de todo el continente y Patrona de Filipinas, y su devoción tiene actualmente una gran difusión universal.

“Será un precioso acontecimiento para poner en el corazón de la Madre los mejores anhelos de solidaridad y fraternidad, de paz, justicia y felicidad en la vida de nuestros pueblos y naciones”, afirma la Comisión Pontificia, así como para encomendarle las intenciones de nuestro querido Santo Padre.

 

Te invitamos a que entres en la playlist de nuestra página de Youtube

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Fiesta de Nuestra Señora de Guadalupe


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Cómo vivir el adviento y la navidad. Palabras del Papa

“Preparemos la Navidad con fe, defendiéndola de mundanalidad y superstición”

En Santa Marta, el Papa Francisco invitó a no vivir «paganamente»el tiempo de Adviento

La misa en Sata Marta

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Pubblicato il 10/12/2018
SALVATORE CERNUZIO
CIUDAD DEL VATICANO

«Señor, ayuda a mi poca fe. Defiende mi fe de la mundanalidad, de las supersticiones, de las cosas que no son fe. Defiéndela de reducirla a teorías, ya sea teologizando o moralizando … no. Fe en ti, Señor». Es la oración que formuló el Papa en esta segunda semana de Adviento y que recomendó a los fieles para una seria preparación para la Navidad. Durante la misa matutina en la casa Santa Marta, el Papa Francisco insistió una vez más en vivir este evento central para la vida cristiana, el nacimiento de Cristo, con «verdadera fe» y no «mundana o paganamente».

Claro, el Papa admitió en su homilía de hoy, según indicó el sitio Vatican News, que «no es fácil mantener la fe, no es fácil defender la fe: no es fácil». Es una «gracia» que hay que pedir y un don que hay que recibir: « Hoy hemos pedido esta gracia: en esta segunda semana de Adviento, preparémonos con la fe para celebrar la Navidad —exhortó Francisco. Es cierto que la Navidad – como todos sabemos – muchas veces se celebra no con tanta fe, también se celebra de manera mundana o pagana; pero el Señor nos pide que lo hagamos con fe y nosotros, esta semana, debemos pedirle esta gracia: poder celebrarlo con fe».

Comentado el pasaje del Evangelio de Lucas de hoy, que narra la curación de un paralítico y que sirve, Francisco dijo que era una «inspiración» para reafirmar que la fe infunde valor y que es la manera de tocar el corazón de Jesús. «Pedimos fe en el misterio de Dios hecho hombre. La fe también hoy, en el Evangelio, muestra cómo toca el corazón del Señor. El Señor a menudo vuelve a la catequesis sobre la fe, insiste. “Viendo su fe”, dice el Evangelio. Jesús vio esa fe (porque se necesita coraje para hacer un agujero en el techo y dejar caer una camilla con el enfermo allí… se necesita coraje ). Ese coraje, ¡esta gente tenían fe! Ellos sabían que si el enfermo llegaba delante a Jesús, sería sanado».

Francisco recordó que «Jesús admira la fe en las personas» como en el caso del centurión que pide la curación de su siervo; de la mujer siro-fenicia que intercede por la hija poseída por el demonio o incluso de la dama que, solo tocando el dobladillo del manto de Jesús, se cura de la pérdida de sangre que la afligió. Pero «Jesús – agrega el Papa – reprocha a las personas de poca fe» como Pedro, que duda. Por el contrario, «con la fe todo es posible».

Emblemático para el Papa es el pasaje de la curación del ciego en el capítulo IX de Juan; su acto de fe delante a Jesús a quien reconoce como el Mesías. Un pasaje que el Pontífice recordó para exhortar «a confiar nuestra fe a Dios», defendiéndola de las tentaciones del mundo.

«Nos hará bien hoy, e incluso mañana, durante la semana —recomendó—, tomar este capítulo IX de Juan y leer esta hermosa historia del niño ciego de nacimiento. Y terminar desde nuestro corazón con el acto de fe: “Creo, Señor. Ayuda a mi poca fe. Defiende mi fe de la mundanalidad, de las supersticiones, de las cosas que no son fe. Defiéndela de reducirla a teorías, ya sea teologizando o moralizando … no. Fe en ti, Señor”».


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La Virgen de Guadalupe en Mexico y América. Entrevista

2018.12.08 Mario Lopez BarrioP. Mario López Barrio S.J. 

Virgen de Guadalupe: al encuentro de Jesús y del prójimo

Entrevista al P. Mario López Barrio S.J., mexicano, teólogo y rector del Colegio Roberto Belarmino de Roma sobre el legado guadalupano para América Latina y el mundo.

Manuel Cubías – Ciudad del Vaticano

¿Qué significa para el pueblo mexicano la devoción a la virgen de Guadalupe?

Es interesante ver como una fiesta de tipo religioso adquirió desde el principio en la nación mexicana una parte de la identidad… La virgen de Guadalupe es un personaje, una figura histórico-religiosa para el pueblo mexicano, que está presente desde el origen, cuando apenas iba naciendo la Nueva España. Desde el principio es un elemento de identidad nacional. Un elemento de nuestra historia. Es muy difícil para los no creyentes o para los no pertenecientes a la Iglesia mexicana negar esta realidad, porque está por todas partes, está en las venas, en la sangre del pueblo mexicano.

Devoción y presencia más allá de México 

“La devoción se ha extendio más allá de las fronteras nacionales. Primero por la América Latina, luego quizá por la presencia de tantos mexicanos y latinos en el norte de América. Ahora es muy difícil no encontrar esta presencia de la Virgen de Guadalupe. Incluso en la lejana Asia, concretamente en Filipinas, la devoción está presente gracias a los viajes de los colonizadores desde la Nueva España. Ciertamente, es un elemento de identidad nacional que ha sido acogido y se extendió por otros países…” .

¿Cómo esta devoción une el continente americano?

“La devoción a la Virgen de Guadalupe se constituye a lo largo del tiempo como la espiritualidad, la que se traduce en una forma de vida, en una forma de relacionarse con los demás y de entender el mundo….lo mariano y lo guadalupano se expresarían en cierta manera en una sensibilidad hacia lo popular, hacia el pueblo sencillo, hacia una forma de entender la justicia social, como una atención a lo indígena…lo guadalupano es, desde el origen, una atención a este tipo de población pobre, indígena, durante mucho tiempo olvidada o no tenida en cuenta. Los elementos que nos unen en el continente son los que tienen que ver con la atención a lo sencillo de la población, a la pobreza, a la insignificancia social, a la mayoría sin educación…”.

Entrevista a P. Mario López Barrio S.J.

Camino al encuentro de Jesús y del prójimo

“María en el Evangelio significa la preparación del mesías, significa la elección de Dios a una mujer del pueblo sencillo, significa la respuesta de ese pueblo representado en aquella mujer, entonces, es como un puente… La virgen es un puente de la comunicación de Dios hacia su pueblo… Esta comunicación hace posible una cadena de evangelización. Una imagen, de una mujer indígena, que habla con cariño, que se acerca, que pone un santuario, una casa, es decir, Dios está cercano, interesado en esta población”.

María de Guadalupe ilumina la realidad en que vivimos. Por ello, no basta con hacer peregrinaciones. Toda expresión de una fe viva, como toda auténtica evangelización tiene que ser un instrumento que transforme la sociedad a todos los niveles. “El guadalupanismo tiene que ser un camino hacia una sociedad más justa y más auténtica”, concluyó López Barrio.


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La respuesta de los católicos chinos a la carta del Papa

China; tras el acuerdo los obispos y fieles rezan por el Papa

Así han reaccionado principalmente las comunidades católicas a las indicaciones contenidas en el mensaje que les dirigió Francisco. Están todas ellas listas para denunciar a quienes, fuera de China, «no se avergüenzan de utilizar a los mártires chinos para atacar al Sucesor de Pedro»
AP

Católicos chinos

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Pubblicato il 29/09/2018
Ultima modifica il 29/09/2018 alle ore 12:30
GIANNI VALENTE
ROMA

 

 

«El Papa está con nosotros y nosotros para él. Nosotros estamos con él y para él». Así es como rezan en estos días tantos católicos chinos, mientras se va difundiendo entre las comunidades desperdigadas por toda China el mensaje espiritual y pastoral que el Papa Francisco les envió después del acuerdo provisional suscrito por la Santa Sede y el gobierno de Pekín sobre los futuros nombramientos de los obispos chinos. La “cadena de oración” por el Papa también pasa por WeChat, la red social más utilizada por los chinos.

 

En las parroquias de Pekín y de muchas diócesis chinas, desde las misas del domingo pasado, los fieles se pusieron de pie y aplaudieron cuando los sacerdotes que celebraban pronunciaron la oración para agradecer por la firma del acuerdo, que se verificó un día antes. «Ahora», dice a Vatican Insider María Zhang, parroquiana pekinesa de la iglesia de San Salvador (Bei Tang), «estamos leyendo el mensaje que el Papa nos ha enviado. Nos conmueve el tono paternal con el que se dirigió a nosotros. Y por ello nos sacuden tanto las noticias sobre los que lo siguen atacando con furia precisamente en estos días y precisamente en la Iglesia. Rezamos por él. También rezamos por los que le agreden».

 

Obispos, sacerdotes, religiosas y laicos ofrecen misas y oraciones por el Papa Francisco y por la Iglesia en este tiempo que también todos ellos perciben como un momento de prueba. Agradecen por la nueva fase que ha comenzado en las relaciones entre China y la Santa Sede. Comienzan a verse los primeros gestos de comunión pública entre los miembros del clero “oficial” y los de las llamadas comunidades “clandestinas”, que todavía no cuentan con el registro de los aparatos políticos. Se ocupan desde hace décadas de los esfuerzos de quienes encuentran dificultades para salir de la desconfianza recíproca o del conflicto con los “hermanos separados” de la otra área eclesial; y están escandalizados por quienes, dentro de la Iglesia y fuera de China, no se avergüenzan de utilizar los sufrimientos y las dificultades del pasado y del presente que han vivido los católicos chinos para organizar ataques contra el Sucesor de Pedro.

 

La voz de los obispos, “oficiales” y “clandestinos”

 

Tiene 84 años y no ha sido reconocido por el gobierno; Pietro Lin Jiashan, obispo de Fuzhou, reunió a todos los sacerdotes cladestinos de la diócesis para reflexionar juntos sobre la noticia del acuerdo entre China y la Santa Sede, y sobre el mensaje del Papa a los católicos chinos. La indicación, para todos, fue la misma: vayamos juntos por la dirección que ha indicado el Papa, esperando a los que más les cuesta dar los primeros pasos hacia la reconciliación. «Aunque el contenido del acuerdo es reservado –declara a Vatican Insider el obispo Lin–, sabemos que trabajaron mucho tiempo en el acuerdo China-Vaticano, que representa un hecho muy importante para la Iglesia en China. Se puede comprender que haya preocupaciones sobre la aplicación del acuerdo. Pero estoy seguro de que la Iglesia es de Cristo. Es Cristo quien la guía mientras camina en el peregrinaje por este mundo terrenal hacia la plenitud de los tiempos. Por ello debemos aprender cómo seguir la voluntad del cielo, haciendo todo lo que podamos hacer como hombres. Hagamos lo que podemos hacer y después encomendémonos al Señor».

 

Según el anciano obispo de Fuzhou se equivocan los pesimistas: «El Papa Francisco –añade Pietro Lin– aprobó el acuerdo entre China y la Santa Sede para obtener lo mejor para toda la Iglesia en China. Él y sus colaboradores llevaron a cabo un atento discernimiento para dejarse guiar por la voluntad de Dios y evaluar objetiva y razonablemente todos los pros y los contras». Hay muchos puntos que exigen mayor estudio y una confrontación sincera. Por ejemplo, cómo afrontar con equilibrio los problemas entre las comunidades “oficiales” y las llamadas “clandestinas” (sometidas en algunas áreas a la prepotencia de los aparatos de seguridad local que pretenden una “regularización” veloz). O cómo llevar a cabo la obra pastoral en la fidelidad a los criterios doctrinales que la deben inspirar. «La aplicación del acuerdo a la luz de la fe –concluye Lin– es una santa tarea, que exige paciencia. Primero hay que rezar juntos, para que, con la ayuda del Espíritu Santo y con la aportación de todos, el acuerdo pueda convertirse en una nueva piedra de toque en el camino hacia la plena unidad de la Iglesia en China y su plena comunión con la Iglesia universal».

 

Obispos en acción

 

«Finalmente han llegado las noticias que esperábamos desde hace tanto tiempo», revela a Vatican Insider Giuseppe Pietro Xu Honggen, obispo católico de Suzhou. «Lo que nos preocupaba no eran las indiscreciones sobre la inminencia del acuerdo, sino que se anunciaba pero tardaba en llegar». Xu Honggen tiene 56 años. No vivió la persecución de la época de la Revolución cultural, pero tuvo que esperar siete años para superar las dificultades que los aparatos locales ponían para su ordenación episcopal, de 2006. Y ahora dice a Vatican Insider que el acuerdo entre China y el Vaticano podrá «producir un resultado “win-win”, que sea positivo para ambas partes». Y cree que serán pocos los que tomarán una posición extrema de rechazo del acuerdo.

 

También Giuseppe Han Zhihai, obispo católico “ex-clandestino” de Lanzhou (ordenado en 2003, pero reconocido como obispo por el gobierno hasta noviembre de 2017) expresa consideraciones positivas sobre el acuerdo entre China y el Vaticano, «que fue esperado por diferentes Papas, mucho antes del Papa Francisco». Han se imagina que gracias al acuerdo se podrá archivar el prejuicio erróneo «que presenta la fe católica en china como una “religión extranjera”». Poco a poco, sanando las heridas, según el obispo de Lanzhou se podrán superar las divisiones en la comunidad eclesial que en las últimas décadas ha frenado la misión de anunciar el Evangelio. Y también el «clericalismo cerrado» que ahora quiere presentar el acuerdo como un compromiso destinado al fracaso: en ciertas situaciones «las cosas perfectas y sin defectos no existen», reconoce el obispo Han, «pero nosotros nos dejamos guiar por el Espíritu Santo, que nos lleva siempre adelante».

 

La Iglesia en China y “la operación Viganò”

 

También otros obispos “clandestinos”, como Giuseppe Wei Jingyi, se están poniendo al corriente con las indicaciones pastorales contenidas en el mensaje del Papa Francisco a los católicos chinos y se las propusieron a los curas de la diócesis como la brújula útil y necesaria para orientar los pasos en el futuro. Todos han tomado nota de la preocupación pastoral del mensaje papal por los que, ante el acuerdo con el gobierno chino, «tienen la sensación de haber sido abandonados por la Santa Sede y se interrogan sobre el valor de los sufrimientos afrontados para vivir en la fidelidad al Sucesor de Pedro».

 

Mientras tanto, todos se dan cuenta de que las críticas y las acusaciones contra el Papa y la Santa Sede en relación con el desarrollo del diálogo sino-vaticano llegan de Estados Unidos, Hong Kong y de círculos que, fuera de China y durante décadas, han pretendido hablar en nombre de las comunidades católicas y, especialmente, de las llamadas comunidades “clandestinas”. Lo que más escandaliza a tantos católicos en China son los aparatos mediáticos que tratan de explotar incluso la sangre de los mártires chinos con tal de acusar (y acaso lograr que renuncie) el actual Sucesor de Pedro. «Es posible comprender los instrumentos de algunos que se sienten “excluidos” con el acuerdo entre China y la Santa Sede», comenta a Vatican Insider Paul Han Qingping, también conocido como el “sacerdote-bloguero”, «pero no se puede aceptar la actitud de organizaciones e individuos que se muestran preocupados por la Iglesia en China, cuando en realidad se están aprovechando de la situación para sacar adelante su agenda “oculta”».

 

«Los católicos chinos –prosigue Paulus Han– se han enterado de que fuera de China hay quien instrumentaliza sus sufrimientos, quien no se avergüenza de utilizar a los mártires chinos para atacar al Papa, para construir polémicas y calumnias en su contra, como hacen el ex nuncio Viganò y las fuerzas que le apoyan. Son personas que no saben nada de la Iglesia en China, y no tienen ningún interés sincero por los católicos chinos. Esto es algo que les provoca dolor en estos momentos».


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Importancia de la memoria cristiana en la vida de fe

El Papa: la fe no llega por correo, hay que volver a las raíces

Francisco en Santa Marta: los cristianos «desmemoriados» no encuentran a Dios, han perdido «el sabor de la vida»; para salir adelante es fundamental recordar «quién nos ha transmitido la ley del amor»
AFP

El Papa: la fe no llega por correo, hay que volver a las raíces

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Pubblicato il 07/06/2018
Ultima modifica il 07/06/2018 alle ore 15:24
DOMENICO AGASSO JR.
CIUDAD DEL VATICANO

 

 

Los cristianos “desmemoriados” no encuentran a Jesús. La memoria cristiana es la sal de la vida: hay que recordad y contemplar los primeros momentos en los que tuvimos que ver con Jesús. Es fundamental volver a las propias raíces para alimentar la fe, que no llega «por correo». El Papa Francisco lo dijo en la homilía de la misa de hoy, 7 de junio de 2018, por la mañana en la capilla de la Casa Santa Marta.

 

Sin memoria, afirmó el Pontífice, según indicó Vatican News, “no podemos salir adelante”. Es un volver atrás con la memoria para encontrar a Cristo, explica el Papa, “para encontrar fuerzas y poder caminar hacia adelante. La memoria cristiana es siempre un encuentro con Jesucristo”. Cuando encontramos “cristianos ‘desmemoriados’, inmediatamente vemos que han perdido el sabor de la vida cristiana y terminaron siendo personas que cumplen los mandamientos pero sin mística, sin encontrar a Jesucristo. Y a Jesucristo lo debemos encontrar en la vida”, añade.

 

Son tres las situaciones, aclara Francisco, “en las cuales podemos encontrar a Jesucristo: en los primeros momentos, en nuestros antepasados y en la ley”. La Carta a los Hebreos nos indica cómo hacer: “recuerden los primeros tiempos, cuando apenas habían sido iluminados”, que eran tan fervientes… “Cada uno de nosotros tiene tiempos de encuentro con Jesús”. En nuestra vida los hubo, prosigue el Pontífice, “uno, dos, tres momentos, en los cuales Jesús se acercó, se manifestó. No olviden estos momentos: debemos volver atrás y retomarlos porque son momentos de inspiración, donde nosotros encontramos a Jesucristo”.

 

“Cada uno de nosotros tiene momentos así: cuando ha encontrado a Jesucristo, cuando ha cambiado vida, cuando el Señor le ha hecho ver la propia vocación, cuando el Señor lo visitó en un momento difícil… Nosotros en el corazón tenemos estos momentos. Busquémoslos. Contemplemos estos momentos. Memoria de aquellos momentos en los cuales yo he encontrado a Jesucristo. Memoria de aquellos momentos en los cuales Jesucristo me ha encontrado. Son la fuente del camino cristiano, la fuente que me dará las fuerzas”. “¿Recuerdo aquellos momentos?”, se pregunta Francisco. “¿Momentos de encuentro con Jesús cuando me cambió la vida, cuando me prometió algo?” Si no los recordamos, busquémoslos. Cada uno de nosotros los tiene.

 

El segundo encuentro con Jesús, prosigue el Papa, sucede a través de la memoria de los antepasados, que la Carta a los Hebreos llama “vuestros ancianos, aquellos que les han dado la fe”. También Pablo, siempre en la segunda carta a Timoteo, lo exhorta así: “Acuérdate de tu madre y de tu abuela que te han transmitido la fe”. “Nosotros la fe no la hemos recibido por correo”, recuerda el Papa, sino “hombres y mujeres nos han transmitido la fe” y dice la Carta a los Hebreos: “Miren a ellos que son una multitud de testigos y tomen fuerza de ellos, ellos que han sufrido el martirio”.

 

Siempre cuando el agua de la vida se vuelve turbia, aclara el Papa, “es importante ir a la fuente y encontrar en la fuente la fuerza para seguir adelante. Podemos preguntarnos: ¿yo evoco la memoria de nuestros ancianos, de nuestros antepasados? ¿Yo soy un hombre, una mujer con raíces? ¿O me he vuelto desarraigado y desarraigada? ¿Solamente vivo el presente? Si es así, pedir rápido la gracia de volver a las raíces”, a aquellas personas que nos han transmitido la fe.

 

Finalmente, la ley que Jesús nos hace recordar en el Evangelio de Marcos. El primer mandamiento es: “Escucha Israel, al Señor nuestro Dios”. “La memoria de la ley. La ley –explica– es un gesto de amor que ha hecho el Señor con nosotros porque nos ha señalado el camino, nos ha dicho: por este camino no te equivocarás. Evocar la memoria de la ley. No la ley fría, aquella que parece simplemente jurídica, no. La ley del amor, la ley que el Señor ha puesto en nuestros corazones”.

 

“¿Yo soy fiel a la ley, recuerdo la ley, repito la ley? – se pregunta el Papa. Algunas veces nosotros cristianos, también consagrados, tenemos dificultad en repetir a memoria los mandamientos: ‘Sí, sí, los recuerdo’, pero después a un cierto punto me equivoco, no recuerdo”.

 

“Acordarse de Jesucristo”, concluye Francisco, significa tener la mirada fija en el Señor”, en los momentos de mi vida en los cuales lo he encontrado, momentos de prueba, en mis antepasados y en la ley. Y la memoria “no es solamente un ir hacia atrás. Es ir hacia atrás para ir adelante. Memoria y esperanza van siempre juntas. Son complementarias, y se completan. “Acuérdate de Jesucristo, el Señor que ha venido, ha pagado por mí y que vendrá. El Señor de la memoria, el Señor de la esperanza”.

 

Cada uno de nosotros, invita finalmente el Papa, “puede hoy tomar algunos minutos para preguntarse” cómo va la memoria de los momentos en los cuales he encontrado al Señor, la memoria de mis antepasados, la memoria de la ley. Y luego, “como va mi esperanza, en qué espera. Que el Señor nos ayude en este trabajo de memoria y de esperanza”.