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Vaticano: contra las calumnias a Mons. Peña, la defensa del Vaticano.

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Accuse al sostituto della Segreteria di Stato, i vescovi del Venezuela lo difendono: “Contro di lui voci false e calunniose”

Monsignor Edgar Peña Parra al centro di attacchi già prima del suo insediamento: secondo alcuni organi di stampa, in Vaticano ci sarebbe un dossier sulla sua presunta condotta immorale nel Paese. La Conferenza episcopale: «Chi ha diffuso tali falsità nasconde altri fini»

Città del Vaticano. Non aveva ancora fatto in tempo a mettere piede in Vaticano, nell’ottobre 2018, quando il Papa gli aveva affidato l’importante e delicato incarico di Sostituto della Segreteria di Stato, che già monsignor Edgar Peña Parra era finito sotto attacco. Alcuni organi di stampa, in particolare un giornale italiano, parlavano di un presunto dossier circolante Oltretevere sulle condotte immorali del prelato venezuelano. E altre accuse – soprattutto di omosessualità – sono emerse in questi mesi, sempre più pesanti, in particolare da parte dell’ex nunzio negli Usa, Carlo Maria Viganò, che le ha diffuse a inizio luglio scorso tramite la consueta rete mediatica con la quale aveva già chiesto un anno fa le dimissioni del Papa.

Addebiti pesanti contro il numero tre della Santa Sede, personaggio schivo e poco mediatico, che pare essere molto stimato dal Pontefice che riporrebbe in lui ampia fiducia consultandolo spesso, quasi quanto il segretario di Stato Pietro Parolin. In sua difesa è scesa in campo la presidenza della Conferenza episcopale venezuelana che si è sentita «obbligata» ad intervenire lunga nota, articolata in otto punti, per «mettere in guardia il popolo cattolico e l’opinione pubblica nazionale e internazionale su una serie di accuse calunniose» a danno di monsignor Peña Parra.

Il testo – riportato integralmente in una traduzione di lavoro in italiano da Vatican News – reca la firma del presidente dei vescovi monsignor José Luis Azuaje Ayala, arcivescovo di Maracaibo; di monsignor Mario Moronta Rodríguez, vescovo di San Cristóbal, e monsignor Raúl Biord Castillo, vescovo di La Guaira, rispettivamente primo e secondo vice presidente, e del segretario generale, monsignor José Trinidad Fernández Angulo, vescovo ausiliare di  Caracas.

In esso il vertice dell’episcopato del Venezuela afferma che Edgar Peña Parra è «una persona largamente conosciuta e apprezzata dal mondo ecclesiale del nostro Paese, dal suo ambiente regionale e familiare a Zulia, così come nei luoghi dove ha prestato il suo servizio diplomatico, cosa che ci permette di dare una testimonianza e di garantire sulla sua persona e sul suo servizio alla Chiesa».«Sono apparse segnalazioni e alcune denunce al livello internazionale contro di lui, che rivelano essere state rinforzate a livello nazionale e locale nel suo Paese di origine, cosa che ha causato sorpresa e disagio al mondo cattolico dell’Arcidiocesi di Maracaibo, così come in Venezuela, dove è conosciuto e apprezzato per l’importante lavoro ecclesiale e umanitario svolto per trent’anni in diverse parti del mondo, al servizio della Santa Sede. Addirittura alcune segnalazioni non coincidono né nelle date né nella presenza fisica dove dicono si sarebbero verificati i fatti», si legge nella nota.

Il riferimento è al dossier inviato da un gruppo di fedeli laici e non solo di Maracaibo, dal titolo “Quién es verdaderamente Monseñor Edgar Robinson Peña Parra?”, nel quale il prelato viene indicato responsabile in passato di presunti «crimini». Ma anche ad alcune circostanze rese note da Viganò (come quella di aver sedotto due seminaristi o di far parte di una “lobby gay”) che ne aveva parlato nella sua intervista con il Washington Post. Il noto quotidiano, tuttavia, aveva deciso di tagliare quei passaggi riservandosi di compiere una indagine approfondita a riguardo; quindi l’ex nunzio, con grande smania, aveva deciso di diffondere tramite i siti web a lui vicini le informazioni in suo possesso, note in Segreteria di Stato dal 2002, da lui apprese mentre ricopriva l’incarico di delegato per le Rappresentanze Pontificie.

Secondo la Conferenza episcopale venezuelana, in realtà, «quelli che oggi hanno diffuso in Europa e in altre parti del mondo, queste falsità, all’apparenza al servizio della verità, nascondono altri fini». Non solo «intendono screditare l’istituzione e minare la credibilità di Papa Francesco, creando dubbi, facendo notare che il suo magistero e le sue azioni sono segnate dalla scelta non corretta dei suoi collaboratori», ma «intendono delegittimare chi ha chiaramente affermato che l’impoverimento della maggioranza e la distruzione della casa comune affonda le sue radici in un’economia sfrenata e priva di umanità».

Questo lega i gruppi di accusatores «ad alcuni gruppi che cercano di ignorare il valore morale del magistero pontificio, poiché il loro intento è un altro», affermano i presuli. Fa male, inoltre – sottolineano – che a questi si aggiungano fattori interni che si prestano a tali scopi in modo irresponsabile e che sono lontani dalle esigenze etiche che devono risplendere in ogni credente».

«Abbiamo bisogno di un serio discernimento per non essere ingannati da coloro che non cercano la verità o la trasparenza, ma altri fini», rimarcano i vescovi venezuelani che ribadiscono la loro «adesione chiara e sincera al Santo Padre Francesco, alla sua persona e al suo ministero» e lo accompagnano «nel dolore che ferisce, ma non piega», dinanzi «al coraggio di affrontare le riforme che consentano di avere una personalità morale più grande a chi ha preso sul serio le sfide per superarle». Da qui una preghiera per il «nostro fratello arcivescovo» Peña Parra perché Dio «gli conceda la pace e la serenità perché la sua dedizione quotidiana sia più gioiosa per il bene di tutti».


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Venezuela: la Conferencia episcopal denuncia las calumnias contra Mons. Peña, sustituto de la secretaría de Estado del Vaticano.

Venezuela: Obispos respaldan a Mons. Edgar Peña Parra tras acusaciones “calumniosas”

El Comité Permanente del Episcopado avaló el ministerio de tres décadas de quien hoy se desempeña como Sustituto de la Secretaría de Estado.

Ciudad del Vaticano

La Conferencia Episcopal Venezolana ha calificado como “calumniosas” una serie de acusaciones dirigidas en contra de S.E. Monseñor Edgar Peña Parra, Sustituto de la Secretaría de Estado de la Santa Sede y originario de la Arquidiócesis de Maracaibo, Venezuela.

Por medio de una declaración pública, la presidencia de los obispos de dicho país ha querido dar una muestra de respaldo al prelado, avalando su persona y explicando que en Venezuela “es conocido y apreciado por los importantes trabajos eclesiales y humanitarios realizados durante treinta años en distintas partes del mundo”.

Los obispos hacen ver que en las acusaciones “incluso algunos señalamientos no coinciden ni en fechas, ni en presencia física donde dicen que ocurrieron los hechos”. Por eso, según el documento, las denuncias provienen de sectores eclesiales que buscan “socavar la credibilidad en el Papa Francisco, creando dudas al hacer ver que su magisterio y acciones quedan marcados por no escoger adecuadamente a sus colaboradores”.

Junto con llamar al pueblo de Dios a la oración y a la misericordia, los pastores expresaron que no se ha de “rehuir a que se investigue y aclare, con pruebas contundentes y no simplemente con afirmaciones sin pruebas, cualquier hecho que perjudique la dignidad del ser humano y a la Iglesia”.

A continuación compartimos el comunicado integral publicado por la Conferencia Episcopal de Venezuela:

La Presidencia de la Conferencia Episcopal Venezolana siente la obligación de alertar al pueblo católico y a la opinión publica nacional e internacional, sobre una serie de afirmaciones calumniosas, en contra de uno de los colaboradores mas cercanos al Santo Padre Francisco, S.E. Mons. Edgar Peña Parra, Sustituto de la Secretaria de Estado y oriundo de la importante Arquidiócesis de Maracaibo, Estado Zulia, Venezuela.

2.- Responsablemente afirmarnos que se trata de una persona ampliamente conocida y apreciada por el Episcopado Venezolano, por el mundo eclesial de nuestro país, por su entorno regional y familiar en Zulia, así como en los lugares donde ha prestarlo su servicio diplomático, lo que nos permite dar un testimonio y un aval sobre su persona y su servicio a la lglesia.

3.- Han aparecido señalamientos y algunas denuncias a nivel internacional en su contra, manifestando que han sido corroboradas nacional y localmente en su país de origen, cosa que ha causado sorpresa y malestar al mundo católico de la Arquidiócesis de Maracaibo, así como en Venezuela, donde es conocido y apreciado por los importantes trabajos eclesiales y humanitarios realizados durante treinta años en distintas partes del mundo, al servicio de la Santa Sede. Incluso algunos señalamientos no coinciden ni en fechas, ni en presencia física donde dicen que ocurrieron los hechos.

4.- Los difusores actuales en Europa y en otras partes del mundo, que han propagado estos infundios, bajo la apariencia de servir a la verdad, esconden otros propósitos. No sólo atacan a una persona, con ello pretenden denigrar la institución y socavar la credibilidad en el Papa Francisco, creando dudas al hacer ver que su magisterio y acciones quedan marcados por no escoger adecuadamente a sus colaboradores.

5.- Quienes así actúan, desde prolongadas posiciones de bienestar y privilegio, pretenden desautorizar a quien ha señalado con claridad que el empobrecimiento de las mayorías y la destrucción de la casa común hunde sus raices en una economía desbordada y carente de humanidad. Esto los liga a determinados grupos que buscan desconocer el valor moral del magisterio pontificio, pues sus intenciones son otras. Hiere, mas aún, que a ellos se suman factores internos que se prestan para tales propósitos de forma irresponsable y distan mucho de las exigencias éticas que deben relucir en cualquier creyente. El Papa Francisco nos ha enseñado que las diferencias se resuelven con el diálogo, a través de la cultura del encuentro, no con medios denigrantes.

6.- Nos toca en nuestra calidad de creyentes, recurrir a la oración sincera, a la misericordia que comparte las luces y sombras, sin rehuir a que se investigue y aclare, con pruebas contundentes y no simplemente con afirmaciones sin pruebas, cualquier hecho que perjudique la dignidad del ser humano y a la Iglesia corno servidora de la humanidad. Requerimos, además, de un serio discernimiento para no dejarnos engañar por quienes no buscan la verdad ni la trasparencia, sino otros fines.

7.- Ratificamos nuestra adhesión sincera y diáfana al Santo Padre Francisco, a su persona y a su ministerio, y lo acompañamos en el dolor que hiere, pero no doblega, ante el anuncio gozoso del Evangelio y el coraje de asumir las reformas que permitan tener una solvencia moral mayor a quien ha tornado en serio los desafíos para superarlos. “Seamos realistas, pero sin perder la alegría, la audacia y la entrega esperanzada. iNo nos dejemos robar la fuerza misionera!” (EG 109).

8.- Como Conferencia Episcopal pedimos al Señor y a la Virgen que bendiga el ministerio de nuestro hermano Arzobispo, S.E. Mons. Edgar Peña Parra, y le conceda la paz y serenidad para que su entrega de cada día sea mas gozosa para bien de todos, y continue ayudando, en colaboración con el Cardenal Pietro Parolin, al Santo Padre Francisco en su misión de ser luz y sal en medio de un mundo transido de situaciones que requieren sanar heridas y abrir caminos de paz y entendimiento.

En la Sede de nuestra Conferencia Episcopal en Caracas, a los veinte días del mes de agosto del año 2019.

+José Luis Azuaje Ayala
Arzobispo de Maracaibo
Presidente

+Mario Moronta Rodríguez
Obispo de San Cristóbal
1er. Vicepresidente

+Raúl Biord Castillo
Obispo de La Guaira
2do. Vicepresidente

+José Trinidad Fernández Angulo
Obispo Auxiliar de Caracas
Secretario General


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Carta abierta del Cardenal Ouellet sobre las acusaciones de Vigano al Papa y a la Curia vaticana.

Ciudad del Vaticano La Oficina de Prensa del Vaticano publicó hoy una Carta abierta del Card. Marc Ouellet, Prefecto de la Congregación para los Obispos, sobre las recientes acusaciones contra la Santa Sede. A continuación, la traducción en español del texto completo originario en lengua francesa. Querido hermano Carlo Maria Viganò, en su último mensaje a los medios de comunicación, en el que denuncia al Papa Francisco y la Curia romana, me exhorta a decir la verdad sobre los hechos que usted interpreta como una corrupción endémica que ha invadido la jerarquía de la Iglesia hasta su nivel más alto. Con el debido permiso pontificio, ofrezco aquí mi testimonio personal, como Prefecto de la Congregación para los Obispos, sobre los acontecimientos relacionados con el Arzobispo emérito de Washington, Theodore McCarrick y sus presuntos vínculos con el Papa Francisco, que son el objeto de su clamorosa denuncia pública y de su reclamo de que el Santo Padre renuncie. Escribo mi testimonio basado en mis contactos personales y en los documentos de los archivos de la Congregación antes mencionada, que actualmente son objeto de un estudio para aclarar este triste caso. Permítame decirle en primer lugar, con total sinceridad, en virtud de la buena relación de colaboración que existía entre nosotros cuando era Nuncio en Washington, que su posición actual parece incomprensible y extremadamente reprensible, no solo por la confusión que siembra en el pueblo de Dios, también porque sus acusaciones públicas dañan seriamente la fama de los Sucesores de los Apóstoles. Recuerdo haber disfrutado por un periodo de su estima y su confianza, pero me doy cuenta de que habría perdido a tus ojos la dignidad que me reconociste, por el solo hecho de mantenerme fiel a las pautas del Santo Padre en el servicio que me ha confiado en la Iglesia. ¿No es la comunión con el Sucesor de Pedro la expresión de nuestra obediencia a Cristo que lo ha elegido y lo apoya con Su gracia? Mi interpretación de Amoris Laetitia, que usted lamenta, está inscrita en esta fidelidad a la tradición viva, de la que Francisco nos ha dado un ejemplo con la reciente modificación del Catecismo de la Iglesia Católica sobre la cuestión de la pena de muerte. Vamos a los hechos. Usted dice que informó al Papa Francisco el 23 de junio de 2013 sobre el caso de McCarrick en la audiencia que le concedió, como a tantos otros representantes pontificios con quienes se reunió por primera vez ese día. Me imagino la enorme cantidad de información verbal y escrita que tuvo que reunir en esa ocasión sobre muchas personas y situaciones. Dudo mucho que McCarrick lo haya interesado hasta el punto de que usted quisiera hacer creer, desde el momento en que era un Arzobispo emérito de 82 años y desde hace siete años sin cargo. Además, las instrucciones escritas preparadas para usted por la Congregación para los Obispos al comienzo de su servicio en 2011, no decían nada sobre McCarrick, excepto lo que le conté sobre su situación como Obispo emérito teniendo que obedecer ciertas condiciones y restricciones debido a los rumores sobre su comportamiento en el pasado. Desde el 30 de junio de 2010, desde que soy Prefecto de esta Congregación, nunca he llevado el caso de McCarrick a una audiencia con el Papa Benedicto XVI o el Papa Francisco, excepto en estos últimos días, después de su decadencia por el Colegio de Cardenales. Al ex cardenal, jubilado en mayo de 2006, se le exhortó fuertemente que no viajar y a no aparecer en público para no provocar más rumores a su respecto. Es falso presentar las medidas adoptadas contra él como "sanciones" decretadas por el Papa Benedicto XVI y anuladas por el Papa Francisco. Después del reexamen de los archivos, observo que no hay documentos firmados por ninguno de los papas, ni una nota de la audiencia de mi predecesor, el cardenal Giovanni-Battista Re, quien dio mandado de obligación del Arzobispo Emérito McCarrick de silenciar y de la vida privada, con el rigor de las penas canónicas. La razón es que, a diferencia de hoy, en aquel momento no había pruebas suficientes de su presunta culpabilidad. De ahí la posición de la Congregación inspirada en la prudencia y las cartas de mi predecesor y mías que reiteran, a través del Nuncio Apostólico Pietro Sambi y luego también a través de usted, la exhortación a un estilo de una vida discreta de oración y penitencia por su propio bien y el de la Iglesia. Su caso habría sido objeto de nuevas medidas disciplinarias si la Nunciatura en Washington o cualquier otra fuente allí, hubiera proporcionado información reciente y decisiva sobre su comportamiento. Espero, al igual que tantos que, por respeto a las víctimas y la necesidad de justicia, la investigación en curso en los Estados Unidos y en la Curia Romana, nos ofrezca finalmente una visión crítica de los procedimientos y circunstancias de este caso para que tales eventos no vuelvan a ocurrir en el futuro. ¿Cómo puede ser que este hombre de la Iglesia, de quien hoy se conoce su incoherencia, haya sido promovido en varias ocasiones, hasta que ocupó los más altos cargos de Arzobispo de Washington y de cardenal? Yo mismo estoy muy sorprendido por esto y reconozco los fallos en el proceso de selección que se han producido en su caso. Pero sin entrar en detalles aquí, hay que entender que las decisiones tomadas por el Sumo Pontífice se basan en la información disponible en ese preciso momento y que son objeto de un juicio prudencial que no es infalible. Me parece injusto concluir que los responsables del discernimiento previo son corruptos aunque si bien, en el caso concreto, se dan algunas pistas. Las conclusiones de la Comisión a partir de los testimonios deberían haber sido examinadas más a fondo. El prelado en cuestión ha sido informado para defenderse con gran habilidad contra las dudas que se le plantean. Por otro lado, el hecho de pueda haber en el Vaticano personas que practican y apoyan comportamientos contrarios a los valores del Evangelio en materia de sexualidad, no nos autoriza a generalizar y declarar indigna y cómplice a tal o cual persona, incluido al mismo Santo Padre. ¿No es necesario, en primer lugar que los ministros de la verdad se cuiden de la calumnia y difamación? Querido Representante Pontificio Emérito, le digo francamente que acusar al Papa Francisco de haber encubierto con pleno conocimiento de los hechos este presunto depredador sexual y por lo tanto ser cómplice de la corrupción que prolifera en la Iglesia, hasta el punto de considerarlo indigno de continuar su reforma como primer pastor de la Iglesia, lo encuentro increíble e improbable desde todos los puntos de vista. No llego a comprender como usted se ha podido dejar convencer por esta monstruosa acusación que no se mantiene en pie. Francisco no tuvo nada que ver con los ascensos de McCarrick en Nueva York, Metuchen, Newark y Washington. Le quitó su dignidad de cardenal cuando la acusación sobre abuso de menores se demostró evidente. Nunca he oído al Papa Francisco hacer alusión a este autodenominado gran consejero de su pontificado para los nombramientos en América, aunque él no oculta la confianza que deposita en algunos prelados. Intuyo que estos no están en sus preferencias, ni en la de los amigos que apoyan su interpretación de los hechos. Sin embargo, me resulta aberrante que aproveche el escándalo del abuso sexual en los Estados Unidos para infligir a la autoridad moral de su Superior, el Sumo Pontífice, un golpe inaudito y no merecido. Tengo el privilegio de reunirme con el Papa Francisco durante mucho tiempo cada semana, para hablar sobre los nombramientos de los Obispos y los problemas que afectan a su gobierno. Sé muy bien cómo trata a las personas y los problemas: con mucha caridad, misericordia, atención y seriedad, como usted mismo ha experimentado. Leer como concluyes tu último mensaje, aparentemente muy espiritual, burlándote y arrojando dudas sobre su fe, ¡me ha pareció realmente demasiado sarcástico, incluso blasfemo! Esto no puede venir del Espíritu de Dios. Querido Hermano, quisiera realmente ayudarte a redescubrir la comunión con aquel que es el garante visible de la comunión de la Iglesia católica. Comprendo cómo la amargura y la desilusión han marcado tu camino al servicio de la Santa Sede, pero no puedes terminar así tu vida sacerdotal, en una rebelión abierta y escandalosa, que inflige una herida muy dolorosa a la Esposa de Cristo, a la que pretendes servir mejor, agravando la división y el desconcierto en el pueblo de Dios. Cómo puedo responder a tu pregunta sino diciéndote: sal de tu escondite, arrepiéntete de tu revuelta y vuelve a tener mejores sentimientos hacia el Santo Padre, en lugar de exacerbar la hostilidad contra él. ¿Cómo puedes celebrar la Sagrada Eucaristía y pronunciar su nombre en el canon de la Misa? ¿Cómo puedes rezar el Santo Rosario, a San Miguel Arcángel y a la Madre de Dios, condenando a aquel que Ella protege y acompaña cada día en su pesado y valiente ministerio? Si el Papa no fuera un hombre de oración, si estuviera apegado al dinero, si favoreciera a los ricos en detrimento de los pobres, si no mostrara una energía incansable para acoger a todos los pobres y darles el consuelo generoso de su palabra y de sus gestos, si no multiplicara todos los medios posibles para anunciar y comunicar la alegría del Evangelio a todos y a todas en la Iglesia y más allá de sus fronteras visibles, si no tendiera su mano a las familias, a los ancianos abandonados, a los enfermos de alma y cuerpo y, especialmente, a los jóvenes en busca de felicidad, tal vez se podría preferir a otro, según tu punto de vista, con actitudes diplomáticas o políticas diferentes. Pero yo, que he podido conocerlo bien, no puedo cuestionar su integridad personal, su consagración a la misión y, sobre todo, el carisma y la paz que lo habitan por la gracia de Dios y la fuerza del Resucitado. Querido Viganò, en respuesta a tu injusto e injustificado ataque a los hechos, concluyo que la acusación es un montaje político sin un fundamento real que pueda incriminar al Papa, y reitero que ésta hiere profundamente la comunión de la Iglesia. Dios quiera que esta injusticia sea rápidamente remediada y que el Papa Francisco siga siendo reconocido por lo que es: un pastor excepcional, un padre compasivo y firme, un carisma profético para la Iglesia y para el mundo. Que él continúe con alegría y plena confianza su reforma misionera, consolado por la oración del pueblo de Dios y por la renovada solidaridad de toda la Iglesia, con María, Reina del Santo Rosario. Cardenal Marc Ouellet Prefecto de la Congregación para los Obispos, Fiesta de Nuestra Señora del Santo Rosario, 7 de octubre de 2018.Cardenal Marc Ouellet.  (Vatican Media)

Carta abierta del Card. Marc Ouellet sobre las recientes acusaciones a la Santa Sede

El Cardenal Ouellet de dirige a Mons. Carlo Maria Viganò afirmando que sus acusaciones son un marco político carente de un fundamento real y que “todo esto no puede provenir del Espíritu de Dios”. Destaca su llamamiento: sal de tu clandestinidad, arrepiéntete de tu escándalo y vuelve a mejores sentimientos hacia el Papa.

Ciudad del Vaticano

La Oficina de Prensa del Vaticano publicó hoy una Carta abierta del Card. Marc Ouellet, Prefecto de la Congregación para los Obispos, sobre las recientes acusaciones contra la Santa Sede. A continuación, la traducción en español del texto completo originario en lengua francesa.

Querido hermano Carlo Maria Viganò, en su último mensaje a los medios de comunicación, en el que denuncia al Papa Francisco y la Curia romana, me exhorta a decir la verdad sobre los hechos que usted interpreta como una corrupción endémica que ha invadido la jerarquía de la Iglesia hasta su nivel más alto. Con el debido permiso pontificio, ofrezco aquí mi testimonio personal, como Prefecto de la Congregación para los Obispos, sobre los acontecimientos relacionados con el Arzobispo emérito de Washington, Theodore McCarrick y sus presuntos vínculos con el Papa Francisco, que son el objeto de su clamorosa denuncia pública y de su reclamo de que el Santo Padre renuncie.

Escribo mi testimonio basado en mis contactos personales y en los documentos de los archivos de la Congregación antes mencionada, que actualmente son objeto de un estudio para aclarar este triste caso. Permítame decirle en primer lugar, con total sinceridad, en virtud de la buena relación de colaboración que existía entre nosotros cuando era Nuncio en Washington, que su posición actual parece incomprensible y extremadamente reprensible, no solo por la confusión que siembra en el pueblo de Dios, también porque sus acusaciones públicas dañan seriamente la fama de los Sucesores de los Apóstoles. Recuerdo haber disfrutado por un periodo de su estima y su confianza, pero me doy cuenta de que habría perdido a tus ojos la dignidad que me reconociste, por el solo hecho de mantenerme fiel a las pautas del Santo Padre en el servicio que me ha confiado en la Iglesia. ¿No es la comunión con el Sucesor de Pedro la expresión de nuestra obediencia a Cristo que lo ha elegido y lo apoya con Su gracia? Mi interpretación de Amoris Laetitia, que usted lamenta, está inscrita en esta fidelidad a la tradición viva, de la que Francisco nos ha dado un ejemplo con la reciente modificación del Catecismo de la Iglesia Católica sobre la cuestión de la pena de muerte. Vamos a los hechos.

Usted dice que informó al Papa Francisco el 23 de junio de 2013 sobre el caso de McCarrick en la audiencia que le concedió, como a tantos otros representantes pontificios con quienes se reunió por primera vez ese día. Me imagino la enorme cantidad de información verbal y escrita que tuvo que reunir en esa ocasión sobre muchas personas y situaciones. Dudo mucho que McCarrick lo haya interesado hasta el punto de que usted quisiera hacer creer, desde el momento en que era un Arzobispo emérito de 82 años y desde hace siete años sin cargo. Además, las instrucciones escritas preparadas para usted por la Congregación para los Obispos al comienzo de su servicio en 2011, no decían nada sobre McCarrick, excepto lo que le conté sobre su situación como Obispo emérito teniendo que obedecer ciertas condiciones y restricciones debido a los rumores sobre su comportamiento en el pasado. Desde el 30 de junio de 2010, desde que soy Prefecto de esta Congregación, nunca he llevado el caso de McCarrick a una audiencia con el Papa Benedicto XVI o el Papa Francisco, excepto en estos últimos días, después de su decadencia por el Colegio de Cardenales. Al ex cardenal, jubilado en mayo de 2006, se le exhortó fuertemente que no viajar y a no aparecer en público para no provocar más rumores a su respecto.

Es falso presentar las medidas adoptadas contra él como “sanciones” decretadas por el Papa Benedicto XVI y anuladas por el Papa Francisco. Después del reexamen de los archivos, observo que no hay documentos firmados por ninguno de los papas, ni una nota de la audiencia de mi predecesor, el cardenal Giovanni-Battista Re, quien dio mandado de obligación del Arzobispo Emérito McCarrick de silenciar y de la vida privada, con el rigor de las penas canónicas. La razón es que, a diferencia de hoy, en aquel momento no había pruebas suficientes de su presunta culpabilidad. De ahí la posición de la Congregación inspirada en la prudencia y las cartas de mi predecesor y mías que reiteran, a través del Nuncio Apostólico Pietro Sambi y luego también a través de usted, la exhortación a un estilo de una vida discreta de oración y penitencia por su propio bien y el de la Iglesia. Su caso habría sido objeto  de nuevas medidas disciplinarias si la Nunciatura en Washington o cualquier otra fuente allí, hubiera proporcionado información reciente y decisiva sobre su comportamiento. Espero, al igual que tantos que, por respeto a  las víctimas y la necesidad de justicia, la investigación en curso en los Estados Unidos y en la Curia Romana, nos ofrezca finalmente una visión crítica de los procedimientos y circunstancias de este caso para que tales eventos no vuelvan a ocurrir en el futuro.

¿Cómo puede ser que este hombre de la Iglesia, de quien hoy se conoce su incoherencia, haya sido promovido en varias ocasiones, hasta que ocupó los más altos cargos de Arzobispo de Washington y de cardenal? Yo mismo estoy muy sorprendido por esto y reconozco los fallos en el proceso de selección que se han producido en su caso. Pero sin entrar en detalles aquí, hay que entender que las decisiones tomadas por el Sumo Pontífice se basan en la información disponible en ese preciso momento y que son objeto de un juicio prudencial que no es infalible. Me parece injusto concluir que los responsables del discernimiento previo son corruptos aunque si bien, en el caso concreto, se dan algunas pistas. Las conclusiones de la Comisión a partir de los testimonios deberían haber sido examinadas más a fondo. El prelado en cuestión ha sido informado para defenderse con gran habilidad contra las dudas que se le plantean.  Por otro lado, el hecho de pueda haber en el Vaticano personas que practican y apoyan comportamientos contrarios a los valores del Evangelio en materia de sexualidad, no nos autoriza a generalizar y declarar indigna y cómplice a tal o cual persona,  incluido al mismo Santo Padre.  ¿No es necesario, en primer lugar que los ministros de la verdad se cuiden de la calumnia y difamación?

Querido Representante Pontificio Emérito, le digo francamente que acusar al Papa Francisco de haber encubierto con pleno conocimiento de los hechos este presunto depredador sexual y por lo tanto ser cómplice de la corrupción que prolifera en la Iglesia, hasta el punto de considerarlo indigno de continuar su reforma como primer pastor de la Iglesia, lo encuentro increíble e improbable desde todos los puntos de vista. No llego a comprender como usted se ha podido dejar convencer por esta monstruosa acusación que no se mantiene en pie. Francisco no tuvo nada que ver con los ascensos de McCarrick en Nueva York, Metuchen, Newark y Washington. Le quitó su dignidad de cardenal cuando la acusación sobre abuso de menores se demostró evidente. Nunca he oído al Papa Francisco hacer alusión a este autodenominado gran consejero de su pontificado para los nombramientos en América, aunque él no oculta la confianza que deposita en algunos prelados. Intuyo que estos no están en sus preferencias, ni en la de los amigos que apoyan su interpretación de los hechos. Sin embargo, me resulta aberrante que aproveche el escándalo del abuso sexual en los Estados Unidos para infligir a la autoridad moral de su Superior, el Sumo Pontífice, un golpe inaudito y no merecido.

Tengo el privilegio de reunirme con el Papa Francisco durante mucho tiempo cada semana, para hablar sobre los nombramientos de los Obispos y los problemas que afectan a su gobierno. Sé muy bien cómo trata a las personas y los problemas: con mucha caridad, misericordia, atención y seriedad, como usted mismo ha experimentado. Leer como concluyes tu último mensaje, aparentemente muy espiritual, burlándote y arrojando dudas sobre su fe, ¡me ha pareció realmente demasiado sarcástico, incluso blasfemo! Esto no puede venir del Espíritu de Dios.

Querido Hermano, quisiera realmente ayudarte a redescubrir la comunión con aquel que es el garante visible de la comunión de la Iglesia católica. Comprendo cómo la amargura y la desilusión han marcado tu camino al servicio de la Santa Sede, pero no puedes terminar así tu vida sacerdotal, en una rebelión abierta y escandalosa, que inflige una herida muy dolorosa a la Esposa de Cristo, a la que pretendes servir mejor, agravando la división y el desconcierto en el pueblo de Dios. Cómo puedo responder a tu pregunta sino diciéndote: sal de tu escondite, arrepiéntete de tu revuelta y vuelve a tener mejores sentimientos hacia el Santo Padre, en lugar de exacerbar la hostilidad contra él. ¿Cómo puedes celebrar la Sagrada Eucaristía y pronunciar su nombre en el canon de la Misa? ¿Cómo puedes rezar el Santo Rosario, a San Miguel Arcángel y a la Madre de Dios, condenando a aquel que Ella protege y acompaña cada día en su pesado y valiente ministerio?

Si el Papa no fuera un hombre de oración, si estuviera apegado al dinero, si favoreciera a los ricos en detrimento de los pobres, si no mostrara una energía incansable para acoger a todos los pobres y darles el consuelo generoso de su palabra y de sus gestos, si no multiplicara todos los medios posibles para anunciar y comunicar la alegría del Evangelio a todos y a todas en la Iglesia y más allá de sus fronteras visibles, si no tendiera su mano a las familias, a los ancianos abandonados, a los enfermos de alma y cuerpo y, especialmente, a los jóvenes en busca de felicidad, tal vez se podría preferir a otro, según tu punto de vista, con actitudes diplomáticas o políticas diferentes. Pero yo, que he podido conocerlo bien, no puedo cuestionar su integridad personal, su consagración a la misión y, sobre todo, el carisma y la paz que lo habitan por la gracia de Dios y la fuerza del Resucitado.

Querido Viganò, en respuesta a tu injusto e injustificado ataque a los hechos, concluyo que la acusación es un montaje político sin un fundamento real que pueda incriminar al Papa, y reitero que ésta hiere profundamente la comunión de la Iglesia. Dios quiera que esta injusticia sea rápidamente remediada y que el Papa Francisco siga siendo reconocido por lo que es: un pastor excepcional, un padre compasivo y firme, un carisma profético para la Iglesia y para el mundo. Que él continúe con alegría y plena confianza su reforma misionera, consolado por la oración del pueblo de Dios y por la renovada solidaridad de toda la Iglesia, con María, Reina del Santo Rosario.

Cardenal Marc Ouellet

Prefecto de la Congregación para los Obispos,

Fiesta de Nuestra Señora del Santo Rosario, 7 de octubre de 2018.