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“I teologi non lascino da solo Papa Francescoˮ

Un appello che rilancia il ruolo della teologia e la sua spinta «carismatica e profetica». «Le resistenze a Francesco sono le resistenze al Concilio»

Papa Francesco

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Pubblicato il 31/08/2018
Ultima modifica il 01/09/2018 alle ore 11:21
PAOLO SCARAFONI – FILOMENA RIZZO
ROMA

Mai come in questi giorni ci interroghiamo sul ruolo che possiamo svolgere come teologi cattolici nel travaglio della Chiesa. Ci dispiacerebbe ritrovarci tra quei teologi cerebrali che alzano muri e creano difficoltà, considerati da Atenagora e Paolo VI un ostacolo al cammino della Chiesa e al progresso dell’umanità. «Che cosa dobbiamo aspettare, che i teologi si mettano d’accordo?», si domandava provocatoriamente Paolo VI sull’aereo che lo riportava da Istanbul a Roma dopo l’incontro nel 1964 a Gerusalemme. La risposta del patriarca Atenagora a Paolo VI è lapidaria: «Noi andiamo avanti da soli e mettiamo tutti i teologi in un’isola, che pensino».

 

Oggi non servirebbe più neanche un’isola greca, basterebbe un piccolo scoglio. A navigare in acque tempestose sono rimasti in pochi. L’esempio bello che ci piace invece è quello dei grandi teologi del Concilio Vaticano II (Guardini, Ratzinger, De Lubac, Congar, von Balthasar, ecc.). Sono stati capaci di intravedere il cambio della Chiesa e con coraggio di proiettarla nel mondo, facendola uscire dalla muraglia nella quale si era andata a ficcare. Diceva Papa Benedetto: «Credo che si possa dimostrare come in tutte le figure dei grandi teologi sia possibile una nuova evoluzione teologica solo nel rapporto tra teologia e profezia».

 

All’interno di quello che resta della muraglia ancora c’è gente che non vuole uscire, pensando di dover rimanere ferma, a difendere spazi e privilegi su piedistalli, poltrone e dietro balaustre, addobbati con merletti e strascichi e pretendendo di rappresentare la vera chiesa. Una muraglia totalmente ignorata dal popolo di Dio e dall’umanità. Il Papa ormai è fuori da quelle mura insieme a Gesù. Un cammino irreversibile iniziato da Giovanni XXIII e portato avanti da tutti i suoi successori.

 

Quotidianamente assistiamo a tentativi inutili, attraverso comunicati e dichiarazioni scandalistiche, di riportare il Papa all’interno di questi recinti. Il ruolo profetico dei teologi nel frattempo si è attenuato. Non sono bastati neanche gli slanci teologici e spirituali dei movimenti ecclesiali, nati e sviluppati al tempo di Giovanni Paolo II. Hanno dato tanto alla Chiesa. Purtroppo in molti casi sono rimasti fissi sulla figura del fondatore che è stata istituzionalizzata, e hanno progressivamente cambiato l’elemento di gratuità dello Spirito in «terzo settore».

 

Chi non ha ceduto il passo fino adesso nel rinnovamento sono stati proprio i Papi, che hanno avuto il coraggio di riproporre in modo profetico alla Chiesa e al mondo il cammino dell’amore tracciato da Cristo e ben compreso dal Concilio Vaticano II. La continuità tra i pontefici dopo il Concilio è impressionante. Alla produzione teologica del passato oggi scarsa hanno supplito con i loro documenti e discorsi.

 

Francesco aggiunge ai precedenti Papi la ricerca delle circostanze concrete, delle persone concrete nelle quali si trova la novità, la somiglianza a Cristo. Da qui la “opzione preferenziale per i poveri”. Non si limita a dichiarazioni teoriche, ma spinge per un cambiamento reale.

 

Francesco interpreta la profezia come riconoscimento e “discernimento” dei “segni dei tempi”, per cambiare in positivo il corso della storia. Passa da affermazioni generali da imporre a tutti, a un ruolo di illuminazione. Lo fa mettendo Cristo al centro, Cristo in mezzo alla gente. Condividiamo quanto scrive La Civiltà Cattolica in occasione del quinto anniversario del suo pontificato: «Per Francesco, il Vangelo è il talento da spendere e far fruttificare. La Chiesa deve scendere per strada, sporcarsi e magari ferirsi. Le resistenze attaccano e contrastano questa visione della Chiesa, intesa anche come “fiaccolaˮ che cammina e va dappertutto. Esse la vorrebbero solamente come un “faroˮ che sta fermo lì dov’è, nella sua staticità: attira e consola ma non accompagna. Le resistenze a Francesco sono le resistenze al Concilio». Anche i teologi si devono scuotere.

 

Il nostro è un appello e utilizziamo le parole di Papa Benedetto: «le nuove grandi teologie non provengono dal lavoro razionale della teologia, bensì da una spinta carismatica e profetica. Ed è in questo senso che la profezia e la teologia vanno sempre di pari passo. La teologia, in senso stretto, non è profetica, ma può diventare realmente teologia viva quando viene nutrita e illuminata da un impulso profetico». Per questo è importante per i teologi la “relazionalità” tra di loro in tutto il mondo a contatto vivo con la gente comune. Senza perdere la scientificità e il rigore del pensiero bisogna ripartire dal basso e accettare che la teologia viva, profetica, sarà sempre più pensata e scritta nelle lingue di tutti i continenti, non più soltanto e principalmente nelle lingue europee. Francesco non deve rimanere solo!

Autor: loiolaxxi

periodista, jesuita, bloguero, profesor, jubilado

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