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Celebración católico-ecuménica mañana en la catedral calvinista de Ginevra.

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A Ginevra un avvenimento ecumenico

Per la prima volta dai tempi dell’avvio della Riforma protestante, il 29 febbraio i cattolici celebreranno una messa nella cattedrale di Saint-Pierre

A Ginevra un avvenimento ecumenico 

TRIESTE. Il cuore del movimento calvinista e la sua città simbolo fu ed è Ginevra. Lì Calvino predicò e attuò la sua rigida riforma che portò quale effetto la cacciata degli Asburgo e la lotta contro i cattolici non solo della città, l’assalto e l’esproprio della cattedrale di San Pietro con la distruzione di ogni elemento pittorico e scultoreo che richiamasse il culto cattolico. Siamo nel XVI secolo, da allora nell’antica cattedrale sino ad oggi non vi è stato alcun momento religioso che richiamasse la liturgia romana.

Per decisione sia dei responsabili della cattedrale di confessione calvinista che del Vicario episcopale cattolico della diocesi di Friburgo per Ginevra, sabato 29 febbraio 2020, alle 18,30, verrà celebrata una Messa nella cattedrale di Saint-Pierre secondo la liturgia cattolica, ovviamente presieduta da un presbitero lecitamente e validamente ordinato.

Questo è un grande avvenimento nel contesto ecumenico e storico insieme e non solo per la città di Ginevra. Vi è stato quindici anni fa un precedente simile nella chiesa protestante Notre Dame di Losanna, che un tempo fu cattedrale cattolica. Questo evento è certo un dono dello Spirito e frutto dell’impegno tra cristiani delle varie confessioni per rendere attuale la preghiera del Cristo nel cenacolo: «Padre che tutti siano una cosa sola… Affinché il mondo creda che tu mi hai mandato» (Gv 17, 21).

Oggi Ginevra e la società europea sono affette da un secolarismo, che ha accantonato e accantona il senso di Dio relegandolo al privato, e che guarda con sospetto tutto ciò che può richiamare i valori religiosi. Penso che in questo clima, che non risparmia nulla e nessuno, il discepolo di Cristo abbia come primario impegno quello della ricerca dell’unità della fede, alla luce di quella «gerarchia delle verità» indicata dal Concilio Vaticano II come «attenzione» per un leale cammino ecumenico nella carità e nella verità.

La celebrazione eucaristica, che comporta il memoriale della passione del Signore e, grazie al ministero ordinato, ripresenta il sacrificio della croce, diviene alimento per la vita del cristiano ed è il grande mistero della fede voluto da Cristo stesso: «Fate questo in memoria di me» (Lc 22,19).

La celebrazione eucaristica del 29 febbraio nella cattedrale di San Pietro a Ginevra è un evento che certamente va accompagnato e reso sempre più vero nella sua identità e modalità. Il nostro riunirci, come dice l’apostolo Paolo, deve essere per «annunciare la morte del Signore, finché Egli venga» (1 Cor 11,26).  «Ciascuno dunque esamini sé stesso e poi mangi del pane e beva del calice, perché chi mangia e beve senza riconoscere il Corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna» (1Cor 11, 28-29).

Questo deve essere l’intento con il quale ci si appresta a vivere la celebrazione eucaristica tra cattolici e riformati a Ginevra il 29 febbraio prossimo. In tale circostanza, secondo quanto abbiamo appreso, i cattolici offriranno l’«ospitalità eucaristica» ai fratelli riformati che lo desiderano. Si tratta di una pratica, in realtà, molto diffusa in Svizzera, che prevede il non rifiuto della comunione a quanti vi si accostano, anche se non cattolici.

Preoccuparsi perché quel momento sia «dono» e non «provocazione» è legittimo, richiamandosi alle indicazioni dell’apostolo Paolo per chi trova ogni occasione per contestare percorsi e gesti che rispondono allo stile ed alla preghiera di Cristo, non escluso il dialogo ecumenico. Ecco ciò che dice l’apostolo Paolo: «Se poi qualcuno ha il gusto di contestare, noi non abbiamo questa consuetudine e neanche la Chiesa di Dio» (1 Cor 11,16).

Autor: loiolaxxi

periodista, jesuita, bloguero, profesor, jubilado

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