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España. Las elecciones. Comentario de Radio Vaticano.

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Spagna: il voto conferma l’instabilità politica

Dopo la quarta tornata elettorale in quattro anni, non si è trovata una maggioranza in grado di governare da sola. Pedro Sanchez – il leader del partito socialista, quello con più voti – dovrà tentare una proposta di coalizione, ma un’alleanza con il resto dell’area di sinistra sembra ancora lontana

Federico Francesconi – Città del Vaticano

Il partito Socialista di Pedro Sanchez ha ottenuto 120 seggi sui 176 necessari per governare. Era stato proprio Sanchez a spingere per una quarta elezione, nel tentativo di rafforzare la propria forza politica in parlamento, fiaccata dai conflitti con il resto dei suoi alleati di sinistra, soprattutto Podemos. Questa tattica tuttavia non ha fruttato quanto sperato da Sanchez, che si è ritrovato con tre seggi in meno di quanti ne aveva prima e ha offerto il fianco all’ascesa del partito di destra radicale Vox. Un partito che ha avuto una crescita straordinaria, nelle elezioni precedenti, quelle di aprile, dove aveva ottenuto circa il 10% dei voti, un risultato sorprendente per un partito così marginale. Il suo consenso è poi cresciuto tantissimo e lo ha portato a diventare con questa ultima tornata elettorale la terza forza politica del Paese. Molti dei voti andati a Vox sono quelli del centro destra liberale Ciudadanos, che ha avuto un crollo notevole, tanto che il suo leader, Albert Rivera, ha già presentato le sue dimissioni. Ora si attende a breve una proposta di coalizione da parte di Sanchez, probabilmente rivolta ai partiti indipendentisti catalani e al resto della sinistra – principalmente Podemos – tuttavia le precedenti rigidità nel dialogo che queste forze politiche hanno dimostrato, fanno pensare che la strada verso una coalizione potrebbe essere molto tortuosa.

Qualche numero sui risultati elettorali

Il Partito Socialista di Pedro Sanchez (Psoe) ha ottenuto il 28% dei voti, un piccolo calo, che dimostra tuttavia le difficoltà di dialogo con le altre forze politiche. Il Partito Popolare, la principale forza del centrodestra, ha ottenuto un ottimo risultato passando da 66 a 88 seggi, con il 20,8% dei voti. Vox, come abbiamo già detto, è la terza forza politica spagnola – con un risultato estremamente positivo, già predetto dai sondaggi – ed è passato da 28 seggi in parlamento a 52, con il 15,1% dei voti. Unidas Podemos, la coalizione di sinistra guidata da Pablo Iglesias, ha ottenuto il 12,8 dei voti, con 35 seggi, perdendone sette.

Come si è arrivati alla quarta elezione in quattro anni

Nel 2016 la Spagna, dopo una serie di complicati negoziati, aveva raggiunto un accordo per un governo guidato dal Partito Popolare; poi nel 2018 gli era succeduto il Psoe di Sanchez, dopo una mozione di sfiducia contro l’allora presidente Rajoy. Nel febbraio 2019, dopo la bocciatura della legge di bilancio, osteggiata dagli indipendentisti catalani, vennero indette nuove elezioni e in aprile il Psoe si riconfermò come prima forza politica, senza guadagnare però abbastanza seggi per governare. Le elezioni appena avvenute, sono state causate dal fatto che il partito di Sanchez non è riuscito a consolidare il risultato delle elezioni di aprile, fallendo le trattative con Unidas Podemos e decidendo di indire una nuova tornata elettorale nel tentativo di ritrovare consenso politico.

Perché in spagna è così difficile fare un governo di coalizione

“La situazione che si è venuta a creare è tipicamente spagnola ed è dovuta alla mancanza della capacità di mediazione che caratterizza la cultura di tutti i partiti del Paese. Non a caso, nonostante una frequente instabilità del parlamento, non c’è mai stato un governo di coalizione nella storia della democrazia spagnola.” lo ha spiegato ai microfoni di Radio Vaticana Italia Alfonso Botti, docente di storia contemporanea all’università di Modena e direttore del portale Spagnacontemporanea.it

Ascolta l’intervista a Alfonso Botti

Autor: loiolaxxi

periodista, jesuita, bloguero, profesor, jubilado

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